Ogni grande avventura – quella che gli sceneggiatori chiamano “il viaggio dell’eroe” – comincia sempre da un richiamo oltre il confine. Può manifestarsi in forme diverse: è il sogno di un’impresa in terre inesplorate, la promessa di una ricchezza facile, il sopruso di un invasore, l’arrivo inaspettato di una persona del passato, e così via. La storia porta il personaggio verso il superamento di quel confine, tra mille peripezie, per uscirne vincente – si spera. Ma ciò che le storie ci insegnano è che i confini sono in realtà una grande prova di consapevolezza.
I confini ci portano a definire la nostra identità e contemporaneamente a sentire come diversa quella che sta oltre la linea. Bloccano, ma anche aprono. Dopotutto, il “confine” sarebbe solo “fine”, se fosse solo un limite. L’etimologia lo indica invece come luogo di incontro e condivisione, “con-fine” appunto.
Per citare il recente blockbuster di Nolan - il viaggio dell’eroe oltre i confini per eccellenza - potremmo riassumere l’Odissea in chiave business come l’impresa di un uomo che, dopo il closing di una startup (Trojan-horse), viaggia per il mondo senza bussola, incontra big-company che gli sottraggono sempre più risorse del team e, infine, torna al mercato d’origine che nel frattempo è stato conquistato dai competitor.

Se l’Odissea di impresa fosse un action thriller movie…generato con l'AI
Un mercato, un organigramma sono confini, ma nel momento in cui smettiamo di pensare ai confini come una linea di demarcazione, le linee diventano ponti e avviene la magia: i mercati diventano opportunità, le organizzazioni diventano comunità, le attività aziendali diventano identità.
Andare oltre il confine significa prima di tutto confrontarsi con sé stessi, incontrare quello che c’è di diverso da noi, abbassare le armi e provare a capire la lingua di quelli che stanno dall’altra parte della barricata. Un esercizio più complesso della formula del “fuori tutti” e del muro alla frontiera, che si basa sulla curiosità, sul rispetto, sull’accettazione e sul dialogo.
Confini da abitare
Chi è abituato a vivere ai confini da oltre 35 anni ne coglie tutta la bellezza e ne soffre la complessità, soprattutto di questi tempi.
È proprio questo il lavoro del cardinale Pierbattista Pizzaballa, da tanti anni impegnato nella costruzione di uno spazio di dialogo fra Israele e Palestina. Lo abbiamo incontrato al Teatro Sociale di Bergamo in occasione della sua premiazione come primo vincitore del premio Limes per il Dialogo e la Pace.
Durante il dialogo con il direttore di Limes Lucio Caracciolo, il patriarca di Gerusalemme Latina ha raccontato la sua esperienza e testimoniato la situazione critica in cui si trova il confine tra i due stati, in cui ogni equilibrio è saltato e lo spazio per il dialogo si è assottigliato di molto da quel 7 ottobre 2023.

La serata – nata da un’idea di Mirko Mussetti (avevamo parlato di lui qui) e organizzata con il supporto di MULTI – ha visto, oltre al momento di dialogo e premiazione al Teatro Sociale, anche la mostra cartografica presso la Biblioteca Angelo Mai, con un allestimento curato da MULTI e le bellissime carte di Limes.

Tra gli interventi, insieme al cardinale e al direttore, la sindaca di Bergamo Elena Carnevali e il vice sindaco Sergio Gandi, oltre ad alcuni membri della redazione di Limes e alla cartografa Laura Canali: una serata densa di contributi, che ha rimesso l’attenzione sulla pace e sull’importanza del dialogo in un momento in cui la cronaca è dominata dai conflitti.
“Una rivista di geopolitica come la nostra fa del dialogo la sua ragion d’essere: il nostro tentativo di analizzare i conflitti di ogni genere parte dal principio della nostra necessità di entrare nelle scarpe degli altri, di metterci a confronto e soprattutto di accettare che il dialogo non sia semplicemente l’esposizione di due soliloqui, ma che sia il tentativo di convergere verso le premesse di una pace.”
Con queste parole in apertura di serata, Lucio Caracciolo ha ricordato che anche quando il dibattito politico si polarizza e il mercato si fa sempre più aggressivo e spietato, parlarne, difendere (e non sanzionare!) quella fetta di cultura che costruisce spazio di dialogo, diventa un compito non solo utile, ma necessario. Un passo per provare a uscire dal “buco nero” nel quale siamo finiti, per usare le dure parole e commoventi del Patriarca.

La fine di una redazione
Immaginate di essere ad un grande concerto. Non necessariamente la vostra band/artista del cuore, ma alcuni pezzi sono rimasti memorabili e da quella volta seguite con interesse le sue uscite. Magari avete comprato i biglietti tempo fa, magari ve li ha regalati un’amica. Ma l’emozione di trovarsi tutti insieme, nello stesso posto, oltre 250.000 persone, è impagabile. No, non parliamo del mega concerto di Ultimo a Tor Vergata.
Ora immaginate che, improvvisamente, si spenga la musica e il concerto venga annullato. Anzi che l’artista non suonerà mai più in Italia. No, non è neanche il concerto di Bad Bunny interrotto per maltempo a Milano.
È il sentimento della community di Wired Italia, che ha visto interrompersi le pubblicazioni cartacee e digitali, per la chiusura della redazione, lo scorso 30 giugno. 17 anni di storia, dalla copertina del 2009 dedicata a Rita Levi Montalcini fino all’ultimo numero, il 117, intitolato “L’Italia che verrà”. Un giornale che ha provato, spesso riuscendoci, ad anticipare i tempi invece di rincorrerli.
La decisione arriva dagli Stati Uniti: Condé Nast ha annunciato la chiusura motivandola con un dato di bilancio (poco più dell’1% del fatturato del gruppo). Nessun preavviso, nessuna trattativa possibile: un confine, quello tra un mercato locale e le decisioni prese altrove, tracciato a tavolino, a migliaia di chilometri di distanza. Da un lato chi lo ha costruito e attraversato per anni, dialogando con scienziati e fumettisti, mettendo in copertina Steve Jobs e Zerocalcare, portando sul palco Casaleggio e Snowden, dando vita ad un festival innovativo (il Wired Next Fest): un luogo di incontro tra tecnologia, cultura pop e società. Dall’altro lato chi quello spazio lo ha misurato soltanto in una riga di conto economico.
È qui che un confine smette di essere “con-fine”, incontro, e torna a essere solo “fine”, interruzione. Succede ogni volta che di uno spazio si continua a misurare il solo valore economico e si smette di riconoscerne quello culturale, sociale, relazionale: si perde la condivisione, si perde l’incontro, restano solo i numeri.
Alla redazione di Wired Italia, e a chi ci ha lavorato in questi anni, va la nostra solidarietà. L’ultimo numero è sul nostro tavolo durante la riunione di redazione TUMULTI. Un lutto in bianco. Leggiamo l’editoriale, firmato dal direttore Luca Zorloni, un saluto rivolto a chi arriverà dopo. “Restano le storie, restano le persone, resta il bisogno di un nuovo microfono.” Nel nostro piccolo, ce la mettiamo tutta.

We Make Future
Bologna Fiere, 24-26 giugno: tre giorni, oltre 1.000 speaker, più di 800 espositori, un pubblico da tutta Italia. Il WMF (We Make Future) quest'anno ha toccato il suo record di sempre, e si è visto: decine di stage in contemporanea, ogni speech da 30 minuti, l'impossibilità fisica di seguirli tutti. In fiera, tra le altre, anche agenzie di marketing e servizi per le PMI, un altro segnale di quanto la platea si sia allargata oltre gli addetti ai lavori. Naturalmente c’eravamo anche noi, con la testimonianza di Paola e Michele.
“Il bello e la difficoltà del WMF è proprio questo: non è un evento a tema unico, ma una fiera che mette nella stessa piazza tecnologia, comunicazione, cultura, politica, legalità, sostenibilità. All'inizio spiazza, perché non è chiaro dove ci si trovi né come organizzare la giornata. Poi si capisce che è proprio questa mescolanza il punto.”
Sul palco, nomi molto diversi tra loro – da Veronica Gentili a Stefano Massini, fino a Roberto Saviano – a conferma che il WMF non parla solo a chi mastica AI e digitale, ma prova a tenere insieme mestieri e linguaggi che raramente si incontrano altrove.
Tra i tanti spunti, uno su tutti è tornato più spesso: l'intelligenza artificiale non si limita a cambiare gli strumenti del mestiere, ma sta ridisegnando i ruoli stessi di chi lavora nella comunicazione.
Un confine ancora tutto da tracciare, di cui nessuno ha davvero in mano la mappa – e forse è anche per questo che eventi come il WMF hanno senso: non tanto per tornare a casa con le risposte, quanto per condividere, nello stesso spazio, quelle domande con chi se le sta facendo insieme a noi. Anche solo esserci, in un momento in cui tutto sembra riscriversi da capo, è già una forma di risposta.

PMI ovvero… Penetrare nei Mercati Internazionali
Superare i confini è parte del Dna di MULTI da più di 30 anni. Non solo quelli personali, che ci hanno portato fino a settori, target e progetti che non avremmo mai immaginato, ma anche quelli amministrativi e geografici, fatti di normative, usi differenti e barriere linguistiche. E quando si parla di B2B, quella linea immaginaria rischia di diventare un limite invalicabile.
Proprio come nel progetto di business expander che ci vede al fianco di CMA tec, azienda che progetta, produce e commercializza macchine per la rettifica e la lappatura delle valvole a sfera. Per posizionare questo prodotto molto di nicchia, Chiara e Cristian hanno dovuto testare target, strategie commerciali e, soprattutto, paesi differenti.
Un affiancamento di 30 mesi tra italiano, francese, tedesco, inglese e una masticata di spagnolo, alla ricerca di contatti interessanti e potenziali clienti nel mondo dell’oil & gas. Continui viaggi tra cold call, email e ricerche di profili tra India, penisola Arabica, USA, Nord Europa, UK e Olanda, per superare distanze e confini e far sedere potenziali prospect allo stesso tavolo dei commerciali di CMA tec.
Dopo il successo della partecipazione a IVS, con 16 appuntamenti fissati e 25 espositori incontrati, CMA tec sarà a BIMU tra il 13 e il 16 ottobre, dove presenterà la sua nuova rettifica Diamante 4 pollici e aprirà i confini del suo stand a visitatori, curiosi e potenziali clienti, con il solito aiuto linguistico e operativo del team MULTI!
TUMULTI dentro le imprese
Ci sono imprese che nascono per vendere un prodotto o un servizio di qualità, facendosi spazio nel mercato esistente. E chi nasce con un’idea innovativa per cui il mercato non esiste e va creato da zero. Glass to Power, nata come spin-off dell'Università degli Studi di Milano Bicocca, oggi azienda con sede al Polo Meccatronica di Rovereto (TN), è del secondo tipo. Partita da una tecnologia di nicchia sviluppata in laboratorio, ha convertito un progetto accademico in un prodotto industriale: il fotovoltaico integrato nell'involucro edilizio, capace di trasformare vetrate, facciate e parapetti in superfici che producono energia senza tradire l'estetica del progetto.
MULTI affianca Glass to Power dal 2024, partendo da un lavoro di analisi e posizionamento del prodotto di punta, Heli-On: studio del mercato, della concorrenza, definizione dei target su cui investire. Da lì il rapporto si è consolidato in un affiancamento continuativo, a livello di marketing strategico e organizzativo, dentro gli strumenti – catalogo, sito, brochure, video, social.
Nell'intervista, il CEO Claudio Castellan racconta una sfida che precede quella commerciale: prima ancora di far conoscere l'azienda, bisogna far conoscere il settore. Il 90% dei contatti, spiega, quando sente la parola "fotovoltaico" pensa ancora al pannello nero tradizionale – quello che in un contesto urbano, su una facciata, semplicemente non si può installare. Da qui il lavoro quotidiano di Glass to Power: ascoltare l'architetto, ascoltare il progettista elettrico, e costruire ogni volta una soluzione su misura, mai standard.
“Un tumulto dentro Glass to Power? Un lavoro che ogni giorno chiede di dare un contributo che non riguardi solo l'innovazione in sé, ma il suo impatto sulla società di domani.”

Cose che ci sono piaciute
MULTI Mundial_ Domenica notte al MetLife Stadium la Spagna ha battuto l'Argentina 1-0 ai supplementari, con un gol al 106' di un attaccante subentrato dalla panchina. Come nel 2010 con Iniesta: stesso 1-0, stessi supplementari, e una seconda stella cucita sulla maglia sedici anni dopo la prima. In MULTI la finale dei mondiali è arrivata con qualche giorno di anticipo, portata addosso: un collega che entra la mattina con la maglia del Brasile, un altro con quella dell’Inter di quando aveva dieci anni, e improvvisamente tra le scrivanie si parla di formazioni con persone di cui non conoscevi neanche la squadra del cuore. È il piccolo miracolo dei Mondiali: per qualche settimana il calcio smette di essere una cosa da appassionati e diventa una lingua che parlano un po' tutti.

Empire State of Love_ Il primo luglio Angela Nikolau e Vanya Beerkus hanno scalato l'Empire State Building senza imbracatura e senza permessi, 443 metri antenna compresa, per srotolare in cima uno striscione: "Quando il potere dell'amore batte l'amore per il potere, il mondo conosce la pace". Poi Vanya si è inginocchiato sulla piattaforma sottostante e ha chiesto ad Angela di sposarlo. Il fatto che siano roof-topper professionisti con un documentario Netflix alle spalle (Skywalkers: una storia d'amore) qualche calcolo lo lascia sospettare – ma è impossibile lamentarsi davanti a quella foto: il potere dell'amore, evidentemente, batte anche il regolamento del NYPD. E i meme, ovviamente, non si sono fatti attendere!

Immagini modificate con AI. Ebbene sì, con la nuova normativa AI Act bisogna segnalarlo anche se scontato.
Ogni punto conta_ Il 12 luglio, poche ore dopo la vittoria di Sinner al secondo Wimbledon consecutivo, Andre Agassi ha pubblicato sui suoi social un estratto di Open, la sua autobiografia del 2009. Non una foto, non un complimento diretto: solo un passaggio del libro. Non serviva aggiungere altro.
"Non è un caso, credo, che il tennis usi il linguaggio della vita. Advantage, service, fault, break, love: gli elementi base del tennis sono quelli dell'esistenza quotidiana, perché ogni partita è una vita in miniatura. I punti diventano game, i game diventano set, i set diventano tornei, ed è tutto così strettamente collegato che ogni punto può diventare il punto di svolta. Mi ricorda il modo in cui i secondi diventano minuti, e i minuti ore, e ogni ora può essere la nostra migliore. O la peggiore. È una nostra scelta."
