Prodotti eco-friendly | I Paradossi per le imprese

Entro il 2015, in Europa ci si aspetta un forte incremento delle vendite di prodotti ecocompatibili, tra cui alimentari e bevande, lampadine a risparmio energetico, prodotti da giardino, articoli di cartoleria, abbigliamento, auto ibride.

Il sistema Ecolabel, promosso dalla Commissione Europea, costituisce un importante elemento di incoraggiamento alla commercializzazione di prodotti e servizi più compatibili con l’ambiente, in quanto permette ai consumatori di identificare più facilmente i prodotti “verdi”, contrassegnandoli con il “fiore europeo“.

Tra i paesi occidentali, Germania, Francia e Regno Unito sono i mercati maggiormente “sensibili” a queste tematiche anche se, al momento, i prezzi elevati dei prodotti “ecologici” rispetto a quelli tradizionali costituiscono un freno alla crescita.

Una recente ricerca condotta da Euromonitor (2012) sui comportamenti di acquisto di circa 16.000 persone in 8 diverse nazioni, ha fatto emergere una singolare classifica dei paesi in cui i consumatori sono più sensibili alla “ECO-FRIENDLINESS”. Alle prime tre posizioni, in ordine di importanza: Cina, India e Brasile, a differenza di Giappone, UK, US e Francia che restano in coda con percentuali sensibilmente inferiori.

Insomma, sembra che i prodotti eco-compatibili, o anche conosciuti come “ECO-FRIENDLY”, debbano essere considerati dalle imprese, comprese le PMI, sempre più come un’opportunità di sviluppo per i prossimi anni poiché offrono l’occasione di presentare un prodotto che si distingue dalla “massa”.

Nonostante queste aspettative positive, molte aziende appaiono però un po’ perplesse e sembrano non sentirsi pronte ad espandersi in tale settore. Questo perché si trovano a dover far fronte a una serie di paradossi

  1. I prodotti ecocompatibili hanno dei costi di produzione elevati che sono poi difficilmente recuperabili sul mercato.
  2. La caratteristica “ECO-FRIENDLY” non appare più così innovativa e fonte di vantaggi sicuri in termini di differenziazione. Di conseguenza c’è il timore che gli investimenti in marketing e maggior visibilità non siano così efficaci.
  3. Le quote di mercato in alcuni settori, tra cui automotive (si pensi alle auto ibride), detergenti, alimentari, sono ancora marginali: la crescente sensibilità dei consumatori, non sembra influenzare in modo decisivo le scelte di acquisto.

Come si possono quindi muovere le imprese? È necessario trovare la “strada giusta” in quanto non è possibile precludersi un’opportunità di crescita futura così importante. Lo sviluppo della strategia dovrebbe partire proprio dalla riflessione attorno a questi timori e prevedere quindi tre principali linee di azione: miglioramento dell’efficienza produttiva, partendo dal momento dell’acquisto della materia prima impiegata; promozione di uno stile di vita “sostenibile” ed “ecocompatibile” partendo anche con il coinvolgimento dei bambini nelle scuole ed elaborando dei messaggi che siano in grado di trasmettere al pubblico in modo intuitivo e immediato le caratteristiche salienti del prodotto. La comunicazione appare come una funzione aziendale critica e strategica, in quanto rappresenta il punto di connessione tra le aspettative e la sensibilità dei potenziali consumatori con l’immagine che si vuole conferire al prodotto in termini di design, packaging, ecc. La terza direzione da perseguire consiste nel cercare sempre più “alleanze” e opportunità di cooperazione con altre imprese o centri di ricerca specializzati, al fine di favorire lo sviluppo di nuove tecnologie applicabili per migliorare l’efficienza produttiva e ridurne l’impatto ambientale.