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		<title>I Brics frenano la corsa dell&#8217;export</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 11:15:59 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>I dati di febbraio. In calo Cina e India - LA TENDENZA &#8211; Alla debolezza delle vendite nella Ue (+4,1%) si somma la flessione dei Paesi asiatici Il saldo migliora grazie a Usa e oro in Svizzera<span id="more-1772"></span> <br />
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«Sì, questo calo un po&#8217; mi preoccupa, negli ultimi anni la Cina è stata una bella locomotiva». Giuseppe Lesce, presidente di Ucima, osserva con qualche apprensione gli ultimi dati sull&#8217;export italiano. Positivi nel complesso, con una crescita tendenziale del 7,3% delle nostre esportazioni, meno brillanti però proprio verso i paesi più &#8220;tonici&#8221;, cioè i Brics. Le vendite in Cina si riducono del 4,8% ed è il secondo calo consecutivo, terza frenata di fila per l&#8217;India, che a febbraio registra un calo del 4,5%. Se aggiungiamo il -1% della Turchia e il magro +0,8% della Russia, troviamo in questi risultati più di un motivo di preoccupazione. Situazione di debolezza che si aggiunge al già difficile scenario europeo, dove Germania e Regno Unito mantengono alta l&#8217;asticella degli acquisti, mentre la Spagna palesa le proprie difficoltà economiche con un preoccupante -7,4%. Da alcuni mesi gli imprenditori registravano segnali contrastanti in arrivo da Pechino, ora i dati confermano la decelerazione degli acquisti, che per fortuna si unisce ad un calo anche delle vendite di prodotti cinesi verso l&#8217;Italia, con un conseguente miglioramento del saldo commerciale. «In realtà – aggiunge Lesce – siamo ancora in una fase interlocutoria e alcuni associati segnalano dati positivi. Tuttavia, ad esempio nel caso dei macchinari per le bevande c&#8217;è una frenata evidente, nelle vendite e negli ordini. L&#8217;impressione è che il paese abbia investito molto in passato nel creare capacità produttiva e ora voglia prendersi del tempo per consolidare l&#8217;esistente prima di aggiungere altri macchinari». Per fortuna dell&#8217;Italia, la ripresa manifatturiera Usa porta un robusto +21,5% a febbraio, con una forte incidenza di robot e macchine utensili, mentre si registra un incremento significativo anche in nordafrica, dove la situazione è certamente più favorevole al business rispetto a 12 mesi fa. La crescita extraeuropea delle nostre esportazioni (+11,8%) è ampiamente oltre il dato Ue (+4,1%) soprattutto a causa dell&#8217;oro grezzo venduto in Svizzera. Questo trend, alimentato da operatori italiani specializzati nella produzione e commercializzazione di oro ad uso industriale o recupero di oro «vecchio» che spediscono materiale verso Berna, da solo, pesa per oltre un punto percentuale sull&#8217;intera performance italiana di febbraio. Tra i settori, buon momento di farmaceutico ed alimentare, mentre cedono terreno tessile (-1,1%), carta (-1,8%) e legno (-0,4%).</p>
<p>di Luca Orlando di &#8220;Il Sole 24 Ore&#8221;</p>

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		<title>Il Qatar investirà ancora in Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 11:06:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Internazionalizzazione. Dopo l&#8217;operazione Costa Smeralda incontro a Roma tra l&#8217;emiro Al Thani e il premier Mario Monti &#8211; Possibili partnership con imprese italiane per i mondiali di calcio a Doha nel 2022 &#8211; GLI OBIETTIVI &#8211; Oltre a turismo ed energia gli interessi potrebbero estendersi a banche e Tlc Presenza sinora scoraggiata da corruzione e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Internazionalizzazione. Dopo l&#8217;operazione Costa Smeralda incontro a Roma tra l&#8217;emiro Al Thani e il premier Mario Monti &#8211; Possibili partnership con imprese italiane per i mondiali di calcio a Doha nel 2022 &#8211; GLI OBIETTIVI &#8211; Oltre a turismo ed energia gli interessi potrebbero estendersi a banche e Tlc Presenza sinora scoraggiata da corruzione e burocrazia<span id="more-1768"></span><br />
 <br />
MILANO<br />
Non solo i caraibi domestici in Costa Smeralda. Doha arriva a Roma sia a caccia di shopping che di partnership con le imprese italiane in vista delle infrastrutture da costruire per i mondiali 2022.<br />
Dopo l&#8217;acquisizione del polo alberghiero di lusso in Sardegna, il Fondo Sovrano del Qatar sta cercando «modi e forme per investire in Italia». Lo ha affermato lo stesso emiro Hamad bin Khalifa Al Thani incontrando, ieri a Roma, a villa Pamphilj, il premier Mario Monti.<br />
Doha si dice pronta a nuovi investimenti in Italia &#8211; «è stata la corruzione» a scoraggiarli sino ad oggi &#8211; e riconosce al premier di essere a capo di un governo tecnico «che in così breve tempo è riuscito a riportare il Paese al livello che merita». Del resto, nel portafoglio del magnate, emiro del Qatar dal 1995 e fondatore di Al Jazeera, c&#8217;è molta varietà, tanta Europa (dai magazzini Harrods agli studi Miramax, da quote in Louis Vuitton e Credit Suisse al Paris Saint Germain) e ancora poca Italia. «Tra gli investimenti del Qatar in Europa – ha aggiunto Al Thani – c&#8217;è il turismo in Sardegna e riteniamo che la parte italiana sarà soddisfatta da questo investimento».<br />
Ma le relazioni economiche tra i due Paesi si sono intensificate negli ultimi anni anche con l&#8217;apertura nel 2009 del rigassificatore di Rovigo (in cui attraccano le navi cariche di gas dal Qatar e in cui Qatar Petroleum ha una partecipazione, assieme a Edison ed ExxonMobil).<br />
Un «passo avanti importante – ha sottolineato Mario Monti – nella strategia italiana di diversificazione delle fonti energetiche, per rendere l&#8217;Italia un hub energetico tra Europa, Africa, Medio Oriente e Asia». Il rigassificatore di Rovigo «a pieno regime processerà il 10% del fabbisogno nazionale annuo di gas».<br />
Ma i mondiali di calcio che l&#8217;emirato del Golfo ospiterà nel 2022 potrebbero essere una ghiotta occasione per le imprese italiane. Il Qatar, ha proseguito l&#8217;emiro, dà «un caloroso benvenuto alle aziende italiane che vorranno partecipare con noi alla costruzione di infrastrutture, soprattutto nei prossimi 10 anni». Tanto che, tra le intese non-governative, vi sono un memorandum tra Unioncamere e Camera di Commercio del Qatar e una intesa tra la Figc e la Federcalcio qatariota, che vede nell&#8217;Italia un partner «indispensabile».<br />
Roma e Doha hanno anche siglato intese sulla lotta alla criminalità e nel settore dei servizi aerei con i voli che passeranno da 14 a 35 settimanali, mentre i cargo da 2 a 7. Gli interessi qatarioti in Italia andrebbero però ben oltre. Doha sarebbe sul punto di rilevare almeno in parte la quota dei soci libici di Unicredit e di consolidare gli scambi con Finmeccanica. Inoltre, starebbe valutando un possibile passo verso Telecom Italia Media.<br />
Infine, l&#8217;Italia sarà il primo Paese a utilizzare tecnologie IT sviluppata in Qatar. Firmati ieri, alla presenza della moglie dell&#8217;emiro, Sheikha Moza bint Nasser, protocolli per l&#8217;utilizzo di &#8220;Loghati&#8221;, piattaforma online per la traduzione di biblioteche virtuali (l&#8217;Università di Napoli lo userà per tradurre in digitale il suo ricco archivio in arabo) e di &#8220;Rasad&#8221;, applicativo sanitario per il monitoraggio a distanza di apparecchiature elettromedicali.</p>
<p>di Laura Cavestri di &#8220;Il Sole 24 ore&#8221;</p>

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		<title>Il made in Italy illumina il lusso</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 10:37:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Contract. Le forniture per hotel, show room e navi da crociera aiutano i settori dell&#8217;interior design &#8211; Crescono le quote di fatturato dedicate agli arredi su misura.  C&#8217;è sempre più contract nel futuro delle Pmi dell&#8217;arredamento e dell&#8217;illuminotecnica. Un modello di business che vede crescere, spesso con un trend a due cifre, la sua quota [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Contract. Le forniture per hotel, show room e navi da crociera aiutano i settori dell&#8217;interior design &#8211; Crescono le quote di fatturato dedicate agli arredi su misura.<span id="more-1765"></span> </p>
<p>C&#8217;è sempre più contract nel futuro delle Pmi dell&#8217;arredamento e dell&#8217;illuminotecnica. Un modello di business che vede crescere, spesso con un trend a due cifre, la sua quota sul totale dei ricavi. Così il made in Italy conquista la top five dei fornitori. «Nell&#8217;alto di gamma abbiamo la leadership, mentre considerando l&#8217;intera offerta siamo tra i primi cinque Paesi al mondo» sottolinea Gabriella Lojacono, professore associato di economia aziendale della Bocconi. È essenziale la capacità di progettare e realizzare soluzioni uniche, secondo le specifiche dell&#8217;interior design che cura l&#8217;allestimento, e poi fornite chiavi in mano. La clientela è composta da catene di hotel, boutique e show room del lusso, oltre alle navi da crociera e alle strutture di hospitality a cinque stelle. Un ambito che non conosce crisi, «soprattutto nel Far East &#8211; aggiunge Lojacono -, area in grande sviluppo immobiliare, dove le nostre imprese non sono ancora molto presenti».<br />
Per le imprese questa è una settimana cruciale: a Milano apre il Salone del Mobile, mentre ieri a Francoforte è stata inaugurata Light+Building, fiera dedicata all&#8217;illuminazione. Due tra le più importanti manifestazioni al mondo dove il contract guadagna spazi.<br />
«Ora tutto quanto è retail sta rallentando, mentre il contract è in crescita, come volumi e come valore» conferma Ernesto Gismondi, presidente di Artemide. Per l&#8217;azienda queste commesse oggi rappresentano il 70% dei ricavi. «Una performance realizzata grazie a un team dedicato alla progettazione &#8211; continua Gismondi -. Siamo in grado di realizzare lavorazioni speciali per gli architetti che presentano al committente modelli unici, concepiti insieme a noi». Non manca un&#8217;attività per catene di negozi. «Sono serie disegnate da designer, noi li sviluppiamo e questi dealer possono venderle anche in concorrenza con le nostre lampade».<br />
Punta sulla nicchia delle forniture di lusso Poltrona Frau Group, sei brand icona del made in Italy, da cui si sviluppano soluzioni d&#8217;arredo su misura. «Dallo scorso anno non facciamo più commesse come general contract &#8211; dice Kurt Wallner, managing director della divisione -. Ora puntiamo sulle attività che ci assicurano la migliore marginalità». Così per il biennio 2012-2013 la previsione è improntata alla stabilità.<br />
Ad alimentare l&#8217;attività contribuisce in maniera quasi determinante il turismo dei nuovi ricchi. «Nei Paesi emergenti ci sono più di 700 milioni di persone che vogliono viaggiare e nel mondo l&#8217;ospitalità e il contract cresceranno &#8211; premette Diego Travan, presidente del Gruppo Interna, cinque società, 60 addetti e un migliaio di persone nell&#8217;indotto -. Di progetti nel mondo ce ne sono tantissimi, ma l&#8217;Europa rallenta e l&#8217;Italia è ferma». Dal turismo mondiale la scossa ai conti: «Mi attendo un aumento dei ricavi tra il 20 e il 40%» dice Travan.<br />
«Il numero delle gare è in crescita, perché il business dell&#8217;hospitality si è strutturato con le catene di hotel &#8211; conferma Roberto Barbazza, direttore della divisione contract di B&amp;B Italia &#8211; e sta aumentando anche quello residenziale». L&#8217;azienda è tra i big player del settore e sta ultimando l&#8217;allestimento di alcuni hotel a Londra, che ospiterà le Olimpiadi. «Il 2012 è iniziato bene e il portafoglio ordini copre dodici mesi» continua Barbazza, che ha recentemente siglato il contratto per gli interni di un hotel ad Abu Dhabi.<br />
Nel campo del residenziale le cucine Snaidero hanno conquistato grandi complessi residenziali in Corea, Arabia Saudita, in fase di consegna, e in Canada, dove Snaidero Usa si è appena aggiudicata una fornitura di 25 milioni di euro per arredare gli oltre 2mila appartamenti del complesso River Green a Vancouver. Cucine ma anche mobili da bagno, lampade, specchi, piani di lavoro per le cucine e bagni.<br />
Scegliere il business delle personalizzazioni ha anche portato 50 nuove assunzioni in un biennio nel Gruppo Came. «Bisogna crederci e investire sulle persone, sui tecnici &#8211; premette Paolo Menuzzo, presidente del Gruppo -. Il contract oggi vale il 30% dei ricavi e nel 2015 vogliamo arrivare al 70%». Nel 2005 il primo passo verso il nuovo business: si è puntato su design che si integrano nel contesto dell&#8217;ambiente. Una scelta salva-impresa quella di Menuzzo, che avverte: «Con questa crisi senza i contract l&#8217;azienda si sarebbe ridotta di un terzo».<br />
Saranno rivestite con le maxi-lastre in ceramica della modenese Laminam le tre torri Ginkgo, alte 160 metri, in costruzione a HangZhou in Cina. «È un successo conquistato grazie alla nostra capacità di personalizzarle con il disegno stilizzato del Ginkgo, l&#8217;albero della speranza» commenta Alberto Selmi, a.d. della Laminam. Le stesse lastre, tre metri quadrati di superficie, servono come elementi d&#8217;arredo e piani di lavoro da cucina personalizzabili per i grandi committenti, ma la loro versatilità permette l&#8217;installazione, continua Selmi, negli show room del lusso di Fendi, Armani, Tod&#8217;s, Ferrari e Maserati. «L&#8217;attività contract è in aumento e per il 2012 puntiamo al 30% dal 23% dello scorso anno».<br />
Anche la biellese Serralunga, arredi per l&#8217;esterno, da un paio d&#8217;anni sta puntando su queste forniture. «La forza vendita lavora all&#8217;urbanizzazione delle aree all&#8217;aperto e degli spazi commerciali» rimarca Marco Serralunga, a.d. della Pmi. La strategia per il raddoppio dei ricavi da contract prevede la collaborazione con studi di archittetura e collezioni realizzate ad hoc.<br />
Da qualche mese anche la Foscarini, Pmi dell&#8217;illuminotecnica, ha iniziato a guardare in maniera strutturata al contract. «Stiamo esplorando questo mondo e le richieste dei progettisti &#8211; racconta Carlo Urbinati, presidente del Cda &#8211; per sfruttare al massimo il know how e gli investimenti fatti».</p>
<p>di Enrico Netti del &#8220;Sole 24 Ore&#8221;</p>

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		<title>Pmi, la via tedesca all&#8217;export</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 10:34:11 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;internazionalizzazione degli altri. La Germania per vendite all&#8217;estero è seconda solo alla Cina - Politica di promozione vincente grazie al mix pubblico/privato &#8211; METODO COLLAUDATO &#8211; Affiancati anche dalle banche, i grandi gruppi nazionali fanno da traino alle aziende medie e piccole soprattutto sui mercati più lontani.<span id="more-1763"></span> <br />
La potenza esportatrice della Germania è nelle cifre. La più grande economia europea è il secondo esportatore mondiale dietro la Cina e l&#8217;anno scorso le sue vendite all&#8217;estero hanno superato per la prima volta la barriera dei mille miliardi di euro, con un aumento di oltre l&#8217;11% rispetto all&#8217;anno precedente. Nel febbraio di quest&#8217;anno, le esportazioni tedesche hanno toccato i 91,3 miliardi di euro, non lontane dal record mensile (da quando esistono cifre ufficiali, nel 1950) di 98 miliardi del marzo 2011.<br />
La Germania rappresenta il 9% del commercio mondiale e le sue esportazioni sono oltre un terzo del prodotto interno lordo. Un quarto dell&#8217;occupazione del Paese, secondo le stime del ministero dell&#8217;Economia, che ha competenza sul commercio estero, dipende dal successo sui mercati globali.<br />
La spiegazione di questo successo, secondo lo stesso ministero, è racchiusa in due fattori: la composizione regionale dell&#8217;export e la sua struttura settoriale. Quest&#8217;ultima è nota: auto, beni di capitale e beni intermedi. Quel che è meno evidente, scorrendo la lista dei primi mercati di destinazione delle merci tedesche (Francia, Stati Uniti, Olanda, Gran Bretagna, Italia) è che la Germania si è molto avvantaggiata negli ultimi anni del rafforzamento della crescita nei Paesi emergenti. Se, in valori assoluti, il grosso dell&#8217;export continua a esser orientato verso i Paesi industriali (quasi l&#8217;80% del totale), dalla crisi globale del 2008 in poi hanno tirato molto i nuovi mercati: dai minimi, appunto nel 2008, l&#8217;export verso l&#8217;Asia è aumentato di quasi il 60%, e altrettanto quello verso i Paesi produttori di petrolio aderenti all&#8217;Opec. La crescita delle esportazioni verso i Paesi extraeuropei (o quelli europei fuori dall&#8217;eurozona) ha compensato la debolezza della domanda proveniente dai mercati dell&#8217;area euro colpiti dalla crisi del debito sovrano e dalla recessione.<br />
Il vigore dell&#8217;export tedesco e il suo pronto rimbalzo dalla crisi globale non sono però venuti per caso. Il Paese ha una politica di lunga data di promozione delle esportazioni, rafforzata con la campagna «Active worldwide», attivi nel mondo, varata nel 2003. Fulcro di ogni iniziativa è il rapporto pubblico-privato, con un ruolo importante sia per i grandi gruppi nazionali, che spesso fanno da traino per aziende medie e piccole soprattutto sui mercati più lontani, sia per la capacità delle banche tedesche di sostenere le imprese sui mercati esteri.<br />
La spinta sui mercati esteri ruota attorno non solo alle 229 missioni diplomatiche, molto presenti sul fronte commerciale, ma anche su un network di 120 camere di commercio (Ahk) con partner locali, che ha 40mila membri nel mondo. L&#8217;altro organismo chiave è il German trade and investment (Gtai), l&#8217;agenzia che dal 2009 ha sommato le competenze, ritenute complementari, di promozione dell&#8217;export con quelle di attrazione degli investimenti esteri in Germania. Il Gtai gestisce tra l&#8217;altro un portale per il business tedesco, anche questo in collaborazione fra pubblico e privato, detto Ixpos, nato come piattaforma informativa sui mercati esteri, ma che ora fornisce anche informazioni sulla Germania e ha acquisito come funzione principale quella di &#8220;comunità degli esportatori&#8221;, con centro di e-trade.<br />
Il ministero, attraverso il Gtai, realizza insieme ai privati iniziative regionali per le diverse aree dell&#8217;economia mondiale e mette a disposizione strumenti come consulenza, ricerche di mercato, sostegno alle singole imprese presso le autorità locali dei mercati di destinazione, e anche &#8220;matchmaking&#8221; per la ricerca di partner adatti. Nel settore delle garanzie dei crediti all&#8217;export, il sistema tedesco, mette in campo la &#8220;copertura Hermes&#8221;, che data dal 1949 ed è gestito dal gruppo Euler Hermes insieme a Pwc, edvè considerato il migliore in campo internazionale. Nel 2011 ha raggiunto il volume record di 32,5 miliardi di euro.<br />
Nel marzo 2010, il ministero dell&#8217;Economia ha lanciato una nuova campagna per il commercio estero e l&#8217;investimento con l&#8217;obiettivo di focalizzare meglio gli sforzi: al primo posto, c&#8217;è la promozione delle Pmi, con l&#8217;obiettivo di coinvolgerle in tutte le missioni governative all&#8217;estero. Fra le altre priorità, ci sono la mobilitazione in concomitanza di eventi sportivi, la facilitazione del riconoscimento dei titoli di studio esteri in modo da attrarre talenti stranieri nelle industrie tedesche, l&#8217;aiuto a partecipare a gare finanziate dalle organizzazioni internazionali, e la concentrazione su alcuni settori. Dalla mobilità elettrica, alla sanità, alla tecnologia per la sicurezza, alla difesa e aerospaziale, alle energie rinnovabili, alla cultura, ai settori ad alta intensità di conoscenza. Un modo per stare un passo avanti alla concorrenza degli emergent</p>
<p>di Alessandro Merli &#8220;Il Sole 24 Ore&#8221;</p>
<p><strong>Un colosso che non vacilla</strong></p>
<p>1,3% LA CRESCITA 2012</p>
<p>Il Pil tedesco aumenterà anche nel 2012 secondo le previsioni Fmi</p>
<p>3,8% QUOTA SUL PIL MONDIALE</p>
<p>Il dato è in calo costante da 20 anni (a parità di potere d&#8217;acquisto)</p>

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		<title>Dal Salone un fatturato di 344 milioni</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 16:39:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mobile. Primi arrivi a Milano per la Fiera dell&#8217;arredamento che apre martedì a Rho-Pero: previste oltre 300mila presenze nella settimana - Ai 150 milioni generati dalla manifestazione si aggiungono i 194 dell&#8217;indotto dell&#8217;accoglienza &#8211; L&#8217;IMPATTO SUL LAVORO &#8211; L&#8217;indotto turistico ha effetti benefici sull&#8217;occupazione: 2.600 posti nella ristorazione Affittare un autista costa anche 250 euro al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mobile. Primi arrivi a Milano per la Fiera dell&#8217;arredamento che apre martedì a Rho-Pero: previste oltre 300mila presenze nella settimana - Ai 150 milioni generati dalla manifestazione si aggiungono i 194 dell&#8217;indotto dell&#8217;accoglienza &#8211; L&#8217;IMPATTO SUL LAVORO &#8211; L&#8217;indotto turistico ha effetti benefici sull&#8217;occupazione: 2.600 posti nella ristorazione Affittare un autista costa anche 250 euro al giorno. <span id="more-1761"></span></p>
<p>Attesi più di 300mila visitatori al Salone del mobile, che aprirà martedì prossimo nei padiglioni di Rho-Pero a Milano. La design week sarà, anche quest&#8217;anno, l&#8217;evento economicamente più importante per la città lombarda, con 194 milioni di euro di indotto turistico – generato in particolare dal 60% di arrivi provenienti dall&#8217;estero – e almeno altri 150 milioni riversati sul territorio dai 3mila espositori presenti in fiera.<br />
Oltre ai canoni di partecipazione all&#8217;evento incassati da Cosmit, l&#8217;ente gestore della 51ª edizione dei «Saloni» in calendario dal 17 al 22 aprile, si stima un investimento pari almeno a quattro volte tanto da parte degli operatori del comparto legnoarredo per far fronte ad allestimenti, spese di comunicazione (promozione, inviti ed eventi) e per il personale (trasferte, vitto e alloggio). Saranno almeno 180mila le presenze generate dalle aziende espositrici, con una media di 10 persone per stand per sei giorni.<br />
Agli investimenti del comparto si aggiunge l&#8217;indotto turistico della kermesse internazionale, stimato dall&#8217;ufficio studi della Camera di Commercio di Monza e Brianza: tra alloggi, ristorazione, shopping e trasporti la design week porterà a Milano anche più introiti dell&#8217;anno scorso (quando l&#8217;indotto è stato di 189 milioni), con un incremento del 3%, dovuto alla continua moltiplicazione di eventi &#8220;collaterali&#8221;. A beneficiarne maggiormente sarà il capoluogo lombardo, che assorbe il 73% dei guadagni, per lo più distribuiti nel sistema ricettivo, ma verrà coinvolta anche l&#8217;intera regione. «Ogni anno i turisti del Salone – dice Renato Mattioni, segretario generale della Camera di Commercio di Monza e Brianza – riversano sulla città una consistente ricchezza, in gran parte generata dal loro pernottamento e poi dai loro consumi. Buyer, giovani designer norvegesi, architetti irlandesi, negozianti da tutto il mondo e curiosi arrivano a Milano e spendono cifre importanti». Solamente i visitatori dell&#8217;ultima ora, nelle giornate di sabato e domenica quando la fiera sarà aperta al pubblico, dovrebbero essere oltre 35mila.<br />
Alloggi e alberghi catalizzano più di 150 milioni di euro (il 77,3% dell&#8217;indotto turistico). Sul sito di affitti online Aribnb.com, ad esempio, il milanese Alessandro, 34 anni, ha messo in locazione il bilocale dove vive in zona Corvetto e con l&#8217;incasso si finanzierà un viaggio a New York, in coincidenza con la design week, per il matrimonio di un amico. Un appartamento come il suo, nella settimana del Salone, costa circa 800 euro. È solo un esempio dei tanti business nati a Milano negli ultimi anni intorno all&#8217;evento. Basta pensare che i proprietari di alcune location del Fuorisalone (la galassia di iniziative, installazioni e mostre sparse per la città) arrivano a chiedere, per una sola settimana, il valore d&#8217;affitto di un anno intero: un open space al piano terra di 150 metri quadrati in zona Tortona, ad esempio, costa 6mila euro per sette giorni, mille euro per uno solo; su Milanolocation.it si trovano occasioni last minute a 60-70 euro al metro quadrato per la settimana.<br />
In quei giorni, poi, a beneficiare di un incremento fino al 30% degli incassi è la ristorazione: «Oltre ai tradizionali bar e ristoranti – dice Alfredo Zini, vicepresidente vicario di Epam, l&#8217;associazione dei pubblici esercizi milanesi – ci aspettiamo buoni risultati anche dai servizi di catering. Le nostre aziende hanno rapporti consolidati con le società di eventi e comunicazione che trovano la location per i brand del design e includono un servizio cocktail e apertitivi nel pacchetto del Fuorisalone».<br />
L&#8217;indotto turistico inoltre, sempre secondo la Camera di Commercio di Monza e Brianza, genera circa 2.600 posti di lavoro. Un numero che, però, potrebbe essere sottostimato se si pensa che, l&#8217;anno scorso, solo il settore della ristorazione, «ha acquistato 800mila euro di voucher per un totale di 2.500 lavoratori utilizzati a chiamata per la design week», aggiunge Zini. Basta fare un giro a caccia di annunci di lavoro online per farsi un&#8217;idea: addetti alla vendita con contratto interinale; ragazze immagine a 50 euro per serata oppure «hostess con ottimo tedesco e inglese» per 100 euro al giorno.<br />
Anche ai trasporti e allo shopping andrà una buona fetta: 3,7 milioni (1,9%) e 18,2 milioni (9,4%). Via Montenapoleone, zona Tortona, l&#8217;Isola e Brera si attrezzano in queste ore per ospitare 600 eventi del Fuorisalone, in programma per la settimana: chi volesse un autista personale per spostarsi da una parte all&#8217;altra della città, metta in conto una media di 250 euro al giorno.</p>
<p>di Michela Finizio &#8221;Il sole 24 ore&#8221;</p>

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