Le immagini perdute


Erica Mazzola

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Erica Mazzola

In mezzo c’era il ponte di Paderno.
Mia mamma lavorava nel bar dei suoi a Calusco d’Adda. Quei bar con abitazione annessa dove nasci, cresci, vivi e lavori senza mai staccare. Dall’altra parte del fiume, anche mio padre lavorava nel bar di famiglia, a Merate.
I bar chiudevano il lunedì. E il lunedì mio padre attraversava il ponte.
Poi sono nata io, che dunque posso vantare 4/4 di nonni baristi. Sono cresciuta insieme a nonna Ines, la nonna materna che viveva sopra il bar di Calusco, che nel frattempo era diventato il bar dei miei. Nell’ultimo periodo, ultranovantenne, tutte le sere salivo da lei, parlavamo, erano i momenti più belli della giornata.
Da bambina mia mamma non capiva se fossi destra o mancina.
Disegnavo sempre, oltre al disegno l’altra mia passione era la pallavolo. Ho giocato per 11 anni prima di smettere. Poi l’arte, i viaggi per vedere le opere, le mostre. Mirò a Barcellona, Van Gogh ad Amsterdam. Studiavo a Bergamo, alla scuola d’arte Fantoni.
Ho sempre avuto la fortuna di avere un gruppo di amici con cui condividere i miei interessi e gli studi in ambito artistico e grafico. Anche il mio ragazzo: compagni di classe alle superiori, ci siamo diplomati insieme alla Fantoni e poi incredibilmente anche laureati nello stesso giorno in graphic design a Brescia, Accademia di Santa Giulia.
La mia tesi una ricerca sull’evoluzione della visual identity dei giochi olimpici, da De Coubertin ai giorni nostri. I primi manifesti, la grafica, l’immagine coordinata, tutto. All’inizio erano pochissimi elementi, oggi si inizia a lavorare anni prima, per ogni disciplina sportiva pittogrammi dedicati. Le olimpiadi più rivoluzionarie, graficamente parlando, quelle di Città del Messico e Monaco di Baviera. Le più deludenti, con la peggior immagine, Londra 2012.
Amo l’editoria, la tipografia, mi piace impaginare libri, avere tra le mani i cataloghi d’arte. Non mi fido delle immagini digitali, non mi basta averle sui dispositivi, ho bisogno di stamparle. C’è stato un episodio che mi ha segnata.
L’ultima sera con mia nonna Ines, l’ultima conversazione, quasi una piccola lite.
Voleva che le mettessi la sua malva nel barattolo giusto. Era un addio. Quando poi mi si è rotto l’hard disk del computer e ho perso tutte le immagini degli ultimi anni, tutte le foto con me e mia nonna, è stata ancora più dura affrontare la perdita. Ho cercato in tutti i modi di recuperare le immagini perdute. Temevo, perdendo le immagini, di perdere i ricordi.
Poi un giorno ho capito.
Le immagini davvero importanti possono anche essere cancellate dalla memoria del computer, ma non da quella del cuore.

 

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