10/05/2010
Grande distribuzione. Insegne e industria di marca selezionano le referenze Ma i leader non rinunciano a investire nell’innovazione Si vede e non si vede. Ma c’è. La crisi non ha rivoluzionato il mercato ma ha lasciato il segno sugli scaffali della distribuzione. E ha frenato la spinta verso l’innovazione. Un fenomeno sfuggente che ha però regalato qualche numero. In base ai dati presentati da Iri Infoscan, infatti, i nuovi prodotti offerti dalla grande distribuzione a gennaio di quest’anno sono stati più di trentaseimila. Quelli morti, cioè eliminati dall’offerta, più di quarantamila. Un saldo negativo che ha portato alla scomparsa di più di tremila nuove referenze dagli scaffali. Un fenomeno legato alla crisi? «Certamente –, spiega Gianmaria Marzoli, di Iri –, ma non bisogna dimenticare che il numero di codici presentati ai clienti rimangono tantissimi. Quelli che escono, infatti, pesano circa il 4% sul totale, così come quelli che entrano. Il grosso del volume è dato dai codici che restano, che hanno un peso del 96 per cento. La crisi economica, però, ha portato una maggiore attenzione nella sostituzione dei prodotti». Maggiore selezione significa quindi meno prodotti innovativi? «Riscontriamo che c’è sempre meno vera innovazione – spiega Andrea Colombo, direttore commerciale di Billa –, gli spazi sono sempre più saturi ma la gente ama le novità. Noi, infatti, proponiamo periodicamente un volantino nel quale presentiamo quattro nuovi prodotti ai nostri clienti. Insomma la vera innovazione, da noi, trova sempre spazio». «L’esperienza ci ha insegnato – racconta Nicola Neri, Client Consulting di Nielsen Bases –, che chi investe in un periodo di recessione esce meglio dalla crisi. I leader del mercato, infatti, ragionano con un’ottica di medio/lungo termine e continuano a investire in innovazione». Continua a leggere »
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05/05/2010
NUOVA EUROPA – SEI ANNI NELL’UNIONE EUROPEA
Zone economiche speciali, fondi europei: la crisi non ferma l’arrivo dei gruppi esteri
- APPALTI E PRODUZIONE – Cafiero (Gruppo Astaldi): «Bandi con tempi certi, nelle infrastrutture in vista molte opportunità» Brembo investe 85 milioni
VARSAVIA
A poco meno di un mese dalla catastrofe aerea di Smolensk, dove hanno perso la vita il presidente Lech Kaczynski e altre 95 persone, in buona parte alte cariche dello Stato, è l’economia a risollevare il morale della Polonia. «Quello che sta accadendo alla Grecia – ha dichiarato in un’intervista televisiva il governatore pro tempore della Banca centrale polacca, Piotr Wiesiolek – avrà un impatto limitato sulla Polonia: abbiamo buoni fondamentali, e godiamo della fiducia degli investitori. L’apprezzamento dello zloty ne è la prova migliore».
A sei anni dall’ingresso nella Ue, il sistema Polonia supera l’esame di maturità e conta danni tutto sommato limitati. Anche durante la fase peggiore della crisi il paese è riuscito infatti a crescere (il +1,7% del 2009 è il risultato migliore nel panorama Ocse), e gli investimenti esteri non si sono fermati. Ora la manna di Bruxelles, oltre 81 miliardi di euro fino al 2013, dà l’opportunità ai polacchi, ma anche agli investitori esteri, di ripartire con forza e determinazione. Secondo l’Agenzia polacca per gli investimenti stranieri, nel primo trimestre sono stati 132 i nuovi arrivi, con un aumento del 70% sull’analogo periodo del 2009. In valore gli investimenti hanno superato del 50% quelli realizzati nello stesso periodo del 2009.
«Tra i motivi che hanno protetto il mercato dalla recessione – dice Giuseppe Cafiero, vice presidente del gruppo Astaldi, impegnato in Polonia nella costruzione di alcuni lotti autostradali e della seconda linea della metropolitana di Varsavia – c’è la grande serietà del paese. Il comportamento è lineare, le cose si fanno come stabilito. Le faccio l’esempio della metropolitana di Varsavia: hanno lanciato il bando solo quando hanno avuto la certezza che ci fosse il benestare di tutti gli enti interessati. Ed erano già stabiliti anche i tempi per le risposte alle contestazioni avanzate da chi aveva perso la gara». Astaldi ha usato un approccio graduale al mercato, studiando il sistema degli appalti e la metodologia contrattuale. «Il rovescio della medaglia – prosegue Cafiero – è una certa mancanza di flessibilità e una legislazione farraginosa. Compensata però dal fatto che, se si supera un ostacolo, questo non si ripresenta. Ora molte opportunità da cogliere sono nelle infrastrutture: degli 81 miliardi di fondi europei, 25 sono destinati alle infrastrutture, tra le quali il rifacimento della rete ferroviaria e l’ammodernamento delle vie d’acqua». Continua a leggere »
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