02/09/2009
Kiley Krzyzek si sveglia alle 8, spazzola i lunghi capelli biondi, beve latte scremato e mangia cereali ai mirtilli. Dopo aver scelto i jeans e gli orecchini da indossare, alle 9,30 è pronta per andare al campus estivo: lì – tra workshop di moda e passi di danza – insieme ad altre 20 partecipanti, si allena per diventare la migliore consulente aziendale d’America.
Il suo pomeriggio trascorre tra conference call con imprese e assistenza-clienti in un negozio di abbigliamento a West Hartford, la cittadina di 60mila abitanti del Connecticut dove è nata nel 1997. Kiley ha 12 anni e ogni giorno, dopo la scuola d’inverno e il campus d’estate, aiuta i manager delle grandi multinazionali a capire come funziona il mondo delle pre-adolescenti d’America.
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Stéphane Bucco, 36 anni, è originario della Costa Azzurra. È rimasto a vivere nei dintorni di Cannes, anche se è diventato un grafico conosciuto a livello internazionale. «Da bambino mio nonno a ogni estate mi regalava sempre un nuovo paio di espadrillas – ricorda – : era un’abitudine, un appuntamento, un piacevole rito. A un certo punto mi sono detto: peccato che quelle calzature non siano più di moda». Continua a leggere »
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Da Steven Meisel a Mario Testino, da Mert Alas & Marcus Piggott a Steven Klein, per non parlare della mitica Annie Leibovitz (le cui finanze sono peraltro vicine al crack). Affiancate da stuoli di assistenti, le star della fotografia hanno lavorato regolarmente, con i consueti celebrity-cachet, per scattare le campagne pubblicitarie dei più prestigiosi marchi della moda italiana e internazionale per l’autunno-inverno 2009-2010, che in questi giorni iniziano a uscire sulle pagine di quotidiani e magazine.
L’obiettivo? Calamitare con immagini da sogno almeno l’attenzione e, se possibile, lo shopping, grazie all’utilizzo di testimonial altrettanto stellari – da Madonna in giù – o di modelle inafferrabili e straordinariamente magre, in contesti in cui i consumatori amino rispecchiarsi. Tanto da essere invogliati a entrare in faraonici negozi, provare un abito o una borsa o delle scarpe, estrarre la carta di credito o il contante, uscire felici e contenti con l’oggetto del desiderio infiocchettato nella busta di carta con il logo. Cosa che, negli ultimi mesi, accade in realtà al rallentatore in ogni parte del mondo. Tranne forse in Cina, nuova Mecca per chi ha già una forte riconoscibilità sul mercato.
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01/09/2009
La Germania ha lanciato ieri inattesi segnali di crescita economica. Nella sua conferenza stampa mensile la Banca centrale europea ne ha preso atto, suggerendo che la ripresa potrebbe giungere prima del previsto, ma nel contempo ha esortato alla prudenza e non ha fatto cenno a prossimi cambiamenti sul costo del denaro.
I dati tedeschi pubblicati ieri sono stati sorprendentemente positivi, con un aumento degli ordini all’industria del 4,5% a giugno, la crescita maggiore da due anni. Si tratta del quarto incremento consecutivo, secondo il ministero dell’economia. Gli ordini dall’estero sono saliti addirittura dell’8,3% e dalla sola zona euro sono aumentati del 13,2%. Continua a leggere »
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LARGO ALLA CLASSE MEDIA – Interi quartieri vengono inghiottiti dalle nuove residenze, e i meno abbienti migrano in periferia
I CONTRASTI – Pubblicità patinate e locali alla moda si intrecciano con aree di degrado in stile Blade Runner
Si può scrivere un microcosmo di un macrocosmo? Si possono cercare le tracce e i soggetti in una megalopoli di 20 milioni di abitanti come Shanghai senza perdersi? Soprattutto se si è abituati a scrivere di quella città infinita che è Milano, che degrada dolcemente e si perde nella verde Brianza delle fabbrichette e delle villette a schiera. Ci ho provato. Convinto come sono, che rinchiudersi in quelle fabbrichette e ancor di più nei microcosmi delle villette, pensando di tutelarsi con dazi per le merci cinesi e sistemi d’allarme che possono tenere fuori i maleintenzionati ma non il mondo e i nostri fantasmi, non è buona pratica del moderno. Per questo mi pare utile guardare oltre i capannoni della pedemontana lombarda, il pratino verde di fronte alle villette a schiera con i nanetti e la Bmw in garage. Per capire se e quanto terrà il nostro modello di fabbrica diffusa che ha nel capannone e nella villetta i veri simboli di una antropologia operosa molto cinese.
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