Un bacio adesso

L’innovazione tecnologica non è un servizio, ma la conseguenza di una mentalità, che viene dalla formazione continua, e cioè quell’atteggiamento mentale aperto, in ogni momento, impegno, questione di chi da sempre dedica specifici momenti a incontri, seminari, convegni, viaggi; e il primo soggetto a fare formazione continua, evidentemente, deve essere l’imprenditore stesso, è l’imprenditore che deve andare a caccia di sé stesso nel passato e nel futuro, alla ricerca delle proprie radici, perché solo ripartendo ogni giorno dalle origini si possono cogliere le prospettive future.

Con curiosità ho visitato la digital room di Nestlè, il nuovo centro di osservazione della grande multinazionale per tenere sotto controllo tutto il mondo web e social attorno ai marchi di riferimento di Nestlè; un ambiente futuribile dove le pareti sono maxi-schermi che permettono a gruppi di dipendenti (mondo marketing e sales soprattutto) di capire cosa significhi la relazione con il pubblico attraverso il web e contemporaneamente di leggere il sentimento, le reazioni, le scelte del pubblico; con software di listening per monitorare e stimolare minuto per minuto le reazioni del pubblico attorno ai brand, software di controllo continuo della posizione nel web delle parole chiave o dei brand che ruotano attorno a Nestlè, confrontati anche con i brand della concorrenza; strumenti di Google per verificare le parole, i temi, gli ambiti più discussi nel web, verificando gli influencer per i diversi brand.

Durante la visita, l’attenzione è catturata da una “case history” specifica, parliamo di Baci Perugina, storicamente il capostipite del prodotto-messaggio, un’applicazione psico-alimentare, oggi personalizzabile: il caso che colpisce è quello di un utente che ha formulato la propria domanda di matrimonio inviando Baci Perugina personalizzati, con messaggini scritti da lui: è il nuovo servizio Baci personalizzati.

E guardando le grazie della B dei Baci, mi tornano in mente i discorsi, i progetti che il designer Bruno Rota proponeva anni, decenni fa: penso al progetto cromi, o profili, nati dall’esigenza di un legame non spersonalizzante tra il design e la persona; “nell’epoca della comunicazione ininterrotta e fluente, siamo perennemente immersi nell’immaterialità delle informazioni e delle immagini: sempre più forte è il bisogno compensativo di “materia”, di “esperienza”, di “tattilità”.

Ricordo bene il senso di piacere, soddisfazione e sicurezza delle persone che hanno ricevuto in regalo la loro iniziale d’acciaio della serie “cromi”, un omaggio alla parola, al suo peso e al suo senso, e dunque alla persona che in quella parola vive.

Oggi questo stesso meccanismo valoriale, di valore aggiunto ad personam, è arrivato alla grande distribuzione, al prodotto di consumo, ai cioccolatini.

Questo ci dice in un certo senso che stiamo assistendo a un ribaltamento della cosiddetta fidelizzazione: non è più il consumatore che si adegua al brand, restandogli “fedele nei secoli” (che è lo slogan dell’arma dei carabinieri!) ma viceversa è il brand che si dimostra fedele alla personalità del consumatore, lo insegue, lo asseconda non solo nei particolari (le vecchie “finiture personalizzabili”) ma nella sostanza stessa, nel messaggio del prodotto.

Nulla è per sempre, nulla è per tutti, ma ogni cosa, ogni prodotto, ogni gesto trova la propria unicità nel momento, e nella persona con cui lo condividi: come un bacio!