La vera crescita solo con le donne

Gender gap. I nodi della leadership.

Di fronte alla crisi che ha messo in luce i limiti di una classe dirigente considerata «complessivamente irresponsabile» le donne, che non hanno più paura di assumere il comando, potrebbero offrire un contributo più adatto rispetto a quello della tradizionale élite maschile. È quanto suggerito dallo studio «Con merito, nel merito. La leadership femminile per la crescita» di Aldo Bonomi, presidente di Aaster, che sarà presentato oggi durante il Forum Cultura d’impresa – Leadership al femminile del Sole 24 Ore dedicato a politiche e strategie per aumentare la competitività e innovare il sistema Italia.
Secondo le 200 professioniste intervistate da Bonomi, il difficile accesso delle donne alle posizioni apicali della società e della politica è uno dei sintomi dell’incapacità di un Paese di mettere in moto le trasformazioni necessarie per affrontare le sfide della modernità. E denunciano il tappo culturale e l’organizzazione sociale non amica della donna lavoratrice-madre-moglie-figlia.
L’Italia è fanalino di coda nel confronto con il resto del mondo. Ma negli ultimi tempi, anche grazie al dibattito che ha circondato l’approvazione della legge Golfo-Mosca sulle quote di genere, il tema della leadership femminile è salito alla ribalta. Ora le aspettative migliori, come soggetti attivi del cambiamento, sono concentrate sulle donne che entreranno nei consigli di amministrazione e nei collegi sindacali delle aziende quotate e partecipate pubbliche. E sui tre ministri donna (Anna Maria Cancellieri, Paola Severino e Elsa Fornero) del neo-governo Monti.
Quali caratteristiche vincenti ha la leadership femminile per la crescita del Paese? La ricerca di Bonomi la definisce cooperativa, collegiale, capace di costruire consenso e orientata alla condivisione delle informazioni, con maggiore abilità nell’organizzazione del lavoro e nella gestione del team, perché propende alla valorizzazione e alla motivazione dei singoli individui. Due gli snodi per facilitare l’ingresso delle donne ai vertici: da un lato la società dovrebbe investire sulla conciliazione vita-lavoro, dall’altro le donne dovrebbero fare network, per condividere esperienze e fissare percorsi virtuosi.

Il Sole 24 ore

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