Imprenditoria Femminile | Una via d’uscita dalla crisi?

Impresa Femminile_marketing39Le imprese “rosa” confermano di avere una marcia in più rispetto a quelle dei colleghi uomini e, nonostante i colpi della crisi, continuano a crescere ad un ritmo superiore rispetto a quello medio dell’imprenditoria nazionale. La conferma viene dai dati pubblicati dal 2° Rapporto Nazionale sull’Imprenditoria Femminile di Unioncamere:

  1. Le imprese rosa: sono 1,4 milioni. Tra giugno 2010 e giugno 2011, l’universo al femminile delle imprese italiane è aumentato di 9.815 unità, pari ad un tasso di crescita dello 0,7% contro lo 0,2% dei colleghi maschi, a fronte di una crescita media del tessuto imprenditoriale nazionale dello 0,3%.
  2. Alla fine di giugno 2011, le imprese femminili risultano pertanto essere 1.430.900, pari al 23,4% di tutte le imprese registrate presso le Camere di commercio.

Il 2° Rapporto Nazionale sull’Imprenditoria Femminile si conclude con il riconoscimento dell’esistenza di modelli imprenditoriali femminili che si distinguono da quelli maschili soprattutto con riferimento ad aspetti legati allo “stile” imprenditoriale, e riassumibili in:

  1. Autonomia: tendenza a rendere la propria impresa più autonoma finanziariamente (da fonti di finanziamento diverse da quelle personali e/o famigliari, anche quando il rapporto con il sistema bancario non è “difficile”) e meno autonoma rispetto agli impegni famigliari che assorbono energie e tempo;
  2. Relazioni: tendenza a instaurare relazioni sul territorio con altre imprese, preferendo di più quelle condotte da altre donne, con le quali concretizzare attività/progetti di interesse comune, ampliando il raggio delle relazioni anche alle Associazioni di categoria e alle Camere di Commercio soprattutto per realizzare processi di innovazione nella propria impresa.

Nonostante le difficoltà del sistema economico-finanziario che caratterizzano questo periodo, i dati sopra riportati ci dicono che le donne, quando fanno impresa, sono brave, perché sono portatrici di valori e abilità importanti, legate anche alle loro qualità relazionali, pragmatiche, creative. Per uscire dalla presente crisi, non è forse necessario prestare maggiore attenzione al mondo dell’imprenditorialità femminile che rappresenta una risorsa così importante?

Maurizio Ferrera, Ordinario di Politiche Sociali e del Lavoro presso l’Università di Milano, sottolinea che la presenza delle donne in ruoli dirigenziali garantisce il raggiungimento di performance più alte. La ragione sta nel fatto che avendo uno stile di management diverso e fondato più sulla collaborazione che sul confronto si raggiunge un mix di competenze, caratteristiche e modalità complementari che consentono di migliorare i risultati. In Italia si stima la presenza di circa 2 milioni di donne adulte inattive e disposte ad entrare nel mercato del lavoro, questo vuoldire che c’è un capitale umano e un bacino di competenze sottoutilizzato. Se si riuscisse a valorizzarlo, forse avremmo maggiori possibilità di uscita dalla crisi in quanto un maggior numero di donne occupate significa:

  1. maggiori redditi anche per quelle famiglie che sono attualmente monoreddito e che potrebbero così uscire da situazioni di disagio economico;
  2. aumento consumi. Nel nostro Paese quasi tre quarti dei prodotti di largo consumo vengono scelti da donne. Negli USA, il 44% delle auto vendute sono scelte ed acquistate in prima persona da donne; come se non bastasse, l’acquisto di otto veicoli su dieci viene influenzato da mogli e fidanzate;
  3. maggior fertilità. Si stima che una donna che riesce a realizzarsi professionalmente e adeguatamente rispetto alla sua formazione scolastica rimanda di meno l’età per la maternità, aumentando così le possibilità di avere più di un figlio.

Una più significativa presenza femminile nelle posizioni dirigenziali non è una questione puramente da “femministe” ma rappresenta un problema per lo sviluppo economico del nostro paese. Insomma, l’uscita dalla crisi si deve “colorare di rosa” in quanto la crescita economica passa attraverso un incoraggiamento dell’occupazione femminile e della crescita demografica.

Una celebre frase di Oscar Wilde dice: “Fornite alle donne occasioni adeguate e le donne potranno fare tutto”.

Che cosa serve quindi in concreto per consentire alle donne di esprimere tutto il loro potenziale?

  1. Incentivi fiscali per premiare il lavoro femminile rispetto a quello maschile;
  2. Servizi necessari alla conciliazione tra responsabilità lavorative e famiglia. Un esempio è quello degli asili nido. Il tasso di copertura medio europeo è pari al 33%, sale al 50% nei paesi scandinavi e scende al 15% in Italia (e al 5% nel Sud).
  3. Promozione attiva delle pari opportunità anche attraverso l’istituzione di “quote rosa”. Si pensi alla legge approvata nel luglio 2011 che prevede le quote di genere nella composizione dei consigli di amministrazione e dei collegi sindacali delle società quotate e pubbliche. In base a questa legge, i CDA dovranno essere composti da un quinto di donne a partire dal 2012 e da un terzo dal 2015.

Quest’ultimo punto sulle quote rosa è forse quello più controverso, in quanto viene visto come una “discriminazione positiva”. Da un lato sembra riconoscere la presenza di una presunta “inferiorità” delle donne che hanno quindi bisogno di una previsione di legge per essere “tutelate”; dall’altro rappresenta un tentativo di modificare un approccio fortemente radicato nella cultura tradizionale che ha da sempre destinato i ruoli di potere all’universo maschile.