24/03/2010

LE PMI VINCONO SE RIMANGONO LEADER DI NICCHIA

L’economista Arrigo Sadun, direttore esecutivo del Fondo monetario internazionale per l’Italia, conosce la struttura produttiva del made in Italy per aver lavorato con Paolo Savona ad alcuni “quaderni” e pubblicazioni scientifiche sull’economia italiana.
A margine di un incontro nel Bresciano con vari imprenditori locali, accetta di rispondere a qualche domanda sul ruolo delle piccole e medie imprese del made in Italy per uscire dalla crisi.
L’analisi dell’economista Sadun parte da lontano. L’Italia non è un paese a rischio: «La ripresa dipende dalle Pmi perché non abbiamo altri a cui affidarci», a condizione che sappiano investire in ricerca e innovazione con intelligenza perché la «nostra capacità di crescita dipende più da vincoli strutturali che dalla congiuntura mondiale, anche se sul terreno resteranno parecchi morti e feriti, cioè quelle aziende che non sanno reagire per tempo alla recessione».

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IL “GIRL EFFECT” PORTA RICCHEZZA

Kristof e WuDunn, premi Pulitzer, dimostrano che il ruolo della donna favorisce lo sviluppo.

Soldato Bill Gates, arruolato. Soldato Oprah Winfrey, arruolata. Soldato Khaled Hosseini, arruolato. Si ingrossano sempre di più le fila dei reclutati vip e meno vip per combattere l’oppressione delle donne, soprattutto in Asia e in Africa. Un fenomeno che ha molti volti, tutti poco conosciuti, come la riduzione in schiavitù e la tratta internazionale di quasi tre milioni di persone all’anno, quasi tutte minorenni e costrette alla prostituzione (fonte Onu), ma anche la morte di una partoriente ogni minuto e i gravissimi maltrattamenti subiti da milioni di donne che valgono meno di zero per la loro comunità di appartenenza. Ma ora la nube dell’ignoranza si sta diradando, come testimonia la recente copertina dell’Economist sulla “scomparsa” di 100 milioni di donne, per aborti selettivi praticati soprattutto in Cina, incidenti domestici procurati e incurie deliberate.

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17/03/2010

IL MOBILE SI FA CINESE E SCHIVA LA CRISI

Il basso di gamma come exit strategy negli storici metadistretti del Triveneto e di Matera – RITORNO ALL’ANTICO – La domanda estera non decolla e i prodotti low cost che fino a oggi sembravano tipici dei mercati asiatici sono l’àncora di salvezza delle imprese

«Siamo come in guerra, davvero», sbuffa Lorenzo Bucciol, dalla ridotta di Gorgo al Monticano, Alta Marca trevigiana. Trent’anni fa ha fondato la Legnox, settore mobili per il bagno. Oggi che ne ha 53 e che la sua creatura ha passato indenne il 2009 senza un’ora di cassa integrazione per i cinquanta dipendenti (12 milioni di fatturato di cui il 60% esportato e solo un -15% nel portafoglio ordinativi), non ha alcuna intenzione di sedersi sugli allori, anzi, ma prova a dare la sua ricetta anticrisi: «Stiamo costruendo una nuova rete vendita sui mercati europei e studiamo una nuova collezione, più attenti al rapporto prezzo/valore percepito», spiega. Se tutto va bene, «grazie ai nuovi materiali e a una progettazione più oculata, dovremmo riuscire a tagliare il prezzo finale del 15 per cento». E, badate, «non facciamo mobilio di alta gamma ma fascia media, alla portata di tutti: il segreto è che i clienti siano sicuri di fare un buon affare acquistando i nostri prodotti. Si convincano di spendere un po’ meno del valore effettivo del prodotto…».
I mercati esteri nel frattempo non decollano ancora dopo dodici mesi di calma piatta: dalla Russia, che per alcuni anni ha assorbito il 70-75% dell’export triveneto, prima che scoppiasse la crisi e la grana delle dogane (con i dazi su camere da letto e sale da pranzo che passano in pochi giorni dal 30 al 45%) ai tradizionali mercati occidentali (Usa, Germania, Francia, Austria e Inghilterra). Meno 30/40% negli ordinativi è ancora il profondo rosso più comune lungo lo stradone ingolfato che corre dal quartiere del Piave a Motta di Livenza e a Pordenone: il primo distretto, anzi metadistretto del mobile italiano (314 imprese per 11mila addetti), che negli anni d’oro pre-crisi è arrivato a produrre il 23% dell’arredamento italiano, di cui il 52% esportato.
Allora c’è chi ultimamente ha preso a girare persino nelle fiere del Kurdistan per inventarsi qualche nuovo sbocco. Seminare e pazientare. I veneti sono maestri in questo. Sta meglio paradossalmente «chi fa prodotto finito sul medio-basso di gamma per il mercato domestico», spiegano dalla Federlegno-arredo regionale, contro tutti i manuali di economia e la retorica sul calabrone italiano. È il modello Bucciol. D’altronde la gente ha pochi soldi. Oppure «chi è salito sul carro Ikea e della grande distribuzione». Continua a leggere »

LE MEDIE IMPRESE RESISTONO

Risultati migliori delle multinazionali ma il fisco penalizza la redditività

- VERSO IL RILANCIO – La crisi non scalfisce la solidità patrimoniale di gran parte delle aziende, che sono pronte a ripartire con nuovi investimenti

La crisi picchia anche sul Quarto capitalismo ma le 4.500 medie imprese manifatturiere italiane reggono meglio delle altre e si preparano alla ripresa. Bilanci alla mano, la nona edizione dell’indagine di Mediobanca e Unioncamere dimostra che nel 2008-2009 le medie imprese industriali – quelle cioè che hanno tra i 50 e i 499 dipendenti e un fatturato tra i 13 e i 290 milioni di euro – hanno perso in termini di ricavi (-10/12%) e di margini (-1/3) ma meno del previsto. Se poi si considera l’intero decennio 1998-2007 le medie imprese vincono il confronto con le grandi sia in termini di crescita del fatturato, del valore aggiunto, dei margini, degli investimenti, dell’export e dell’occupazione sia in termini di solidità patrimoniale. Più controverso è il confronto sulla redditività che le medie imprese si aggiudicano in termini di Roi ma non sul Roe, perché nella crisi hanno sacrificato i margini per difendere le quote di mercato ma soprattutto perché il fisco le penalizza più duramente (22,6 punti percentuali di pressione fiscale in più rispetto ai maggiori gruppi) e di solito non si avvalgono dei proventi della finanza.
Ma quel che più conta è che – sulla base di un’indagine condotta il mese scorso da Mediobanca-Unioncamere e che integra l’analisi dei bilanci – la maggior parte delle medie imprese manifatturiere è patrimonialmente solida ed è pronta a ripartire con nuovi programmi di investimenti. E c’è da sperare che il dinamismo che contraddistingue le medie imprese – il cui fatturato proviene per il 61% dal Made in Italy e per il 67,1% dall’export – valga a correggerne i limiti. Questi, a giudizio di molti, restano costituiti da una governance non sempre adatta a sostenerne la crescita e dalla scarsa propensione alla Borsa (solo 19 quelle presenti a Piazza Affari) e alle aggregazioni, ma soprattutto dal fatto che il loro numero è ancora basso rispetto al totale delle imprese, che al Sud e in parte del Centro sono ancora molto poche e che la loro presenza nei settori dell’hi-tech (solo il 3,9% del fatturato) è decisamente modesta. Continua a leggere »

SIMEST IN CAMPO VERSO I BRIC

Oltreconfine. La finanziaria pubblico-privata ha varato 13 progetti di intervento stanziando 43 milioni di euro
Attivati investimenti aziendali per 233 milioni – La Russia è il paese più «gettonato»

- LE ATTIVITÀ – Piani per tecnologia, industria, alimentare ed edilizia. L’a.d. D’Aiuto: «Queste azioni dimostrano la vitalità delle società italiane»

L’Italia non si limita solo a esportare vino spumante in Russia. Ora lo produrrà direttamente in loco, attingendo a mosti e vini importati dalla Penisola e altri paesi europei. L’iniziativa è della Luigi Bosca di Canelli, azienda storica fondato nel 1831 che, dopo avere realizzato chiavi in mano un maxi-impianto da 20 milioni di bottiglie l’anno con il gruppo alimentare Neral di Ufa, negli Urali, dal prossimo mese di aprile farà partire il ciclo di imbottigliamento con il marchio Bosca Anniversary. Tutta la fornitura relativa a macchinari e tecnologie è rigorosamente made in Italy, assicura Pia Bosca, sesta generazione, alla guida dell’azienda piemontese.
L’investimento della Bosca porta la firma (con il 10%) anche della Simest, la società pubblica che assiste le imprese italiane negli investimenti all’estero e che nell’ultimo Cda ha dato il via libera a una serie di progetti che la vedono partecipe in modo diretto o tramite il Fondo Venture Capital. Un’attività, quella di Simest, che già nei primi due mesi dell’anno ha conseguito importanti obiettivi, a conferma di una migliorato quadro economico internazionale e di una maggiore capacità delle imprese italiane di confrontarsi sui mercati esteri. Continua a leggere »