Un vaccino chiamato tecnologia digitale

Siamo di fronte a cambiamenti epocali e nuove sfide esistenziali. L’umanità è chiamata oggi più che mai ad affrontare minacce ed opportunità che giocano con una posta in palio sempre più elevata. Nel giro di pochi mesi abbiamo sfiorato il rischio di una guerra mondiale, visto l’Australia andare a fuoco e l’Antartide senza ghiaccio. Come se non bastasse, è arrivato il coronavirus. Tuttavia c’è speranza.

 

La tecnologia digitale può superare ostacoli insormontabili fino a poco tempo fa.

 

Parliamo di Intelligenza Artificiale, dell’Internet delle cose, di smart cities, di fintech e di biotech, della rivoluzione dei big data. Non esiste settore o ambito commerciale che non ne sia investito o che non ne veda sviluppi futuri. Senza tecnologia digitale non potremmo parlare di Industry 4.0, informatizzazione dei processi o di glocalizzazione.

 

In questo clima di cambiamento, per la prima volta nella storia dell’umanità, stare uniti non aiuta.

 

Stare vicini può indebolirci, stare connessi può rafforzarci. Come l’informazione virale che combatte la diffusione virale. Una connessione selettiva, qualitativa, performante, in grado di trovare soluzioni globali a problemi globali.

 

Dobbiamo spostare l’asse da un’unione fisica a un’unione di spirito e di rete.

 

Oggi siamo in grado di fare quel cambio di paradigma che converte la tecnologia digitale da strumento ad approccio. Non basta informarsi, ma informatizzarsi. Non basta condividere, ma rendersi condivisibili. Non serve stare fermi, ma trovare nuovi modi di muoverci.

 

Come si traduce tutto questo nel concreto della nostra attività commerciale?

 

Allargando le possibilità di sviluppare il nostro business, ripartendo il rischio su più mercati, oppure trovando nuovi modi per risultare più attraenti e attrattivi, perché in questo periodo c’è più tempo per cercare nuovi fornitori. O ancora, prenderci un momento per analizzarci, analizzare il mercato e attivare progetti strategici.

 

Non ci sentiamo pronti fino a quando non reagiamo al cambiamento.

 

L’allarme coronavirus, ad esempio, ci insegna a ridurre gli spostamenti. Testare modalità di smart working ed e-learning. Darci più tempo per stare con la famiglia, leggere, imparare, fare l’amore. Siamo divisi eppure più uniti. Più connessi, meno dipendenti. Nel lavoro come nella vita personale.

 

La lezione che ci insegna questo cambiamento radicale e improvviso, anche quello più negativo, è l’innata rapidità nel cambiare le nostre abitudini, trovando soluzioni alternative e opportunità di progresso.

In questo la tecnologia digitale è il miglior vaccino.

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