28/12/2009
Ci sono due mosche bianche fra i paesi Ocse, gli unici due che sono riusciti a crescere anche nell’annus horribilis del 2009: l’Australia e la Polonia. L’Ocse è un organismo internazionale che raggruppa le economie avanzate, e la lista di paesi che ne fanno parte è andata allungandosi in questi anni.
Oggi sono trenta, e saranno probabilmente 31 (con il Cile) l’anno prossimo. Come si è arguito nell’articolo di fianco, la Grande recessione ha colpito in maniera particolare le economie, appunto, avanzate. E, scorrendo le variazioni del Pil nei paesi Ocse per l’anno che si sta per chiudere, l’elenco dei segni meno è quasi ininterrotto. Quasi, si è detto: perché l’Australia e la Polonia sono riuscite a evitare sia una grande che una piccola recessione. Continua a leggere »
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Il bilancio della crisi mostra come la recessione abbia colpito meno le economie più povere e quelle emergenti.
Una nuova spinta alla crescita arriverà dalle tecnologie per l’informazione
La crisi finanziaria scoppiò nell’estate del 2007. E già a fine anno era diventata crisi senza aggettivi: il Nber – l’organo semi-ufficiale che timbra le sinusoidi del ciclo Usa – data l’inizio della Grande recessione al dicembre 2007. Due anni sono passati dallo scoppio di una crisi che dall’America ha propagato a Est e a Ovest i miasmi di un finanziario vaso di Pandora, fino a invertire, per la prima volta nel dopoguerra, l’espansione del Pil mondiale. Come giudicare quello che è successo? Continua a leggere »
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15/12/2009
I 13,5 milioni di italiani iscritti al social network cercano siti più utili Ci si riunisce per obiettivi: viaggiare, trovare il partner, fare affari.
Non solo Facebook. La passione italiana per i social network si è esercitata per più di un anno sul sito più famoso, ma ora tende verso altre esperienze. Gli account del nostro Paese su Facebook sono sempre tanti (si è passati dai 491 mila utenti registrati nel luglio 2008 agli oltre 13,5 milioni attuali), ma il «libro delle facce» sembra avere un po’ stancato. Con i suoi 300 milioni di utenti in tutto il mondo, resta il più noto, ma non il più utile (e forse nemmeno il più divertente) dei siti di social networking. Continua a leggere »
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11/12/2009
Quando il 15 ottobre Gucci ha lanciato un social microsite dedicato agli occhiali da sole per i più giovani a 165 euro – 286.403 pagine viste e quasi mille foto caricate – uno dei primi ad aggiungere i suoi scatti è stato Ashton Kutcker, il marito-bambino di Demi Moore, forte di 4.058.196 followers su Twitter. E su Twitter Stefano Gabbana è follower di Gucci Official, aggiornato con le foto di Rania di Giordania che sfoggia la nuova Bamboo Bag a Doha.
La moda cavalca l’onda dei new media, intrecciandone le funzioni per compensare il rallentamento delle vendite nei negozi monomarca. E soprattutto per intercettare l’attenzione di quelli che il direttore creativo di Gucci Frida Giannini – impegnata a ridefinire design e contenuti di un sito da 2 milioni di visitatori al mese (Usa in testa, poi Cina) – chiama i «young in mind». Cioè la generazione digitale.
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