Mi chiamo Consuelo ma non faccio consulenza

La mia bisnonna aveva origini spagnole, per questo mi chiamo Consuelo. Lavoro nell’area comunicazione come graphic designer. Dopo il liceo artistico («una gabbia di matti» diceva mio padre, ingegnere) ho fatto il Politecnico, Design della Comunicazione, poi alcune esperienze in grandi studi a Milano, molto utili.

Un giorno, cinque anni fa, mentre cerco idee su “lavori creativi” trovo un annuncio di Multiconsult.
Qui si lavora molto in team, si parla, ci si confronta, si mangia insieme, è quasi come stare in una famiglia, ambiente giovane, colleghi che nel tempo diventano amici. Ci sono anche clienti a cui sono molto affezionata, per i quali nel tempo abbiamo creato e sviluppato un’immagine coordinata efficace, anche collaborando con artisti di diverse discipline; altri che ho trovato interessanti perché toccano la mia passione per la moda.

Incontrare il cliente è sempre molto utile, rende più facile il lavoro, perché ti fai un’idea della sua psiche e di quello che desidera. In questi cinque anni ho imparato molto dalle persone con cui ho lavorato, anche da chi mi ha fatto arrabbiare col suo essere troppo puntiglioso.

La comunicazione è tutto se fatta bene, con forza. Avere idee nuove non è così semplice. Mi vengono mentre gioco a tennis o la notte. L’ispirazione non conosce gli orari d’ufficio. Vorrei fare idee WOW, ma poi c’è il cliente, che è abituato a vedersi in un certo modo e teme il cambiamento. L’account media i rapporti e usa il buon senso. Ma il buon senso e la creatività possono anche non andare d’accordo.