Nei giorni scorsi – Prove di squadra, dulcis in fundo

Nei giorni scorsi, prove di squadra per un’iniziativa in città, in centro città, legata a expo, al settore food & technologies, ma soprattutto alla città, perché coinvolge operatori del nostro territorio e offre un’occasione nuova di visibilità e fruibilità del centro cittadino della Bergamo Moderna, piacentiniana, un’iniziativa vetrina per un comparto strategico, una filiera in crescita, venti imprenditori e artigiani per la prima volta insieme davanti a un progetto comune, di valorizzazione di sistema, di rete, dalla materia prima al punto vendita, parliamo di un prodotto importante, un’identità fortemente made in Italy, artigianale, storicamente molto radicato nel nostro distretto, persone attente, curiose, con qualche diffidenza iniziale, qualche paura, come è naturale: confrontarsi è sempre una sfida, un’incognita, c’è la paura del più forte, del concorrente, del nemico, ma allo stesso tempo la consapevolezza più o meno acquisita che il vero nemico è altrove, è il prodotto industriale globale, multinazionale, non territorializzato, non fresco, non legato alla terra.

La presenza, il sostegno, anche finanziario, dell’ente pubblico è il segno, la “benedizione” che ha il potere di coinvolgere, convincere, creare la coesione, l’intento comune, la fiducia. Il vero momento significativo dell’incontro è stato il succedersi dei racconti-presentazione di ciascun operatore, con poche parole, ma cariche di significato per chi condivide quotidianamente problematiche identiche o attinenti. Non per la prima volta, vedo che anche tra le imprese di una stessa filiera, come tra membri di una stessa famiglia, il dialogo e la franchezza hanno il potere di risolvere quei problemi e abbattere quei muri che ciascuno depreca, eppure si ostina a erigere, difensivamente.

Dal racconto, dalla successione delle storie d’impresa presentate, si disegna un mondo, si delinea il senso di una filiera, emergono i vincoli e le opportunità, e si capisce che il successo, il futuro di un’industria ha bisogno di tutti, si compone pezzo dopo pezzo, dalla specializzazione di ognuno scaturisce la qualità finale del prodotto vincente, che poi il consumatore vive con soddisfazione e naturalezza, come mangiare un gelato.

Ma su tutto mi impressiona positivamente il desiderio, il coraggio di esporsi insieme, nel centro urbanistico di Bergamo Bassa, nella piazza più significativa per “manifestare” e coinvolgere, con un allestimento ad hoc, che vuole suggerire un modo nuovo, diverso, o forse antico – e cioè popolare e pedonale – di disporre e appropriarsi dell’agorà, del cardine di Bergamo Centro, quasi fosse un salotto-dehor condominiale, per momenti di piacere e relax, e di dolce far nulla, contemplando la vista frontale di Bergamo Alta da quello che probabilmente è il punto d’osservazione più appagante e scenografico, solitamente vissuto in auto, e percepito frettolosamente.

Quante leccate occorrono per mangiare un gelato?