Nr. 65 | Giugno 2026

Cambiare il corso del fiume

10' di lettura

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“Ma in quanti siete?” – la redazione Tumulti viene accolta all’ingresso, varcando la porticina del grande portone, in sette, ancora euforici per la coraggiosa salita in città alta che da sola vale l’aneddoto. Il grande cortile interno ci porta nel XVI secolo, con logge in marmo bianco, una chiesina con la Madonna e un atelier di restauro pittorico. Saliamo le scale in pietra e ci troviamo… dentro un memorabilia di pop art e geek culture!

Affreschi e supereroi, soffitti a cassettoni e cimeli televisivi, fumetti e design vintage, linguaggi che si fanno guerra e pace in una incantevole dimora storica, protagonista di un lontano DimoreDesign. La contaminazione di stili è rimasta, ma oggi trasformata con un gusto che non passa inosservato.

Tutto è dissacrante e perfettamente coerente come il proprietario che ci accoglie, Luca Tiraboschi, ex Direttore delle reti Mediaset, scrittore e fumettista, e amico di MULTI da oltre vent’anni. Il suo invito è valso il posticipo di una settimana di questa Tumulti. Ecco spiegato tutto. O meglio, ecco da dove partiamo.

Intorno al tavolo un flusso ininterrotto: dal suo passato in Mediaset ai format di oggi, l’evoluzione dei media e gli ascolti del pubblico italiano… Luca Tiraboschi ci fa riflettere sul potere incredibile e ancora attuale della televisione nel saper attirare le masse e generare comportamenti sociali e culturali condivisi. Un risultato che le piattaforme di streaming provano ad emulare, ma faticano a raggiungere, causa la varietà e frammentazione dei contenuti.

Ma soprattutto abbiamo parlato di quello che per lungo tempo è stato il suo – ambizioso – obiettivo: cambiare il corso del fiume. La voglia di lasciare un segno nel mondo che ci circonda è una sfida a doppia faccia, che da un lato ci alimenta e ci fa dare il meglio di noi, ma dall’altro può trasformarsi in una vera e propria ossessione, in un tunnel in cui tutto il resto sparisce. La sfida è trovare il proprio equilibrio.

Davanti alle imprese titaniche – a ognuno la sua… voi conoscete la vostra? – vorremmo tutti indossare una maschera che ci renda più coraggiosi, liberando un superpotere nascosto, e affrontare l’impossibile, risolvere la situazione, cambiare il destino. O ancora meglio, un deus ex machina o un MacGuffin, un qualsiasi espediente che ci risolva il problema senza troppo impegno.

La verità, però, è che cambiare il corso del fiume è un lavoro che richiede tempo e sforzo quotidiano – “Proprio come la scrittura”, ci ha testimoniato Luca. E allora cambiare il corso del fiume non diventa solo un obiettivo astratto, ma un insieme di momenti, di scelte, di incontri e di luoghi che si ammassano come tante pietre fino a diventare una diga.

La XXV ora

“Cosa faremmo se avessimo un’ora in più al giorno? Un’ora solo per noi stessi?” Una domanda semplice e universale, la cui risposta non lo è altrettanto. Una riflessione sociale e filosofica allo stesso tempo, che ha ispirato Luca Tiraboschi nel suo nuovo romanzo, “Il ladro del tempo – La XXV ora” (Guida Editori, 2026). Un thriller psicologico e visionario ambientato in un'enclave utopica guidata da un leader geniale e tormentato, noto come NUMERO UNO.

Per sfuggire alla pressione del comando, l'uomo riesce a manipolare le leggi della fisica per creare la venticinquesima ora: un momento segreto e quotidiano in cui il resto del mondo si congela e solo lui può muoversi liberamente. Questo inganno temporale si incrina quando, durante una di queste ore sospese, iniziano a manifestarsi stranezze ed eventi impossibili – come il ritrovamento di uno scheletro e la riapparizione di un bambino morto anni prima. Di fronte a una realtà che rischia di collassare, il protagonista si troverà davanti a un bivio: rinunciare al suo segreto per salvare il suo popolo o sfruttare il caos per riavere la donna che ha perduto.

L’incontro a casa dell’autore ci ha inevitabilmente portati a condividere la riflessione sul tempo. Che rapporto abbiamo col tempo a disposizione – nel lavoro, a casa, nel tempo libero? E nell’assurda ipotesi di poter rubare tempo al tempo – nel libro c’è una articolata costruzione scientifica che giustifica il furto – cosa ne faremmo? Lo impiegheremmo per recuperare il non fatto o per fare qualcosa di nuovo?

Il tema è più vicino alle imprese di quanto non sembri. Soffriamo tutti la carenza di tempo – per gestire i progetti, i clienti, i collaboratori, lo sviluppo del business, i cambiamenti inaspettati, per pensare al futuro – che finiamo per costruire maschere per giustificare i ritardi e le assenze. Proprio come fanno i supereroi con amici e famigliari, ignari dei loro super-doveri.

“Scusa, ma oggi è una giornata… Perdona il ritardo della mia risposta… A causa di un imprevisto… Per una sovrapposizione di impegni… Non ci siamo più aggiornati a riguardo…” e così via. Ovviamente, tutto trova una giustificazione plausibile. La domanda che però ci poniamo è “siamo noi a non saperlo gestire o anche noi abbiamo a che fare con ladri di tempo che ci alterano i piani della giornata? E se a nostra volta fossimo noi, inconsciamente, dei ladri di tempo altrui?”

E portando la riflessione più in alto ancora, a livello direzionale: “Sto lavorando per sistemare i problemi di ieri o anticipare quelli di domani? Quali incombenze quotidiane giustificano il non dedicare sufficiente tempo per sviluppare il futuro? E fino a quando sarò in grado di dare continuità operativa alla mia impresa?” Domande a cui non diamo una risposta, ma che sappiamo articolare per guidare l’impresa e le sue persone nel trovarla in autonomia, curando tutte le fasi del percorso per arrivarci.

Il passaggio generazionale passa anche da questo: rubare tempo al presente per pensare al futuro, costruendo un nuovo percorso una pietra alla volta. E infine, godersi il nuovo corso del fiume.

Si chiamerà Futura

“Quattro anni. Quattro anni che mi sono sembrati passare in un lampo e che solo adesso mi rendo pienamente conto di quanto siano stati intensi, pieni, vivi.”

Sono le prime parole dell’ultimo discorso di Giovanna, come Presidente di Confindustria Bergamo, a chiusura del suo mandato, cominciato a giugno 2022. Non sappiamo se sia più facile leggere il passato con gli occhi del presente, o leggere il presente con le azioni del passato. In ogni caso, una prova di maturità – a suo modo.

Per noi è stato un privilegio strano: quello di chi stava nel corridoio. In questi quattro anni abbiamo lavorato vicini a Giovanna. Le telefonate della sera quando la giornata non era ancora finita. Gli aneddoti in pausa caffè che raccontavano più di qualsiasi comunicato. Le prove dei discorsi in anteprima. La musica alta proveniente dal suo ufficio per sovrastare i pensieri e le tensioni della giornata. Persino la scelta degli outfit e degli accessori, prima di un gala importante o di un’assemblea generale, era tema condiviso.

Abbiamo visto la presidenza anche da lì, dal backstage, in quella versione meno rifinita e per questo più vera.

E poi l’ultimo privilegio, costruire un libro fotografico per ripercorrere i quattro anni di Presidenza, edito dalla nostra TUMULTI Edizioni. Lo abbiamo chiamato “Si chiamerà Futura”, riprendendo la citazione a Lucio Dalla durante l’ultima Assemblea Generale. Un lavoro lungo, antologico, amanuense. Per riguardare decine di migliaia di fotografie, rileggere i discorsi, collegare gli eventi ai retroscena.

E fare una cosa che raramente si può fare: mettere il discorso del primo giorno accanto a quello dell'ultimo, e vedere cosa è sopravvissuto e cosa si è trasformato. I valori di fondo, intatti; gli obiettivi, raggiunti o comunque agiti; il tono invece è cambiato. C'è più ironia nel finale, più capacità di stare dentro la contraddizione, più consapevolezza di come si muovono davvero le cose – nelle stanze della politica, nei tavoli internazionali, nello scacchiere in cui ogni impresa bergamasca gioca una partita più grande di quanto appaia.

Quella che abbiamo visto maturare, in questi anni, non è la certezza, è qualcosa di più utile: la capacità di tenere insieme la vicinanza alle singole persone e la distanza dal quadro globale, senza perdere né l'una né l'altra. Le abbiamo chiesto: “quando hai realizzato?” – “A bordo di una barca sul fiume Po”. Una gita, un invito rimandato infinite volte durante gli anni della Presidenza, finalmente realizzato.

Un momento catartico a contatto con la natura, in cui il respiro si è fatto più calmo e il corpo è tornato a sentire quello che per molto tempo era stato messo in silenzioso tra una riunione, una cena e un appuntamento di lavoro. La giusta fine di un percorso, in attesa del prossimo. Quello in MULTI continua, dove non si era mai fermato.

Maturità, t’avessi preso prima

Alla fine di un percorso, lavorativo scolastico o personale che sia, è normale guardarsi indietro per vedere quali e quante pietre abbiamo accumulato durante il nostro percorso. Presi dagli impegni, dai nuovi inizi, dal tempo che manca sempre e dalla voglia di continuare a fare, spesso non ci prendiamo davvero il tempo che serve per maturare quello che ci è successo.

È proprio questo che raccontano i versi finali di Passerò per Piazza di Spagna, la poesia di Cesare Pavese che ha vissuto il suo quarto d’ora di celebrità dopo essere apparsa come prima traccia all’ultimo esame di maturità: in mezzo ai tumulti della strada e del cuore le cose importanti sono lì, evidenti per chiunque voglia fermarsi a guardarle.

Il tumulto delle strade
sarà il tumulto del cuore
nella luce smarrita.

Sarai tu — ferma e chiara.

Anche in azienda, darsi obiettivi, lavorare per realizzarli giorno per giorno e fare un bilancio a progetto finito è fondamentale per trasformare quello che facciamo in materiale per la crescita. Rendere parte del proprio processo una “revisione” periodica è come una prova di maturità: vediamo fino a dove siamo arrivati e capiamo dove andare insieme.

PMI ovvero… Prove di Maturità Infinite

Una revisione periodica l’abbiamo sperimentata di recente con un check-up, al termine di un anno di affiancamento comunicazione e sviluppo vendite con Barbiflex, un’azienda di Carate Brianza (MB) che si occupa della produzione e commercializzazione di Tessuto Non Tessuto per applicazioni che vanno dal garden all’edilizia, dall’industria all’arredamento.

Durante la prima parte del progetto abbiamo collezionato un warm up strategico, un market test, un’attività di sviluppo commerciale nell’Europa centro-settentrionale e in Italia che ha portato alla profilazione di più di 270 contatti, all’apertura di 20 trattative commerciali (alcune ancora in corso) e alla firma di 2 nuovi contratti di fornitura, la gestione dei canali social aziendali, la revisione del catalogo garden e un nuovo sito web istituzionale (online la prossima settimana - stay tuned!).

L’incontro, a cui ha partecipato il team MULTI al completo – Elena, Annalisa, Chiara, Marta e Michele –, non è servito solo a valutare i risultati, ma anche l’occasione per pianificare attività future, raddrizzare alcune scelte strategiche e ribadire il valore della collaborazione fra le nostre consulenti e il preparatissimo reparto commerciale interno. Perché superato un esame a pieni voti, il pensiero va subito a prepararsi al prossimo esame di maturità a cui ci metterà davanti il mercato.

TUMULTI dentro le imprese

Ci sono storie che hanno solide fondamenta nel passato capaci di vivere nuove primavere. Quella con Magnetti Building è (quasi) senza tempo. Oltre 150 anni di storia nell'edilizia, di cui quasi un secolo di specializzazione nel prefabbricato in cemento armato. Dal 2022, con l'ingresso nel Gruppo Grigolin, ha avviato un nuovo percorso di crescita sostenibile. Oggi Magnetti Building si è evoluta in un general contractor con la fabbrica al centro, occupandosi dalla progettazione alla realizzazione, fino alla gestione dell’edificio nel tempo.

MULTI affianca Magnetti Building da oltre 10 anni: un cantiere sempre in fermento, in cui non si smette mai di progettare, costruire o ristrutturare. Insieme abbiamo ripensato la comunicazione di un'impresa storica, dal sito web agli strumenti corporate, dall’identità di sostenibilità "Pilastri" alla strategia digital, fino a progetti speciali come il magazine Aedilia, l'installazione "Opera Building" al Fuorisalone e il tour esperienziale Explora, che ha trasformato lo stabilimento produttivo in un mondo da esplorare.

Nell'intervista, la CEO Benedetta Grigolin racconta un'azienda che mantiene la propria identità storica, ma con una capacità molto più ampia di affrontare la complessità dei progetti contemporanei. Ci parla di un mercato che cambia – dove sostenibilità, tecnologia e capacità industriale devono convivere – e della sua sfida più sentita: superare la contrapposizione tra industria e architettura, perché il prefabbricato può essere performante, ma anche bello. E poi di un'idea di impresa che non si misura solo in ciò che produce, ma nella cultura che costruisce intorno a sé: l'accuratezza come valore, la sostenibilità misurata e non dichiarata, la responsabilità verso le persone.

I Tumulti di Magnetti Building? Non dare mai per scontato che ciò che oggi funziona continuerà a funzionare anche domani. "Un'azienda smette di crescere proprio nel momento in cui smette di porsi delle domande."

[GUARDA L'INTERVISTA!]

Cose che ci sono piaciute

  • Spicci di realtà_  Lo scorso 27 maggio è uscita in streaming “Due spicci”, la terza serie di animazione firmata Zerocalcare. Nel nuovo capitolo, l’accento romano di Zero e dell’armadillo (Valerio Mastrandrea) raccontano relazioni tossiche, violenza quotidiana e valore dell’amicizia con un’ironia amara e che fa riflettere. Non siamo dei critici cinematografici, ma due spicci sulla serie noi li puntiamo!

  • Kings of New York_ Quando i New York Knicks, la squadra NBA della grande mela, vincevano il loro ultimo titolo era appena scoppiata la guerra dello Yom Kippur, le torri gemelle venivano inaugurate e Martin Cooper, un ingegnere Motorola, effettuava la prima telefonata di sempre con un telefono cellulare portatile. Oggi, 53 anni dopo, la franchigia newyorkese è tornata sul tetto del basket mondiale dopo una serie finale al cardiopalma. Un’impresa storica, celebrata dal sindaco Mamdani, raccontata dal tifosissimo Jimmy Fallon durante il suo programma TV e festeggiata per le vie della città da tutta New York, che ha riscoperto il bello di trovarsi a festeggiare insieme e sentirsi parte di qualcosa di più grande.

  • Il tumulto delle strade_ “S’aprirà quella strada, le pietre canteranno, il cuore batterà sussultando”. Ci viene in aiuto Pavese, citato in introduzione, per raccontare le strade che si separano in MULTI – dopo averle a lungo percorse insieme. Un saluto che sa di augurio, di gratitudine, di risate e lacrime dolci, mai di rimpianto. E poi “Le finestre sapranno l’odore della pietra e dell’aria mattutina. S’aprirà una porta.” È la porta che si apre ai nuovi che entrano, con l’accoglienza che solo MULTI sa dare. Compreso uno spazio in Tumulti:

    Ogni storia ha un incipit. Il mio, in MULTI, è iniziato qualche giorno fa.

    La prima cosa che ho capito è che qui le parole non stanno ferme: girano, rimbalzano, diventano progetti. Ho capito che nella frenesia del lavoro quotidiano c’è sempre il momento per una chiacchiera o un confronto. Ho capito che spazi, luce e architettura fanno parte del lavoro, ma anche le persone, perché sono proprio le persone a fare gran parte del tuo ingresso in un posto nuovo. In pochi giorni ho perso il conto delle idee nate da una pausa caffè e atterrate su un cliente o un'iniziativa interna.

    Sono entrata in punta di piedi e ho trovato un posto che ti invita a stare, a dire la tua, a portare avanti le tue idee.

    Il mio tu per tu con MULTI? È iniziato benissimo.

    – F.

  • Il tumulto del cuore_ Chiudiamo questa primavera dalle temperature estive e questa rassegna di cose che ci sono piaciute con la notizia più bella di questo mese, arrivata in punta di piedi in via Locatelli con un messaggio della nostra Francesca:

    “Ciao Multi, ieri è nata Olivia!”

    Un abbraccio a mamma Franci e papà Manuel e l’augurio di una buona navigazione alla piccola Olivia, da tutto il team MULTI.

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