Intelligenze Soft nelle Imprese

Riporto un pezzo dell’articolo di Guerzoni sul domenicale del Sole 24 Ore del 4 marzo. Un’analisi lucida di un approccio presente a tutti i livelli: istituzionale, privato, personale. Quante volte, parlando di progettualità o di “concept” per dirla all’inglese capisci che la valorizzazione di un progetto è solo legata al peso del materiale presente nella sua realizzazione. Non è motivante, non si può sempre sperare nella gratificazione che i pensatori ottengono dal proprio lavoro. Valorizzare l’intelligenza soft è una delle chiavi per lo sviluppo futuro della nostra economia. Introdurre intelligenze soft nelle imprese significa accendere nuovi motori, uscire dalla mischia, “pensare differente”.

 

di Guido Guerzoni_ dal domenicale del Sole 24 Ore del 4 marzo.

Le idee si pagano, a differenza di quanto accade nei settori professionali in cui la progettazione è giuridicamente definita ed economicamente inquadrata; in Italia, nel mondo delle industrie creative e dei beni culturali, questo fenomeno si manifesta, per usare un eufemismo, più di rado, quasi che progettare il palinsesto di un festival, la stagione di un teatro, il concept di una mostra o lo sviluppo di un museo siano giuochi da ragazzi. Non stupisca il riferimento ludico: è opinione diffusa che la produzione d’idee non richieda grandi sforzi, essendo il frutto di generazioni pressoché spontanee, talora fonte di piacere, come accade quando si parla di creazione, disseminazione e cross-fertilization. E’ risaputo, infatti, che nelle menti dei creativi le idee si formino per caso, tra una sigaretta e un caffè, uno spritz e una chiacchera, un pisolino e un filarino, un happy hour e un dirty weekend, addensandosi in nuvole progettuali i cui piovaschi precipitano sui desktop Apple con la stessa naturalezza con cui a Woolsthorpe Manor le mele si frangevano sul cranio di Isacco Newton.