Le reti di impresa al femminile: si può e si deve

La scorsa settimana, il 19 marzo, sono intervenuta al convegno RETI DI IMPRESA AL FEMMINILE, SI PUO’ E SI DEVE. Il mio intervento aveva come tema “La complessità delle reti: dal progetto alla relazione”, forte dell’esperienza di questi ultimi anni nella gestione delle reti di impresa in diversi settori.  

Sono intervenute anche Luigina Bernini promotrice dell’evento, Licia Mattioli, Presidente di Confindustria Torino e fondatrice della rete di impresa  “Exclusive Brands Torino”, Lucia Riboldi  Presidente della rete di impresa “Giunca” e Alessandra Zotti, avvocato, che ha presentato gli aspetti legali delle reti di impresa. 

Il mio intervento, che riporto di seguito in sintesi, è partito da un inquadramento storico per poi focalizzarsi sulla situazione attuale delle aziende e del loro approccio al lavorare insieme.

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Oggi, sul mercato, una moltitudine di piccole e medie imprese mostrano crescenti difficoltà a muoversi da sole sui mercati globali. Le grandi imprese, per parte loro, hanno sempre più necessità di attivare collaborazioni strategiche con omologhi, spesso di dimensioni inferiori, con i quali condividere obiettivi e processi. In questo quadro le aggregazioni diventano necessarie e il contratto di rete presenta un nuovo modello, flessibile, che non toglie autonomia alle singole imprese partecipanti, ma le connette attorno ad un obiettivo comune.

QUALI SONO I BENEFICI DEL FARE RETE? 

Ripartizione dei costi e dei rischi, maggiore capacità di innovare ed essere competitivi attraverso l’accumulo e lo scambio della conoscenza, maggiore rapidità di risposta agli stimoli del mercato, aumento della flessibilità del sistema di produzione, diminuzione dei costi di approvvigionamento, migliori risultati in termini di vendite ed esportazioni, ampliamento della possibilità di accedere a contributi pubblici, ampliamento delle possibilità finanziarie, miglioramento del rating delle imprese in rete, ampliamento della gamma offerta senza modificare la propria mission, accorciamento della catena di subfornitura. Le reti sono lo strumento essenziale per affrontare i passaggi di un’epoca di transizione. Da soli è più difficile stare a galla; dunque, mettersi in rete conviene.

I DUBBI  DELL’IMPRENDITORE DI FRONTE ALLA PROPOSTA DI ENTRARE IN UNA RETE

Nella mia esperienza come consulente per la nascita e lo sviluppo delle reti di impresa, ho verificato che i dubbi degli imprenditori che si affacciano ad una rete sono sempre gli stessi: perche’ mi devo mettere insieme ad altri? Chi comanderà?  Qualcuno penserà solo ai propri interessi, a mio discapito? Dovrò mettere sul tavolo il mio know-how? Dovrò investire, prima di ottenere risultati?

Da qui derivano spesso  atteggiamenti critici come: fino a che c’e’ il finanziamento, ci sto… poi vedremo; sto un po’ alla finestra a guardare, a vedere  cosa succede; se anche il mio concorrente partecipa, devo esserci anche io; condividere? Piuttosto chiudo!

Spesso agli imprenditori non sembra ancora vero, non ci credono fino in fondo, pensano di poter stare ancora lontani, di poter fare da soli, ma tendiamo l’orecchio per capire se qualcosa si muove sul serio. E alla fine: non molte fino ad ora le dimostrazioni di buoni risultati, le dichiarazioni misurabili di successo. 

Per fare rete sono necessarie tre condizioni:

Soprattutto superare gli individualismi. Alla base delle buone relazioni (cioè delle buone reti) esiste un patto di FIDUCIA. «Serve un sommovimento generale delle coscienze, che liberi l’idea e la pratica della fiducia dalla sua sudditanza all’ideologia dell’interesse. Alla sua base non vi può essere solo la fiducia in se stessi quanto il coraggio di fare la prima mossa – credere negli altri prima ancora che questi credano in te». Michela Marzano, Avere Fiducia .

Pur consapevoli che il contratto di rete non è esente dal rischio di comportamenti opportunistici dei partner, poiché le divergenze di obiettivi e le asimmetrie dei singoli contributi possono risolversi in svantaggi per una impresa e ci possono essere tempi diversi per i ritorni delle diverse imprese.

Secondo elemento fondamentale del contratto di rete è il PROGETTO. Con la rete nasce un nuovo progetto, una nuova impresa. Devo prevedere sempre un’analisi del contesto interno ed esterno per permettere alla rete di definire un corretto e organizzato approccio al mercato. Cosa significa? Significa agire in chiave marketing.

Terzo elemento è la volontà di INVESTIRE IN CAPITALE UMANO, acquisizione di conoscenze, capitale relazionale e intellettuale. Perché il progetto funzioni servono uomini nuovi, dotati di un’esperienza diretta delle nuove tecnologie e dei nuovi significati emergenti nella comunicazione globale. Investire in progetti, mezzi e strumenti, anche se il progetto è comune. Senza garanzie, con il rischio di impresa che caratterizza l’imprenditore quando lavora per il proprio business.

Ricordando sempre che la rete prevede due dimensioni: quella razionale (ciclo delle attività con evidenza di obiettivi, ruoli e contributi dei singoli) e quella esistenziale (ciclo delle relazioni con interazioni, valorizzazione degli interessi comuni). Sapendo che lavorare insieme prevede un ciclo naturale di fasi: orientamento (priorità, attività e regole); conflittualità (tensioni, ostilità e resistenze); coesione (fiducia, cooperazione, illusione/disillusione); strutturazione (senso di appartenenza, flessibilità, raggiungimento obiettivi). Solo chi resiste, è in grado di affrontare il futuro.

IN QUESTO QUADRO COME SI INSERISCONO LE DONNE? 

Fenomeno di bradisismo positivo: emergono le terre sommerse delle donne, il loro nuovo ruolo. Che cosa porta di nuovo la cultura di genere femminile, che sta emergendo da un’oppressione secolare? Quale sguardo verso il mondo? Quale attitudine? Prima di tutto le donne sono meno esposte agli antichi pregiudizi e più disponibili ai nuovi paradigmi.

Non c’è nessuna predestinazione per le donne che sia basata sul sesso biologico, ma c’è una spinta di liberazione che porta a guardare il mondo come se fosse nuovo e a lasciarlo venire incontro per come è, senza avvolgerlo in pregiudizi. In questo senso si può dire che la cultura delle donne è più in sintonia con le domande della globalizzazione.

I dati non vengono in aiuto, con l’Italia al 101esimo posto su 135 paesi analizzati per quanto riguarda la partecipazione all’economia e opportunità delle donne (Global Gender Gap Report 2012, l’ultimo rapporto del World Economic Forum). Piu’ interessante invece è la percentuale di donne imprenditrici, 16% rispetto a quella europea che è del 10%. (Rapporto sull’imprenditoria realizzato dall’Ocse su dati del 2009).

MAGGIOR SPIRITO DI INIZIATIVA?  

Le donne, soprattutto se vogliono cercare di conciliare vita familiare e professionale, sono costrette a “inventarsi” un lavoro. Spirito d’iniziativa sì, ma spesso anche mancanza di valide alternative. “Non ho un lavoro? Me lo creo”. Si tratta per la maggior parte di microimprese, uno o due dipendenti nei settori dei trasporti, dell’accoglienza e del commercio. Tanti piccoli progetti che non possono più viaggiare come delle monadi. Network e collaborazioni sono ulteriormente indispensabili per stimolare nuove connessioni coerenti con i percorsi della globalizzazione, a favore delle donne.

In questo le donne sono particolarmente brave. Forse perché, storicamente e antropologicamente, sono abituate, con la maternità, a lottare per proteggere tutto il branco. Insomma siamo abituate a lottare su più fronti contemporaneamente. Capaci di legare insieme, di intrecciare tra il mondo professionale, familiare e personale.

RETI MASCHILI E FEMMINILI

Da una ricerca di Fabio Dovigo, professore di pedagogia presso l’Università di Bergamo e riportata nel suo libro “Strategie di sopravvivenze”, emerge che le “reti maschili sono rappresentate da un modello a maglie larghe, con i nodi lontani che determinano dispersività dei legami e delle comunicazioni. Pericolo: esposizione ai rischi di un crollo improvviso. Le reti femminili invece hanno i nodi più ravvicinati, che garantiscono maggiore affidabilità del sistema, connessioni corte e robuste. Pericolo: tendenza alla staticità che può bloccare le dinamiche evolutive.

LE NUOVE RETI

La sfida delle reti al femminile è forse in una nuova concezione dell’economia, in un rinnovato modello di relazioni: una nuova dimensione di collaborazione e cooperazione che unisca le migliori qualità dei due diversi approcci : flessibiltà delle reti maschili e stabilità di quelle femminili.

CONCLUSIONE

La distinzione tra sesso e genere (La tesi di Margaret Mead, antropologa del  ‘900):

“La nostra cultura, se la guardiamo storicamente, si è basata, per creare la ricca e contrastante gamma dei suoi valori, su molte distinzioni artificiali, la più sorprendente delle quali è il sesso. Non basterà semplicemente abolire queste distinzioni perché la società sviluppi dei modelli nuovi, nei quali le doti individuali possano trovare espressione, anziché essere costrette in forme non adatte. Se vogliamo elevarci a una cultura più ricca dobbiamo accettare tutta la gamma delle potenzialità umane, e con essa fabbricare un tessuto sociale meno arbitrario, nel quale ogni diversa dote umana trovi il posto che le conviene”.