Il caffè degli specchi


Erica Bresciani

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Erica Bresciani

Sono nata e cresciuta nel piccolo mondo industriale della Val Gandino.
Vivevo proprio nei pressi della grande ciminiera, sarà per questo che ho sempre voluto cambiare aria. Per cominciare, già da piccola snobbavo il mio paese, Gandino, per frequentare l’altra metà del cielo, intendo Leffe.
Pur essendo comunità limitrofe, adiacenti, c’è qualcosa di profondamente inconciliabile nella mentalità, nel rapporto di apertura o chiusura con il mondo esterno. Anche a livello linguistico, tra i dialetti dei due paesi ci sono parole, modi di dire e intonazioni completamente diverse. Non parliamo poi di Casnigo, dove parlano proprio un’altra lingua.
L’idea di diventare interprete, ora che ci penso, deve avere le sue origini nel desiderio di risolvere l’incomunicabilità tra persone che vivono nello stesso territorio. Quando, finite le scuole medie, mi sono iscritta al Liceo Linguistico ad Albino sognavo di diventare interprete e traduttrice al Parlamento Europeo.
Nel frattempo coltivavo anche un altro percorso di formazione personale, il judo, un’arte marziale di difesa basata sulla disciplina del corpo e della mente.
«La via delle cedevolezza» del judo, anche se la parola non mi piace, è una filosofia di combattimento che sfrutta l’energia dell’avversario per ribaltare i rapporti di forza.
Cinque anni dopo mi presentavo al test d’ingresso per la facoltà di “interpretariato di conferenza” di Trieste. Nessuno ci credeva, a parte me. E invece fui ammessa.
«Trieste, la mia casa».
Città mitteleuropea, punto d’incontro del mondo tedesco, mediterraneo e balcanico, dove la coesistenza di lingue e culture diverse rappresenta la storia e l’identità stessa della città. Al caffè degli specchi da 200 anni inglesi, tedeschi, italiani, francesi, austriaci e sloveni si rispecchiano nel carattere cosmopolita della città.
Per cinque anni ho studiato e perfezionato le lingue: tedesco, inglese e olandese in special modo, ma anche spagnolo, russo e serbo-croato. Poi sei mesi sono stata ad Amsterdam con il progetto Erasmus. E infine il primo lavoro come project manager per un’agenzia di traduzioni legali, prima a Milano poi a Barcellona.
Ma il ritmo catalano non faceva per me, rimpiangevo il rigore asburgico.
Di nuovo, quel bisogno di cambiare aria.
Un giorno mando la mia candidatura linked.in per la posizione di business expander a MULTI. Incredibilmente, dopo un minuto mi è arrivata la risposta. Da quel momento, ogni cosa è andata bene. Il colloquio, l’ambiente, la fase di formazione, il lavoro.
Oggi seguo clienti di ogni tipo, di ogni settore. L’obiettivo e le procedure sono sempre le stesse, ma ogni progetto è sempre specifico, diverso, nuovo. Lavoro sul mercato tedesco, cerco e trovo clienti e committenti per le nostre aziende.
Nel punto d’incontro tra energie diverse, c’è la leva giusta per arrivare al risultato.

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