DOPO I BRIC, SARA’ LA VOLTA DEGLI “STIM”

Focus. Con l’aiuto degli esperti, previsioni statistiche alla mano, abbiamo cercato di inviduare quali saranno i mercati-chiave di domani
Sudafrica, Turchia, Indonesia, Messico: ecco gli emergenti che raccoglieranno il testimone – Quattro paesi in corsa per ereditare i ruoli di Brasile, Russia, India e Cina

IL MONDO NEL 2050 – Messicani e indonesiani siederanno nel G7, mentre i turchi avranno un reddito pro-capite pari a quello degli Usa oggi

FUTURO AL FEMMINILE – A trascinare i consumi sudafricani è la classe media nera, e al suo interno le donne, che decidono il 40% della spesa

Era il novembre del 2001. Jim O’Neill, di Goldman Sachs, neanche se lo immaginava, che dando alle stampe quel report avrebbe fatto fortuna. Nove anni fa nasceva l’acronimo Bric: stava lì, sintetico, esaustivo, a dire che Brasile, Russia, India e Cina sarebbero diventati i nuovi mattoni – per assonanza: in inglese, mattoni si scrive brick – senza i quali l’architrave del nuovo ordine mondiale non si sarebbe retta in piedi.
Oggi la Cina è un paese più emerso che emergente, il Brasile corre la sua corsa accelerata, l’India è un’economia da cui l’Asia non può prescindere e la Russia – di tutti la meno brillante – gestisce pur sempre alcune delle più grandi ricchezze naturali. Il loro ruolo, insomma, è un dato di fatto. Per questo è l’ora di una nuova scossa. È l’ora di cercare i prossimi quattro.
Chi verrà dopo i Bric? L’architrave è solida, i mattoni ci sono. Il mondo corre sempre più veloce, ha bisogno di vapore. Dopo Bric, sarà la volta di Stim: Sudafrica, Turchia, Indonesia, Messico. In inglese, vapore si scrive steam, ma si pronuncia proprio così.
Stim è una proposta, non una certezza. Non il punto di arrivo, ma quello di partenza per una discussione sui paesi dove puntare gli occhi e guardare come nuovi mercati. Stim è la sintesi innanzitutto di dati economici, poi di pareri raccolti tra gli esperti, di suggestioni, anche di critiche. E alle critiche, naturalmente, si presta.
Perché proprio Stim? In una lettera al presidente del consiglio dell’Unione europea Herman van Rompuy, del 4 febbraio scorso, il presidente del gruppo dei liberaldemocratici al Parlamento Ue, Guy Verhofstadt, scrive: «Nel 2050 il G7 sarà composto da Usa, Cina, India, Russia, Brasile, Messico e Indonesia». Secondo il Fondo monetario, nel 2013 il Pil dei paesi emergenti supererà quello dei paesi avanzati: per quella data, la Cina varrà l’11,4% del totale, il Messico il 2%, la Turchia l’1,4 e l’Indonesia l’1,3. Nel 2050 il Messico sarà la sesta più grande economia del mondo, sorpassando anche la Russia; l’Indonesia supererà l’Italia e il Canada, mentre la Turchia avrà redditi pro-capite pari a quelli americani di oggi. E il Sudafrica? Jim O’Neill, delle sue potenzialità, si era già accorto nel 2003, e al futuro del Sudafrica aveva dedicato un report apposito. E poi Pretoria ha una popolazione che cresce in fretta, ha tanti giovani, una classe media tra le più interessanti, e, non ultimi, ospita fra 100 giorni i Mondiali di calcio.
Nel 2005 O’Neill scriveva: «I Bric non sono solo paesi in via di sviluppo dalla crescita sorprendente. Sono speciali perché hanno le dimensioni e le carte in regola per sfidare le maggiori economie in termini di infuenza sul mondo». Una definizione perfetta per cercare i prossimi grandi quattro. Ma al guru di Goldman Sachs la proposta Stim non piace: «Sudafrica, Turchia, Indonesia e Messico – dice – sono tutti fra i “nuovi 11″ che già ho segnalato nel 2005, e non sopporto l’idea di separarne alcuni dal gruppo. E dopo 5 anni, ritengo che nulla sia cambiato». Gli undici, insomma, per O’Neill restano quegli undici: oltre ai quattro Stim, Bangladesh, Egitto, Iran, Corea del Sud, Nigeria, Pakistan, Filippine e Vietnam.
A metà febbraio, la società di ricerca Euromonitor International se ne esce però con lo studio «New Frontiers: Strategy Briefing on the Next Eight Emerging Economies». Parla di otto paesi: i quattro Stim, più Argentina, Polonia, Arabia Saudita e Corea del Sud. Ma la sua autrice, Alex Mc Kie, senior analyst, è d’accordo nell’indicare proprio nei quattro Stim l’effettiva prima linea. «L’Indonesia – dice – è il quarto paese al mondo per abitanti, all’89% musulmani, ed è tra i pochi ad aver evitato la recessione grazie alla forza dei consumi interni. Il Sudafrica invece ha il tasso maggiore di crescita della popolazione, e a trascinare i consumi è la nuova classe media nera, e al suo interno sono le donne nere a decidere il 40% di tutto quello che viene speso nel paese». A Pretoria dunque la scommessa è affascinante: il futuro è nero, ed è pure donna.
Per Mc Kie, i nuovi Bric vanno visti soprattutto come i prossimi grandi mercati per il vecchio Occidente. «La strada per diventare anche i prossimi grandi produttori, come la Cina, invece è lunga», ammette. Né dobbiamo dimenticare le altre difficoltà: «Il Messico, per esempio – dice – ha accusato duramente la crisi americana, anche in termini di rimesse e di rientro di emigrati. La sua classe media, abituata a veder crescere il proprio standard di vita, è rimasta scottata dalla crisi e ora si muove guardinga. La Turchia è troppo dipendente dall’export, troppo bisognosa di materie prime. E al pari dell’Indonesia, sconta una preoccupante disoccupazione giovanile con cui dovrà fare i conti non solo economici, ma anche sociali».
A Paolo Guerrieri, docente di Economia internazionale alla Sapienza di Roma e vicepresidente dello Iai (Istituto Affari Internazionali), Stim piace a metà: «La vera storia dei Bric l’ha fatta la Cina, o meglio ancora l’Asia. Per questo i prossimi quattro grandi vanno ancora cercati lì, nell’area che si sta rivelando il nuovo motore del mondo». Obbligato a una scelta, Guerrieri opta per il Vietnam al posto del Messico, «troppo legato agli Usa e ai suoi tassi di crescita tipicamente occidentali». E se la Turchia lo convince, leverebbe il Sudafrica dalla lista: «Sarebbe importante che questo paese spiccasse il volo, ma è più un nostro auspicio, una nostra esigenza morale legata alla sua storia così particolare, e meno una realtà concreta». Al suo posto, vede meglio i colleghi africani dell’Egitto, «la mancata promessa del Continente nero. Anni fa, avevano lo stesso reddito pro-capite della Corea del Sud. Poi hanno rallentato, ma potrebbero di nuovo correre». «Vite», dunque, meglio di Stim? I prossimi anni ci diranno chi vince la scommessa.

di Micaela Cappellini
Il Sole 24 Ore

 

QUESTI, SECONDO GLI ESPERTI, I NUOVI BRIC

Jim O’Neill 

Goldman Sachs

Inventore dei Bric

I nuovi emergenti, secondo il guru della teoria Bric, sono 11: Bangladesh, Egitto, Indonesia, Iran, Corea del Sud, Messico, Nigeria, Pakistan, Filippine, Turchia, Vietnam

Alex Mc Kie

Euromonitor International

Analista

Concorda con la sigla Stim , ma nel suo ultimo studio ne segnala otto in tutto: ai nostri quattro aggiunge Argentina, Corea del Sud, Polonia e Arabia Saudita
Paolo Guerrieri

La Sapienza/ Iai
Economista

Professore di Economia internazionale, alla sigla Stim (di cui salva solo due paesi) contrappone l’acronimo «Vite»: Vietnam, Indonesia, Turchia ed Egitto

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