30/04/2010

I ROBOT AVANZANO IN GERMANIA

Macchine utensili. Le imprese italiane hanno conquistato quote di mercato a scapito del paese partner
VALORE AGGIUNTO – Losma, presidente Ucimu: «Garantiamo ai clienti soluzioni personalizzate che i concorrenti non sono in grado di assicurare»
 

MILANO
Sprint dell’export per i robot. In meno di vent’anni i macchinari made in Italy hanno guadagnato quote di mercato internazionale, soprattutto a scapito della Germania. Il rapporto tra il dato di produzione dell’industria italiana di settore e di quella tedesca è passato dal 30% al 50 per cento. Lo mette in evidenza il rapporto che sarà presentato lunedì, con paese ospite d’onore proprio l’Italia, alla fiera di Hannover che verrà coinaugurata, nube islandese permettendo, da Angela Merkel e dal presidente del consiglio, Silvio Berlusconi.
I numeri parlano chiaro. Nel 1990, la produzione italiana di macchine utensili era pari a 2,9 miliardi di euro, contro gli 8,4 miliardi realizzati dai tedeschi; nel 2009 l’Italia ha prodotto robot per 3,8 miliardi, la Germania per 7,5. Il rapporto della produzione italiana rispetto a quella tedesca è passato da un terzo alla metà. Un bel balzo, se si pensa che le imprese italiane devono fare i conti con strutture produttive assai più piccole e un sistema paese che non sempre fornisce gli stessi strumenti di cui possono disporre i concorrenti.
Se guardiamo l’export, nel 1991 l’Italia aveva appena il 9,2% del mercato mondiale dell’automazione industriale, mentre la Germania viaggiava sul 28,7 per cento. Arrivati al 2009, la situazione non si è ribaltata, nel senso che non c’è stato nessun sorpasso ma il made in Italy ha sfiorato quota 12%, mentre la Germania ha perso qualche punto, scendendo al 25,8 per cento. Una quota di tutto rispetto dal momento che i tedeschi controllano ancora più di un quarto del mercato internazionale. D’altra parte, nello scenario mondiale l’Italia gioca un ruolo di primo piano, quarti nella graduatoria di produzione, gli italiani occupano il terzo posto in quella dell’export. «In effetti – commenta il presidente dell’Ucimu, Giancarlo Losma – oltre la metà della nostra produzione finisce all’estero. Un dato, questo, che dimostra la capacità degli imprenditori italiani del settore di intercettare la domanda e capire il cliente». Continua a leggere »

14/04/2010

PONY EXPRESS IN BICI TRA I COLLI DI ROMA

Partire dalla propria passione, adeguarla ai tempi e costruirci attorno una professione: è il sogno di tutti. Che per qualcuno si avvera. Giacomo Elia, laureato in Biologia molecolare, lavora nel laboratorio dell’Istituto Regina Elena di Roma alla sperimentazione di farmaci antitumorali. Ma la sua passione è la bicicletta e il suo hobby è riparare quelle vecchie che non van più. Nel 2003 apre una ciclo-officina all’interno di una fabbrica dismessa occupata da un centro sociale. L’anno successivo si sposta in un altro quartiere dove intreccia la cultura delle due ruote con l’arte di strada di un’associazione teatrale. Dopo aver vinto un concorso del Comune di Roma per “giovani idee”, costruisce un enorme cassonetto rosa per la raccolta di biciclette usate che viene installato alla Garbatella.
Nel 2005 arriva il momento di decidere quale strada prendere: o la ricerca farmacologica o un’attività imprenditoriale che valorizzi le sue capacità meccaniche e assecondi l’intuizione che in un mondo assediato dai motori la bici abbia un futuro. «Ho lasciato il laboratorio senza troppi rimpianti – ricorda Giacomo – e ho aperto un negozio di vendita e riparazione al Pigneto. È un quartiere popolare, abitato soprattutto da ferrovieri, con vie strette, inadatte alle auto». BBike, così si chiama il negozio, si trasforma presto in un luogo di incontro tra appassionati della domenica e ciclisti professionisti. Si organizzano pedalate sui colli e gite nelle città europee che riservano alle due ruote lunghi percorsi dedicati. Viaggiare, si sa, apre la mente. Ma anche osservare dalla vetrina del proprio negozio i furgoni che ogni giorno tentano inutilmente di farsi largo tra le auto parcheggiate in doppia fila per consegnare una busta o un pacchetto stimola riflessioni. Continua a leggere »

AUTO, JEANS, CELLULARI: CHI VINCE I DUELLI DELLE GRANDI MARCHE

Marketing. Le classifiche Bav sulla forza dei brand. Il primato di Coca Cola e McDonald’s resiste a decenni di sfide commerciali.
- SCONFITTE ONOREVOLI – Apple, Puma e Diesel non centrano il sorpasso ma incalzano i rivali mettendo in campo maggiore spinta innovativa.

Coca Cola batte Pepsi, Levi’s primeggia su Diesel, Canon surclassa Nikon. Ma anche McDonald’s spiazza Burger King, Adidas brucia Puma, mentre prosegue il testa a testa tra Bmw e Mercedes. A guardare la speciale schedina del toto-marche elaborata da Young and Rubicam per Il Sole 24 Ore sembra quasi che il tempo non sia passato dagli anni ’90 ad oggi. «I vincitori – spiega il presidente di Young & Rubicam Italia Marco Lombardi – sono le marche globali con decenni di storia alle spalle». Ma al di là dell’esito al fotofinish, i Golia mostrano in alcuni casi di avere i piedi di argilla: «Sono forti in statura – prosegue Lombardi –, ma stanno iniziando a perdere in capacità di distinguersi, che è il segno caratteristico della marca. Tanto che già oggi brand come Apple, Puma e Diesel stanno minacciando i loro eterni concorrenti perché mostrano più carattere e tra i giovani consumatori potrebbero già mostrare una loro leadership».
Le dieci battaglie selezionate sono state analizzate sotto la lente del Bav, un indice sintetico che misura lo stato di salute di una marca secondo due principali coordinate: da un lato la statura, ovvero ciò che un brand ha costruito nel tempo – la percezione di qualità e di popolarità, la vicinanza e la comprensione delle persone – e dall’altro la forza, cioè il carattere, che rappresenta il potenziale di crescita futura e la capacità di differenziarsi dagli altri. Un’indagine che Young & Rubicam conduce dal 1993 in 51 paesi e che in questo caso ha ristretto il campo a Italia, Francia, Spagna, Germania, Gran Bretagna, Usa, Brasile, Russia, India, Cina e Giappone, consentendo un confronto tra il 2009 e gli anni ’90. Solo in due casi il tempo ha modificato l’esito della gara: la guerra dei telefonini e quella dei pc. Se negli anni ’90 Samsung riusciva a battere Nokia ai rigori per 5 a 4 e due pareggi (in Russia e Giappone), oggi è il brand finlandese a trionfare. «Nokia vince – sottolinea Lombardi – per la sua esperienza e per la capacità di tenere fede alla sua missione che è il telefono mobile, mentre Samsung ha puntato su un’offerta più vasta». Continua a leggere »

IL MOBILE RIPARTE CON L’EXPORT

Verso il Salone. Nel 2009 il sistema arredo-casa ha sofferto, ma alla vigilia della fiera milanese c’è ottimismo. Dai mercati internazionali aumentano i segnali positivi per i distretti.

I cattivi risultati del 2009 non hanno spaventato più di tanto gli imprenditori del sistema mobile. Anzi. Sono infatti parecchi i protagonisti, dagli architetti ai designer, che hanno messo in campo strategia nuove, e diversificate (dall’illuminazione all’arredamento) per “conquistare” i visitatori, in gran parte stranieri, che sono attesi numerosi al Salone del mobile di Milano, la grande fiera che, da mercoledì 14 a lunedì 19, occuperà tutti i padiglioni di Rho e coinvolgerà l’intera città con presentazioni, eventi e mostre.
I numeri dicono che i distretti industriali dell’arredo-casa hanno archiviato un 2009 non propriamente positivo sul versante delle esportazioni (e della produzione). Nello scorso anno – il periodo in assoluto più nero della storia recente delle aree sistema e dell’intero made in Italy – l’export dei 101 principali cluster manifatturieri monitorati dalla Fondazione Edison è stato di 56,2 miliardi di euro, in calo del 20,6% rispetto al 2008, avendo lasciato per strada una quindicina di miliardi. Secondo la World trade organization (Wto), le esportazioni manifatturiere 2008 dell’Italia nel suo complesso avevano superato i 103 miliardi di euro. Per i mobili è però andata leggermente peggio: i 16 distretti dell’arredo-casa, sempre secondo le rilevazioni omogenee della Fondazione Edison, sono infatti arretrati sui mercati esteri del 21,9 per cento. Da sottolineare che l’industria del mobile (il sistema legno-arredamento ha un giro d’affari che supera largamente i 35 miliardi di euro) è una delle colonne portanti dell’industria: non per niente il sistema dell’arredo-casa è una delle cosiddette “quattro A” analizzate da Marco Fortis insieme ad abbigliamento-moda, automazione-meccanica, alimentari e vini. Da ricordare che sei mobili su dieci del made in Italy vengono prodotti nei distretti, che assorbono anche il 45% degli addetti.
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01/04/2010

30.03.2010. INTRODUCING CICLOTTE: TRIENNALE DI MILANO, VERNICE DI PRESENTAZIONE.

Lo showreel dell’evento.