I social in analogico

Tutto iniziò con MySpace, i codici in HTML per modificarne il profilo e inserire più citazioni possibili di scrittori e mangaka. Avevo 15 anni e cercavo uno spazio che fosse un diario segreto: in Internet il mio nome poteva diventare un altro e in un attimo potevo essere l’eroina del mio romanzo fantasy preferito. Il mio blog di MSN conteneva le prime recensioni di libri che leggevo dopo le lezioni di economia aziendale all’Istituto tecnico, ore a lavorare a bilanci fittizi che mi sarebbero serviti poi per gestire al meglio le paghette e riempire il più velocemente possibile la libreria di casa che nessuno in famiglia utilizzava. Qualcuno lo definirebbe gestione del budget: chi l’avrebbe mai detto che mi sarebbe tornato utile anche per ottimizzare campagne nel Business Manager.

Essere l’unica figlia pigra ha sempre avuto il suo lato positivo. Mentre i miei fratelli, molto più grandi di me, si allenavano a basket e calcio, io cominciavo a lamentarmi scrivendo un tweet, condividendo citazioni su Tumblr, creando un profilo su Fotolog che sembrava già quello di Instagram ma ancora nessuno lo sapeva e nemmeno io. E in tutto ciò fotografie ovunque perché perfette per raccontare quello che Magritte mi suggerì durante una mostra dedicata a lui a Milano nel 2009: dimentica i bilanci e iscriviti al percorso paesaggistico di Beni Culturali per guardare il mondo con occhi nuovi e riscoprire tesori che abbiamo sotto il naso ma nessuno osserva. Chissà se poi non ti capiterà di vedere una pioggia di impiegati cadere dal cielo.

In pochi anni sono stati tanti i tipi di casa: Venezia, Verona, Dublino e poi Milano. Dalla gondola alle grandi agenzie di pubblicità meneghine è un attimo. E più aumentavano gli scatoloni, più mi sembrava di dimenticare qualcosa qua e là. Più i contenuti diventavano stories dalla durata di 24 ore, più sentivo la necessità di mettere tutto su carta perché il mio mondo era online ma il mio spazio offline e aveva bisogno di essere arredato. Quindi ho iniziato a fotografare in analogico, mi sono regalata una Rollei e ho cercato fotografi old school che mi insegnassero a non bloccarci continuamente dentro il rullino. Sono arrivati i quadernini, i post it, i raccoglitori ad anelli con le citazioni da non scordare, gli appunti di viaggi da archiviare e i racconti da ripensare.

Perché le cose cambiano, alla fine, e uno impara a non lasciarsi scappare nulla. Tanto che da pigra della famiglia sono diventata quella che a quasi trent’anni si è comprata un paio di pattini.

Imparare a scivolare via solo dopo aver messo le basi.