La costruzione del rapporto d’impresa italo-cinese

IL PUNTO D’INCONTRO.

La costruzione del rapporto d’impresa italo-cinese, tra diversità culturali, giuridiche e istituzionali

27 gennaio 2012 / SdM

Le imprese italiane attive in Cina sono circa 790 (dati Istat, 2007) e considerando anche le Joint Venture, si arriva a circa 2000 (Mutinelli, 2010). Parallelamente, si sta sviluppando anche un interesse da parte di investitori cinesi nei confronti di società italiane. L’acquisizione della storica azienda motociclistica Benelli da parte della cinese Qianjiang, non è un caso isolato, un recente studio di Valeria Gattai del 2010, infatti ha censito e analizzato la presenza di ben 75 imprese cinesi sul nostro territorio nazionale.

Non mancano tuttavia difficoltà di integrazione dovute soprattutto a diversità culturali che ostacolano la comunicazione tra gli individui all’interno delle gerarchie organizzative.

Il convegno promosso dalla School of Management dell’Università degli Studi di Bergamo in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Giuridiche ha presentato un’analisi del processo con cui si può arrivare a una reciproca comprensione e a un punto d’incontro tra imprenditori italiani e Repubblica Popolare Cinese.

Alcune delle domande a cui si è cercato di rispondere sono le seguenti: in che cosa sono “diversi i cinesi”? Quali valori tipici della cultura cinese influenzano le pratiche di business? Quali sono le difficoltà principali in Cina per le imprese italiane? Quali sono i comportamenti tipici degli imprenditori cinesi?

Sono intervenuti al Convegno diversi studiosi che hanno proposto, dapprima una breve valutazione dello scenario macroeconomico cinese e delle principali differenze rispetto al modello occidentale per poi passare ad un’analisi più dettagliata del sistema giuridico cinese tra il processo di codificazione che è in atto e il problema della “creatività” dei magistrati. Nonostante l’emersione di una nuova classe di giuristi e l’entrata della Cina nel WTO, permane sempre nelle previsioni di legge un’apertura ad eventuali nuove fattispecie e un certo “pragmatismo giuridico” che nel tempo potrebbero rappresentare un limite allo sviluppo del sistema giudiziario cinese.

Nella parte finale si è aperto un dibattito con il Prof. Marco Croci, autore del libro “I cinesi sono differenti” e Umberto Simonelli, General Counsel di Brembo SpA. Agli imprenditori italiani un suggerimento: proporsi di conoscere la Cina in prima persona, “in incognito” tramite viaggi, letture, film, ecc. e solo dopo questa fase decidere se portare o meno la propria azienda sul mercato. Occorre inoltre capire come fanno business i cinesi e saperne cogliere i tratti salienti, tra cui la loro abilità di adattare capacità strategiche di lungo termine alle mutevoli circostanze di mercato.