30/04/2008
Vito Di Bari
A cavallo dell’anno Mille, una gemma brillava nell’Europa medievale scossa dalle battaglie e dall’odio. Era l’abbazia di Cluny, nell’attuale Borgogna. A prima vista un semplice monastero fedele alla regola benedettina; di fatto, un ecosistema che generava ricchezza, sviluppo culturale e oculata gestione del territorio circostante.
A volte ripenso a come in quegli anni di guerre la cultura sia cresciuta e si sia diffusa, comunque e a dispetto dei tempi. In modo un po’ discreto, a dire il vero, tanto che ancora oggi si parla di un’età buia per definire quegli anni. Ma buia del tutto non lo era, perché bastava varcare le porte di un monastero cistercense o cluniacense per scoprire che scienza e cultura venivano coltivate gelosamente e assertivamente. Continua a leggere »
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24/04/2008
Giulia Crivelli
Il Salone del mobile, con i suoi 230mila metri quadrati, in 47 anni di vita è cresciuto fino a diventare una piccola città. Per l’edizione 2008, che si è chiusa lunedì, i padiglioni di Rho-Pero hanno ospitato 348mila persone, anche in questo caso un numero paragonabile a quello di un centro abitato di medie dimensioni, di cui a questo punto si può provare a stimare il Pil.
«C’è stato un tempo in cui per le aziende piccole e medie del mobile il Salone rappresentava fino al 50% dei ricavi dell’intero anno. Oggi siamo probabilmente al 30%, perché la tecnologia ha agevolato i contatti tra imprese e clienti e perché, in generale, ci si muove di più e quindi ci sono più occasioni per firmare ordini», spiega Rosario Messina, presidente del Cosmit (la società che organizza il Salone), nonché numero uno di Flou, leader nella produzione di letti di design. «Per le aziende più grandi possiamo stimare che oggi il Salone valga, direttamente, il 10-15% dei ricavi dell’anno. Poi però c’è tutta una parte di business indiretto che viene fatto nei sei giorni di fiera e che va dalla comunicazione alla nascita di nuovi contatti, che magari solo in un secondo tempo di tradurranno in ordini». Continua a leggere »
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21/04/2008
Quando pensiamo alla globalizzazione pensiamo prima di tutto alla crescita del commercio dei beni di consumo. Compriamo sempre più televisori coreani, auto giapponesi, elettronica statunitense. Quando viaggiamo, guardiamo con una certa ammirazione le vetrine del nostro Made in Italy sparse per i centri cittadini delle principali città del mondo.
In realtà, la globalizzazione dei mercati non riguarda esclusivamente il commercio dei beni di consumo, ma coinvolge anche e soprattutto lo scambio di quei componenti e quei semilavorati (i beni intermedi) che alimentano network di produzione a scala transnazionale. In pochi anni abbiamo scoperto che le automobili e i computer progettati negli Stati Uniti vengono di fatto assemblati in Messico o in Cina. Consideriamo normale che gran parte dei capi di abbigliamento disegnati e venduti a Hong Kong siano confezionati nell’area del delta del Fiume delle Perle. Continua a leggere »
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18/04/2008
di Cesare Peruzzi
È in crisi la società, non l’economia. Per Giacomo Becattini, 81 anni, uno dei massimi studiosi del nostro sistema industriale, se l’Italia arranca le cause vanno ricercate soprattutto nel progressivo scollamento del Paese. Nel suo ultimo libro, Il calabrone Italia, Becattini “salva” i distretti industriali e il modello produttivo basato sulle piccole imprese. In questa intervista, arriva a imputare le modeste prospettive del Pil alla disgregazione dell’identità nazionale. Continua a leggere »
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17/04/2008
Antonio Dini
Elton John che suona alla festa di compleanno della moglie. David Beckham per la partita a calcetto con i figli. Una dozzina di veri piccioni di piazza San Marco, a Venezia. Sono solo alcuni dei «desideri impossibili», i capricci di alcuni dei super-ricchi e super-privilegiati. E che vengono esauditi. Non solo grazie ai soldi: c’è qualcosa di impalpabile che materializza il privilegio. Sono le «card» più esclusive, riservate a pochi. Carte di credito o carte di club. Con una caratteristica: sono i gestori a scegliere i clienti e non viceversa. In pratica risultano la materializzazione dei sogni dei ricchi, da tenere nel portafoglio. Continua a leggere »
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Vito Di Bari
Una delle previsioni ricorrenti sul futuro è che presto le strade si svuoteranno perché le automobili voleranno. Io non concordo. Spostare la congestione del traffico dalle strade allo spazio sovrastante le città risolverebbe solo una minima parte del problema. Creandone altri, e non indifferenti. Per esempio: un maggiore inquinamento (anche acustico), la difficile realizzazione di aree di sosta e di parcheggio, la necessità di piste di decollo e atterraggio, la necessità di creare corsie e sensi di marcia per evitare collisioni, gli alti costi dei velivoli.
Per farla breve, ritengo che le auto volanti come le vediamo nei film di fantascienza siano una prospettiva affascinante, ma poco realistica nel breve termine. Continua a leggere »
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14/04/2008
L’uscita incentivata dei dirigenti over 50 crea un vuoto di conoscenze da gestire - IL CASO ENI Venti team di 850 dipendenti attraverso tecnologie web si occupano di scambiare e archiviare informazioni tra tutte le aree della società.
All’Eni le chiamano communities of practise o comunità di pratica. In tutto sono 20, con diverse specializzazioni per attività, 850 i dipendenti che ne fanno parte e si scambiano le informazioni. Come? «Attraverso tecnologie web che sfruttano per lo più la posta elettronica e sistemi di archiviazione che servono a sviluppare e mettere a conoscenza dei documenti e della loro evoluzione tutti i membri della community», spiega Giuseppe Perrone, responsabile servizi per il knowledge management della multinazionale petrolifera. Continua a leggere »
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Marika Gervasio
Quattro isole dedicate al made in Italy a Dubai e una esposizione campionaria ad Abu Dhabi che rappresenti le manifestazioni fieristiche della moda di Milano, dall’abbigliamento ai tessuti, alla pelletteria e alle calzature. Gli Emirati Arabi sono attratti dalle eccellenze di casa nostra e l’Italia risponde. Intanto Milano si guadagna l’appoggio del Paese alla candidatura per l’Expo 2015. Continua a leggere »
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Sergio A.Rossi
Per la maggioranza della gente, Russia significa grandi imprese, come Gazprom, Rosneft, Lukoil, e nuovo capitalismo di Stato. Ma non è più tanto vero. Va profilandosi un nuovo protagonista industriale: non la piccola impresa (oltre un milione registrato, con un probabile numero doppio reale), bensì la media azienda. Lo rivela un rapporto congiunto Expert-Nomos Bank, che offre varie sorprese. La prima è che le medie imprese dinamiche, con un fatturato tra i 10 e i 350 milioni di dollari, sono oltre 13mila, e hanno un peso nell’economia russa, come valore del fatturato, abbastanza vicino a quello dei grandi gruppi industriali. Questi ultimi hanno raggiunto un fatturato complessivo di circa 711 miliardi di dollari nel 2006 (anno più recente dei rendiconti aziendali), mentre le medie imprese sane arrivano a 568 miliardi di dollari ovvero il 44% contro il 56 per cento. È un valore molto superiore a quello dei Paesi industrializzati, dove per esempio in Italia, il peso del fatturato della media impresa, distinta da quella piccola, non supera il 21% del totale. Continua a leggere »
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Beda Romano
Nuovi dati in provenienza dalla Germania hanno confermato ieri che l’economia almeno in alcuni Paesi della zona euro continua a resistere ai venti contrari, a iniziare dall’euro forte e dal rallentamento americano. In questo contesto la Banca centrale europea è destinata dopodomani a mantenere i tassi d’interesse stabili.
La produzione industriale è cresciuta nella prima economia dell’Unione monetaria dello 0,4% mensile in febbraio. Il dato è migliore delle attese. Giunge dopo una certa debolezza degli ordini all’industria (si veda Il Sole-24 Ore di sabato), ma dopo un aumento per tre mesi consecutivi dell’indice Ifo, che riflette la fiducia delle imprese tedesche.
Il dato di febbraio di produzione industriale segue incrementi in gennaio e dicembre. Secondo Jürgen Michels, economista di Citigroup, il fatturato delle imprese industriali sarebbe quindi aumentato nel primo trimestre dell’1,9% rispetto al periodo precedente. A giocare sono l’export, ma anche la crescita del settore edile, complice l’inverno mite. Continua a leggere »
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