I CAFFE’ STACCANO LA SPINA AI LAPTOP

Sempre più numerosi i locali di New York che impongono limitazioni ai loro clienti

Contr’ordine:da connessi a sconnessi per una questione di sopravvivenza. Quella dei molti locali americani che offrono birra, caffè, una spina a cui attaccare il computer e wi-fi a volontà, gratis naturalmente. Venduta come ulteriore esempio di democratizzazione dell’accesso alla rete, l’innovazione si sta rilevando economicamente non sostenibile, specie in tempi di recessione. Chi naviga non consuma, o consuma troppo poco. O consuma solo tempo stando seduto per ore al tavolino di un bar. Non importa che l’approccio digitale alla fine sostituisca il novecentesco gesto del libro con cui molti passavano i pomeriggi nei bistrot, o più prosaicamente la maratonesca partita a carte fra pensionati corroborata da uno, massimo due economicissimi bicchieri di vino. Alla fine internet non si è rivelato un affare per gli esercenti.La giornalista del Wall Street Journal che ha fatto il giro dei localo newyorchesi ha raccolto e pubblicato solo lamentele: il cliente arriva, ordina un caffè, si piazza davanti al suo portatile e da lì non scolla lo sguardo per ore. Si va dal navigante per diletto, quello malato di social networking che si destreggia chattando con i suoi innumerevoli followers (in rete seguiamo e siamo inseguiti), al professionista che invece ci lavora mandando email, testi o costruendo tabelle.

Ma ora basta, la pacchia è finita. Per alcuni del tutto, mentre per altri occorrerà fare i conti con inflessibili restrizioni. Per esempio: proibito usare il computer nelle ore dei pasti, quando più alto è l’afflusso di clienti. Oppure: chi sta su internet deve anche mangiare qualcosa che nel conto finale non assomigli a un frugale spuntino. Oppure ancora: chi naviga non può più occupare solitario un tavolino, ma deve condividerlo con altri astanti. Bandito del tutto il “take in”, fenomeno che stava prendendo piede nel generale clima di pauperismo, e che consiste nel portarsi al bar la merenda da casa. <> racconta desolato il gestore di un bar. Chi non demorde, magari perchè ci crede davvero, o magari perchè prima di aprire il bar lavorava in uno studio di grafica computerizzata da cui è stato licenziato per esubero, ha preferito metodi più subdoli. Come diminuire il numero delle prese disponibili coprendole con degli appositi cappucci di plastica. La cosa però è stata notata e subito censurata dal popolo degli internauti che hanno prontamente consegnato il colpevole al pubblico ludibrio della rete. Risultato? Ora l’internet cafè è tornato ad essere un normale bar, i cui frequentatori stanno lo stesso seduti ore, spesso intrecciando una conversazione, finalmente reale, con chi è vicino di tavolo.

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