Vulcanizzazione pianificata


Francesca Gelmi

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Francesca Gelmi

Mia mamma ha un’azienda tessile di biancheria per la casa. Mi ha sempre detto: «Fai quello che vuoi, basta che non vieni a lavorare qui».

D’accordo. Prima dei 18 anni avevo già girato da sola mezza Europa. L’inglese l’avevo imparato da piccola, viaggiando in macchina con mia mamma che ascoltava i Beatles e ai semafori mi scriveva su dei fogliettini yellow = giallo e submarine = sottomarino.

«Sempre avuto passione per i vulcani».
Quando mio padre andava in Sicilia (a vendere biancheria) gli chiedevo di mandarmi cartoline dall’Etna. Lui andava oltre. Mi portava a casa pezzi di lava. Quando ci sono andata, l’Etna era in attività e l’ho visto solo dall’aereo. Allora mi son dirottata su Vulcano, ho affittato una barca per circumnavigarlo e a un certo punto mi sono tuffata.

«Energia, credo nell’energia».
Mi piace essere sotto pressione, parlo anche con i muri e sto imparando ad accogliere il dolore. Di fronte a un problema, dentro di me scatta la voglia di dimostrare e mi accendo. Ma a volte devi fare delle scelte. Per esempio: amavo sia la Scala che la Scala del calcio, a 16 anni la domenica andavo a S. Siro da sola. Quando la squadra del mio paese si allenava facevo il riscaldamento con loro. Poi andavo a lezioni di danza classica. A un certo punto l’insegnante mi ha dato un ultimatum.

«O i tacchetti o le ballerine».
Ho sempre ballato molti i generi, classica, modera, latino-americana e moombahton. Con un amico DJ latino-urbano per 2-3 anni ho condotto una trasmissione radiofonica chiamata 911 Emergencia Musical, musica genere reggaeton.

«Cosa farò da grande?».
Volevo fare la cardiologa. Poi mi sono laureata a Cardiff, in tutt’altro. In sintesi: liceo linguistico (inglese, francese, tedesco, spagnolo); laurea triennale a Milano IULM in interpretariato e traduzione; un anno di Erasmus a Siviglia per tirare fuori la parte creativa, stravagante ed esibizionista. Quindi la laurea magistrale in comunicazione strategica, versione “double”, prima Milano, poi Cardiff, dove non c’è niente da fare ma sono tutti molto precisi, e così ho riscoperto il mio lato organizzativo, metodico, perché sono una panificatrice nata, ricordo sempre tutto a tutti, e così la mia mania di ordine e precisione è diventata una skill professionale.

«Dunque io sono creativa e ordinata, un bel mix».
Essendo un vulcano, l’idratazione è importante, ho sempre con me la bottiglietta d’acqua e vedo sempre il bicchiere mezzo pieno, ma se qualcuno lo vede mezzo vuoto, lo riempio.

«Sono nata social».
Ho iniziato da Netlog, poi Instagram quando ancora non c’era nessuno, prima del boom. Credevo molto in Clubhouse, che non ha avuto sviluppi: sentire la voce era qualcosa di vero. Oggi per lo stesso motivo mi piace BeReal: devi essere te stesso senza filtri. Naturalmente presidio LinkedIn e per mantenere il contatto con la generazione delle mie zie tengo aggiornati anche Facebook e Twitter. TikTok nel B2B non sempre serve, ma per certe situazioni più ludiche è una magnifica ossessione: su TikTok ho fatto ballare tutti, anche i nonni. Ma la mia vera forma di vita religiosa sono Instagram e Pinterest.

Il mio Instagram è organizzatissimo, visivamente organizzato, rappresenta la mia propensione all’ordine, alla pianificazione. Pinterest invece è la mia fonte di ispirazione. Prima di dormire, scorro su Pinterest in cerca di qualcosa che non so cosa sia, finché lo trovo. Allora mi placo, spengo e dormo serena. La mattina vado dal cliente, torno in ufficio, facciamo brief con il team dedicato, troviamo il focus e ci giriamo attorno come facevo a Vulcano, cercando l’ingresso magico, la bocca della verità per sparare i fuochi d’artificio sul target. Mi piace parlare molte lingue, ascoltare molte voci, guardare molte immagini. E avere molti impegni, molti progetti, molti stimoli, molti input.

«Mamma, hai capito perché mi piace lavorare in multi?».

 

 

 

 

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