A cosa serve uno scrittore

A niente, è chiaro. Come mi ha detto una biondina, il primo giorno in MULTI: “Oggi siamo tutti scrittori”. Eravamo in cucina, stavamo bevendo il caffè. Io pensavo: le donne ci salveranno. Si, d’accordo, alcuni di noi sono stati anche rovinati, dalle donne. Ma qui parliamo di aziende, di donne che salvano aziende ferite, o che fanno da levatrici alle start up e da balia ad aziende bisognose di un seno materno.

Ma è stata la moracciona a farmi andare di traverso il caffè, calando il carico dall’alto del suo tacco 12 e seno 90: “Non devi dire niente, ghost writer, lo sappiamo che è più facile vendere freezer in Groenlandia che libri in Italia”.

Che cosa potevo dire? Ho sorriso, un sorriso abbastanza umile, bovino.

“Guardate –  ho detto – io sono solo uno scrittore di servizio, faccio le pulizie di comunicazione”.

E intanto lavavo le loro tazzine del caffè. In quel momento riscoprivo, e comunicavo, la mia vera skill: l’umiltà. “Anni, decenni di specializzazione. Ora posso dirlo. Dalla profonda umiltà dello scrittore, viene la forza della scrittura”.

Il metodo actor’s studio applicato alla scrittura. Robert de Niro è ingrossato di 30kg per interpretare Toro Scatenato. Immedesimazione, interpretazione di un ruolo. Di una voce, di un messaggio. La tecnica, l’efficacia dello scrivere al servizio di chi ne ha bisogno.

Mi sembrava di averle convinte. Ma ho commesso l’errore di guardare negli occhi la mora. Ancora non sapevo che era la regina degli abstract.

“Diciamo – ha sentenziato – che sei la versione bio-logica, buona ancora per qualche anno, di un programma avanzato di scrittura automatizzata”. E ha girato i tacchi.