Geopolitica menta e pistacchi

Una bambina in tutù e scarpette a punta, non è esile come le altre, non riesce a saltellare su una punta. Torna a casa e si chiude in camera per tutto il pomeriggio, con le sue scarpette e la sua mamma. Prova e riprova, suda e piange, e finalmente il suo corpo obbedisce, e conquista il gesto.

Avevo otto anni, quel giorno, e imparavo la determinazione. Volevo fare danza classica. Da quel giorno, per tutta l’età dello sviluppo, per me, anni di impegno assoluto, e disciplina totale, agli ordini di un’insegnante russa, proveniente dal Bolshoi.

E in quegli anni ogni scelta fu conseguenza di un’ostinazione, di una sfida: alle medie non mi piaceva la matematica, e allora mi sono iscritta allo Scientifico. Al Liceo non riuscivo troppo bene nelle lingue, e dunque mi sono iscritta al corso di laurea in Lingue straniere.

Poi l’epoca dei grandi cambiamenti: fine del sogno, con l’accettazione della realtà. Per quanti sforzi potessi fare, non avevo il fisico esile, ho smesso di studiare danza, e ho smesso anche di andare contro la mia natura, e iniziato a seguire le mie passioni, portandomi però dentro la forza della sfida: la parola impossibile non esiste!

Lo studio diventa la nuova disciplina, la geopolitica la mia passione. Prime esperienze all’estero, Paesi Bassi, Polonia, con l’Istituto di Cultura Italiana a Cracovia.  Appena laureata, il Ministero per gli Affari Esteri mi seleziona al concorso per partecipare ad un Master al College of Europe, la scuola superiore di formazione per i futuri funzionari della Comunità Europea. Accompagnata da mio padre, emozionato, vado a Roma, alla Farnesina, a sostenere l’esame: domande in francese e in inglese, e alla fine una in polacco. Rispondo, mi prendono, sarò una dei 10 italiani sui 100 studenti che frequenterà il College of Europe a Varsavia nel 2007/2008. Un anno unico, esclusivo, formativo, con la prospettiva di poter avviare una carriera a Bruxelles, nel contesto delle istituzioni comunitarie. E finito il College, la sfida: provare ad avviare la mia esperienza professionale in Italia.

Vado a parlare col mio professore di laurea, diritto internazionale. Lo affianco nel suo studio di consulenza internazionale, mi specializzo nel supportare le aziende che vanno all’estero. La mia missione è creare opportunità e relazioni nel contesto internazionale, anche a livello istituzionale, per le nostre imprese.

Anni di grandi esperienze, poi il passaggio in Multi. Ho viaggiato in Cina, Mongolia, Israele, nei Paesi Baltici, negli Emirati Arabi, in Turchia, Francia, Inghilterra, a lungo negli Stati Uniti, e sempre mettendo in sicurezza i percorsi fino alla vetta, come uno sherpa, è questo che fa un international business relations manager, porta tutto il necessario tecnico e l’esperienza per consentire agli alpinisti – le aziende – di raggiungere la vetta. Costruire relazioni internazionali non è facile, bisogna conoscere, interpretare oltre che capire. Non basta conoscere una lingua, devi comprendere il contesto economico, la situazione politica, la cultura e interpretare le aspettative.

Mi piace lavorare a progetti che portino valore aggiunto, beneficio, alle aziende e al territorio.

Adoro cucinare, sperimentare. Il mio ingrediente preferito è il pistacchio, e il mio pesto di menta con pistacchi è sempre occasione per riunire la famiglia attorno al tavolo. Come ogni ricetta (e ogni business) di successo, tutto sta nel far incontrare desideri e risorse, e per far questo occorre certamente mettere a frutto la conoscenza acquisita, ma il segreto sta nel creare nuovi percorsi, nell’innovare. Non si diventa grandi cuochi per caso.