IL MADE IN ITALY SI RISVEGLIA SUI MERCATI ESTERI
Competitività. Ottimista un’azienda su due
Alleanze e nuovi sbocchi commerciali: è questo il mix vincente per ritrovare slancio oltre confine. La ricetta funziona per più della metà delle imprese italiane, che registrano una ripresa del business al di fuori dei confini nazionali. Il segnale positivo emerge da un’indagine di Assocamerestero, l’associazione delle Camere di commercio italiane all’estero e di Unioncamere, che sarà presentata oggi in occasione della Convention mondiale di presidenti e segretari generali, in corso a Salerno fino a mercoledì.
Dalle interviste rivolte a oltre 24mila imprenditori da 66 Camere in 46 Stati risulta, infatti, che il 54% degli interpellati ha rilevato una ripresa delle attività all’estero nel terzo trimestre del 2009. A ripartire con maggiore facilità sono state le imprese di medie dimensioni, che rappresentano il 65% dell’universo di aziende che continua a mantenere il business internazionale nonostante la crisi.
Per reggere la concorrenza sui mercati stranieri, il 79% degli imprenditori ha attivato iniziative di market seeking e market keeping: le prime per diversificare i segmenti di mercato su cui operare, le seconde per presidiare le posizioni conquistate. Sono, invece, in calo le società che hanno ridotto gli investimenti oltre confine: circa il 21% nel terzo trimestre di quest’anno, mentre nei sei mesi precedenti la quota era del 26 per cento.
L’indagine di Assocamerestero tratteggia così il volto di un’azienda globale, che di fronte alla recessione ha innescato un profondo restyling della propria attività puntando su nuove alleanze e aggregazioni con altre società (per il 36% delle aziende) e sulla ricerca di nuovi sbocchi commerciali (nel 34% dei casi), per recuperare quanto perso sui tradizionali mercati di presidio, esplorando le opportunità offerte dai paesi meno colpiti dalla congiuntura sfavorevole.
In Brasile, Russia e Cina, ma anche negli Stati Uniti, dove la crisi è pesante, le aziende italiane puntano sulla diversificazione, allargando le partnership con soggetti locali per spingere la distribuzione dei propri prodotti.
In Paesi considerati maturi, di tradizionale presenza italiana (come quelli europei), invece, le imprese di casa nostra investono su iniziative di consolidamento, come l’acquisto di catene distributive e servizi al cliente che, in un momento di riduzione delle vendite, possono consentire un radicamento strategico all’estero.
I RISULTATI
54%
In ripresa
È la percentuale di imprese attive all’estero che nel terzo trimestre 2009 ha registrato una ripresa dell’attività sui mercati stranieri, secondo l’indagine di Assocamerestero e Uniocamere su oltre 24mila imprenditori
36%
Nuove partnership
È la quota di imprenditori che hanno incrementato le collaborazioni commerciali con altre imprese all’estero.
di Francesca Barbieri
Il Sole 24 Ore