INNOGRAD, LA SILICON VALLEY RUSSA
Mosca. Sta per nascere una città della tecnologia, voluta dal governo per «modernizzare il paese»
Agevolazioni e un budget da 3,5 miliardi – Nokia e Microsoft interessate – IL RUOLO DELLO STATO – L’ideologo Surkov: «Da noi il cambiamento deve venire dal potere costituito, non possiamo aspettare in eterno i litigi dei liberali»
SAN PIETROBURGO. Dal nostro inviato
L’iPad non è ancora in vendita in Russia, ad Arkadij Dvorkovich – consigliere del presidente – lo ha portato un amico dall’America. E Dmitrij Medvedev ci ha subito messo le mani: se c’è una differenza tra lui e Vladimir Putin, è l’amore per l’informatica. «Non ero convinto, pensavo fosse più piacevole leggere un libro tenendolo in mano, sentendone il profumo. Ma sapete una cosa? Ho provato, e mi è piaciuto», raccontava qualche settimana fa il presidente russo ai membri del Consiglio scienza e tecnologia.
Gli avevano scaricato “Un eroe del nostro tempo” di Lermontov: un diamante della tradizione russa in abito hi-tech. Un richiamo al futuro che è diventato il centro dei pensieri di Medvedev, partendo dalla consapevolezza che l’economia russa non sopravviverà, se non riuscirà a diversificare investendo nell’innovazione. Il presidente definisce «umiliante» e «primitiva» la dipendenza del paese dalle materie prime: modernizzazione sarà dunque la parola d’ordine al Forum economico di San Pietroburgo, la Davos russa che da oggi a sabato consegnerà alle centinaia di stranieri presenti l’invito a partecipare a un progetto ambizioso, una città del futuro che nei piani del Cremlino diventerà il motore del cambiamento. «Non chiamatela Silicon Valley, non ci piace – puntualizza un’autorevole fonte ai vertici del governo russo – si potrebbe pensare che imitiamo ciò che già esiste. Mentre noi vogliamo creare qualcosa di nuovo, un luogo in cui l’innovazione sia nell’aria». Alla ricerca di un nome, in omaggio alle passioni di Medvedev, qualcuno ha suggerito iGorod.
Oppure Innograd. La città dell’innovazione russa sorgerà accanto alla Business School di Skolkovo, fuori Mosca, e certo non sarà seconda a nessuno per ambizione: «Abbiamo bisogno di un luogo in cui i miracoli diventino possibili», riassume Vladislav Surkov, l’ideologo del Cremlino che per la Russia coniò il marchio di “democrazia autoritaria”.
Anche in questo caso il progresso verrà gestito dall’alto, con profondo disappunto di chi ha in mente i garage e le start-up di Palo Alto. «Il governo non si deve mettere di traverso, in California non parliamo di politica ma di tecnologie», diceva nei giorni scorsi a Mosca Don Wood, managing director del fondo di venture capital Draper, Fisher & Jurvetson. L’assenza di libertà politica non soffoca la creatività? Surkov non ci gira intorno: «In Russia lo strumento della modernizzazione è il potere costituito – ha chiarito in un’intervista a Vedomosti – se inserissimo il pilota automatico in attesa che quei bisticcioni dei liberali creino un miracolo economico con i loro infiniti dibattiti, aspetteremmo in eterno». Medvedev sembra d’accordo: «Molte cose in Russia si realizzano solo se ci pensa il capo dello stato. La nostra società ha sempre funzionato così. Non sarà bello, ma è un fatto».
Così Innograd avrà un supervisore, Viktor Vekselberg, oligarca a tutto campo – dalle materie prime all’hi-tech – scelto dal presidente; una Commissione per la modernizzazione e un Consiglio scientifico che valuteranno progetti di ricerca e partner; burocrazia ai minimi, e naturalmente un budget affidato per la parte principale alle casse statali: 3,5 miliardi di dollari da qui al 2015. I primi abitanti sono attesi nel giro di tre anni, «i migliori ricercatori a cui verranno garantite le condizioni migliori», dice Surkov.
Innograd e le sue aziende potranno infatti contare su privilegi senza precedenti: esenzioni fiscali finché le vendite non toccheranno il miliardo di rubli l’anno (34 milioni di dollari); emendamenti alla legge sullo status legale dei cittadini stranieri – purché altamente qualificati; polizia e amministrazione ad hoc: «Nella nostra città non ci sarà spazio per la corruzione – dice Vekselberg – dobbiamo uccidere il drago al nostro interno, e dimostrare quanto può cambiare la Russia».
Ma è proprio la straordinarietà del progetto Innograd a generare scetticismo: e il resto del paese? Il fatto che si debba creare artificialmente un laboratorio di cultura imprenditoriale dimostra quanto l’ambiente del business sia poco propizio alla modernizzazione. «Qui si parla di innovazione quando il costo di costruzione delle strade è il più alto al mondo – scrive l’economista Vladimir Ryzhkov – e questo perché solo una piccola parte dei miliardi stanziati arriva a destinazione». C’è chi ricorda le città della scienza del passato sovietico, i centri di ricerca su nucleare e armamenti chiusi al mondo e conosciuti solo con il numero della casella postale; e chi si interroga su progetti più recenti, le zone economiche speciali di Dubna, Pietroburgo, Tomsk, Zelenograd: non sarebbe stato più saggio investire su ciò che già esiste?
Un docente dell’Università di Mosca, che non vuole veder pubblicato il proprio nome, non si fa incantare da Surkov: «Abbiamo passato la vita a rincorrere l’Occidente – si arrabbia – prima Stalin, poi Gorbaciov. Non eravamo mai all’altezza. E adesso, di nuovo?». «Modernizzare senza investimenti stranieri non sarà possibile», risponde la fonte del governo. La svolta si baserà su innovazione interna e import di tecnologie. Così, a Pietroburgo la Russia conta di raccogliere adesioni tra gli ospiti stranieri: Nokia, Microsoft e Cisco stanno già considerando l’apertura di centri di ricerca a Innograd. Ed è proprio nella “vera” Silicon Valley che Medvedev andrà a trarre ispirazione la prossima settimana, su invito di Barack Obama. Perché al di là di critiche e dubbi, fa sul serio: «L’idea di Skolkovo è come l’arca di Noè – sintetizza il responsabile scientifico del progetto, il fisico Zhores Alferov, unico Nobel a non aver abbandonato la Russia – vi abbiamo riposto tutte le nostre speranze di sopravvivenza».
IDEE E CULTURA D’IMPRESA
Progetti hi-tech
Il Cremlino ha affidato le proprie speranze per modernizzare la Russia a una città di ricercatori e scienziati che contribuiscano alla diversificazione dell’economia con progetti e idee innovative, da sviluppare poi su base industriale. Una specie di Silicon Valley che nascerà alle porte di Mosca, e sarà gestita dallo stato
Il coordinamento di quella che qualcuno ha già chiamato Innograd è stato affidato a Viktor Vekselberg, 53 anni, presidente del conglomerato Renova con interessi dal petrolio all’alluminio, grande collezionista di uova Fabergé. Avrà il compito di selezionare le idee migliori e trasformarle in business
Le priorità indicate dal presidente russo Dmitrij Medvedev sono energia, information technology, telecomunicazioni, biotecnologie, nucleare. Copresidente del consiglio di supervisione di Innograd sarà Craig Barrett, ex presidente di Intel
Tra le compagnie straniere che stanno studiando la possibilità di aderire al progetto si sono fatte avanti Nokia, Cisco, Microsoft e Citigroup
Al Forum in programma oggi e domani a San Pietroburgo il presidente Nicolas Sarkozy indicherà le aziende francesi interessate
di Antonella Scott
Il Sole 24 Ore