L’EXPORT NON HA TRADITO L’ITALIA
CLASSIFICHE – I DATI UNCTAD/WTO
IN CORSA MALGRADO TUTTO – La caduta del 2009 non ha spento le condizioni di fondo del made in Italy e la reattività della nostra industria
Nel 2008 l’Italia ha conservato la sua seconda posizione assoluta dopo la Germania quanto a performance complessiva di competitività nell’export e nel saldo commerciale, secondo l’International Trade Centre dell’Unctad/Wto, che elabora un indicatore di competitività dei vari paesi del mondo in 14 settori del commercio internazionale. In base a tale indicatore, di cui siamo in grado di presentare gli ultimi risultati in anteprima, l’Italia figura al primo posto per competitività in tre settori, cioè nel tessile, nell’abbigliamento e nel cuoio-calzature; è seconda in altri quattro settori, nella meccanica non elettronica, nella meccanica elettrica (che include gli elettrodomestici), nei prodotti manifatturieri di base (categoria di cui fanno parte, fra gli altri, i prodotti in metallo e le ceramiche) e nei prodotti miscellanei (che includono occhiali, oreficeria, articoli in materie plastiche); il nostro paese è sesto negli alimenti trasformati (che comprendono anche i vini).
I risultati del Trade Performance Index (Tpi) mostrano la straordinaria leadership nel commercio internazionale della Germania, che conquista nel 2008 ben otto primi posti e un secondo posto per competitività sul totale dei 14 macrosettori analizzati. I tedeschi, in particolare, dominano nei mezzi di trasporto, nella chimica, nella meccanica elettrica (che include gli elettrodomestici) e nella meccanica non elettronica (apparecchi e macchine per l’industria), ma sono assai competitivi anche nei manufatti di base (che incorporano i metalli), nei prodotti in legno, nei prodotti miscellanei (che includono vari comparti in cui la Germania è forte come apparecchi medicali, fotografici, di misurazione, prodotti ottici e articoli in materie plastiche) nonché negli alimentari trasformati.
Tuttavia, anche l’Italia si dimostra estremamente competitiva, piazzandosi nella graduatoria Unctad/Wto, come detto, per ben tre volte al primo posto, quattro volte al secondo e occupando anche una sesta posizione. Va precisato, poi, che a causa delle aggregazioni statistiche risulta particolarmente penalizzata la leadership dell’Italia nel mobile, comparto incluso dal Tpi nel macrosettore dei prodotti forestali e dei prodotti da essi derivati. Altrimenti emergerebbe un’ulteriore posizione di rilievo del nostro paese, che nel mobile è leader incontrastato in Europa.
Le sette categorie di prodotti in cui l’Italia, secondo il Tpi, è risultata prima o seconda per competitività nel 2008 hanno presentato un valore complessivo del nostro export pari a 326 miliardi di dollari. Fatto ancor più importante, tali prodotti hanno garantito alla bilancia commerciale italiana con l’estero un surplus di ben 128 miliardi di dollari.
Sotto il profilo metodologico, va precisato che l’Unctad/Wto elabora da alcuni anni il suo Tpi per 14 principali macrosettori in cui è stato complessivamente suddiviso il commercio internazionale. Per ogni macrosettore di ciascun paese è stato costruito un indice composito basato su cinque sottoindicatori: il saldo commerciale; l’export pro capite; la quota nell’export mondiale; il livello di diversificazione di ogni macrosettore in termini di numero di prodotti in esso contenuti; il livello di diversificazione dei mercati. In tal modo il Tpi tiene conto non solo del valore assoluto dell’interscambio, ma anche della dimensione dei vari paesi e della loro specializzazione, nonché di eventuali loro elementi di debolezza derivanti da un’eccessiva concentrazione dell’export su pochi prodotti o su pochi mercati di destinazione degli stessi.
Le analisi dell’Unctad/Wto dimostrano che un conto è analizzare la competitività con indicatori sperimentati e universalmente riconosciuti ma un po’ astratti come i tassi di cambio effettivi reali, e un conto è andare a misurare ciò che i paesi effettivamente raccolgono in termini di risultati concreti a livello di export e surplus commerciale nell’arena della competizione globale. L’indice Tpi, inoltre, conferma nella sostanza i risultati dell’Indice Fortis-Corradini presentato a fine 2009 su queste colonne, dal quale risulta che su oltre 5.500 prodotti in cui si può suddividere con grande grado di dettaglio il commercio internazionale, l’Italia risulta primo, secondo o terzo esportatore mondiale in più di mille prodotti.
In totale, sui 14 settori degli scambi internazionali esaminati dall’Unctad/Wto, Germania e Italia insieme conseguono ben 11 primi posti e cinque secondi posti nella classifica della competitività (la Germania, infatti, è anche seconda nei tessili). Rispetto alla vecchia classifica del 2006, l’Italia nel 2008 ha conservato tutte le sue precedenti posizioni di leadership, mentre la Germania si è accaparrata un nuovo primo posto (negli alimentari trasformati, superando l’Olanda).
Da parte sua la Cina ha ormai conquistato saldamente il primo posto per competitività nell’It e nell’elettronica di consumo (nel 2006 era seconda dietro la Svezia). Il gigante asiatico, inoltre, vanta due secondi posti (abbigliamento e cuoio-calzature), due terzi posti (manufatti di base e tessili), un settimo posto destinato a crescere considerevolmente in futuro (mezzi di trasporto) e un nono posto (altri manufatti vari). La Francia strappa anch’essa qualche buon piazzamento: infatti, è seconda per competitività nell’insieme dei mezzi di trasporto, terza negli alimenti trasformati, quarta nella chimica. Mentre Australia e Russia, rispettivamente, sono prima e seconda nei minerali energetici e non.
Evidenziare questi dati non significa sottovalutare la gravità del momento e in particolare la pesante contrazione dei margini che stanno subendo oggi le nostre imprese esportatrici. La profonda crisi del commercio internazionale del 2009 ha influito negativamente sulle esportazioni di tutti i principali paesi manifatturieri e anche sull’export italiano, ma le condizioni competitive di fondo del made in Italy e la reattività della nostra industria non sono venute meno, come prova il fatto che, secondo gli ultimi dati Eurostat disponibili, nel primo trimestre 2010 l’export italiano è cresciuto rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno più di quello tedesco e francese verso numerose economie emergenti come Brasile, India, Cile, Turchia, Marocco, Uzbekistan, mentre in molti altri mercati (dalla Russia all’Egitto, dall’Argentina a Israele) continuiamo a tenere testa alla Germania.
di Marco Fortis
Il Sole 24 Ore