L’effetto che facciamo sugli altri

Gloria Origgi, “La reputazione. Chi dice che cosa di chi.” Università Bocconi Editore, Milano 2016 (tit. orig. “La reputation”, Presses Universitaires de France, 2015).

Gloria Origgi, filosofo, insegna scienze cognitive al CNRS di Parigi. La citazione d’apertura è da Shakespeare, Otello: La reputazione, la reputazione, ho perso la mia reputazione!  La parte immortale di me stesso!

Tutti noi da sempre abbiamo due profili, l’identità e la reputazione, che è l’io sociale, che non ci appartiene, ed è la parte di noi che vive negli altri, e può vivere oltre la nostra morte corporale, e possiamo implementare o perdere in ogni momento, seguendo il concetto vagamente lubrico di traccia informativa, il segno che noi lasciamo come lumache che strisciano nelle intelligenze altrui, umane e non, sino alla fine dei nostri giorni: l’ultima cosa che impariamo nella vita è l’effetto che facciamo sugli altri (G. Eliot).

Abbiamo un’angoscia esistenziale legata all’incertezza della nostra reputazione, perché il nostro capitale sociale (Bourdieu), cioè l’insieme di risorse della nostra rete relazionale, è un capitale su cui non abbiamo il controllo. La nostra reputazione dipende dagli altri.

Paradosso della stima: chi la cerca, la perde. Si veda la differenza tra una persona famosa e una anonima: se fanno la stessa battuta in pubblico, nel primo caso ridono tutti, nel secondo nessuno. Willis e Todorov hanno dimostrato che valutiamo l’affidabilità altrui con giudizi rapidi basati sull’espressione del viso (la prima impressione, non modificabile).

Citazione eccitante: il successo è il peggiore dei malintesi (Borges). Nozione scoraggiante: la reputazione segue l’Effetto San Matteo: a chi ha molto sarà dato di più, a chi ha poco sarà tolto il poco che ha. Il web è il regno dell’effetto S. Matteo, e di fatto il web ha un funzionamento aristocratico.

Nel web le azioni dei fruitori (le lumachine) lasciano tracce che il sistema riutilizza. Si chiama: filtraggio collaborativo. Passiamo dall’era dell’informazione all’era della reputazione costruita dall’intelligenza collettiva web > molti giudizi semplici danno un risultato più preciso di pochi giudizi esperti.

Ci può salvare la teoria argomentativa: la struttura logica di un discorso è indizio della sua credibilità.

In questo panorama “reputazionale”, l’autenticità infine altro non è che la coincidenza tra l’immagine che vogliamo dare di noi e l’immagine che gli altri hanno di noi. Diventiamo autentici attraverso lo sguardo degli altri. (Aiuto! E se gli altri fossero completamente falsi?)

L’analisi delle Origgi rivela gli arcani del potere della comunicazione, il lato tecnico, a volte diabolico, della rivoluzione digitale, gli effetti sulla nostra identità dell’enormità informativa che si è riversata sulla nostra generazione grazie al web. Da leggere, senza paura.