21/10/2009
Andrea Moltrasio la definisce un’esperienza «entusiasmante». Anzi, di più. «Dimostra che la conoscenza è la vera exit strategy dalla crisi, che bisogna guardare avanti», dice. Presidente della fondazione BergamoScienza e vicepresidente di Confindustria per l’Europa, Moltrasio va oltre il semplice bilancio della settima edizione del festival BergamoScienza, che chiude oggi dopo due settimane di incontri, mostre, conferenze, laboratori. E con risultati molto positivi: 75mila presenze circa (erano state 72mila l’anno scorso), per oltre il 50% rappresentate da studenti; 124 eventi (18 in più del 2008), 57 luoghi coinvolti, dei quali 18 fuori città.
«Il nostro obiettivo – racconta – è dimostrare la contaminazione della scienza, far vedere quanti ambiti del sapere siano toccati dal progresso delle cognizioni scientifiche, compresa l’arte, la musica, l’architettura, la poesia». Ma un festival serve a tutto questo, riesce davvero a incidere sulle persone? «Sono convinto che serva molto – risponde – perchè la cultura vissuta dal vivo permette di capire sempre di più il significato della scienza, di adattarci ai cambiamenti che porta con sè e quindi di orientare le nostre scelte. La cultura deve essere anche un fatto sociale, da condividere con gli altri». Continua a leggere »
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Siamo tutti più attenti all’economia reale, al capitalismo dei piccoli, all’Italietta che ce la fa, alle famiglie, ai territori e, udite udite, agli operai. Ne sono contento. I microcosmi a questi soggetti davano, e danno, ospitalità e racconto. Mi prende un dubbio che vorrei discutere. Che ne è, cosa ne sarà, dei tanti, soprattutto giovani, che avevano creduto e lavorano e vivono in quel segmento di economia ipermoderna della comunicazione e della conoscenza? Quelli, per intenderci, che non hanno né ordini professionali, ereditati dalle professioni liberali del 900, come gli avvocati, i notai o i commercialisti, né sindacato, né corporazioni che fanno lobby e parlano per loro. Continua a leggere »
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20/10/2009
Abbiamo scritto tanto sul come, territorio per territorio, si attraversa la crisi. I sacerdoti della “scienza triste”, gli economisti, ci invitano a ragionare sull’uscita e i loro freddi numeri inducono segnali di speranza. Che è un sentimento. Che induce a pensare ai rapporti economici come ad un campo di relazioni in cui le persone, nella loro complessità individuale e nella loro propensione sociale, hanno strutturato il loro essere in comune, il loro produrre mezzi relazionali, in grado di creare legami sociali anche a scopi economici.
In questo, la scienza triste si incontra e scontra con le passioni degli uomini. Altro non sono i nostri microcosmi che danno conto di un contesto come quello nostrano che, molto di più di altri consimili in Europa, si è evoluto attraverso un’intima compenetrazione tra sfera dei rapporti economici e sfera dei rapporti sociali. Continua a leggere »
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