RISCHIO FRENATA PER LA MECCANICA VARIA
Quasi 3,6 miliardi di ricavi in meno a causa del crollo della domanda innescato dalla crisi mondiale, il 9% in meno rispetto all’anno scorso. È questa la previsione per il 2009 che Sandro Bonomi, presidente di Anima, la federazione della meccanica varia e affine associata a Confindustria, presenterà questo pomeriggio a Milano durante l’Assemblea generale dei soci. Cancellando così un 2008 che si potrebbe definire sufficiente alla luce di quel +2,6% del fatturato, a quota 40,6 miliardi.
Le previsioni elaborate dall’Ufficio studi di Anima, partendo da un’indagine quantitativa ultimata il 31 maggio, sono costellate di numeri in rosso: per la tecnologia e i prodotti per l’industria la perdita dei ricavi è del 15%, la logistica e le macchine e gli impianti per la sicurezza dell’uomo e dell’ambiente faranno segnare un -13% e quelle per l’edilizia -11,5 per cento. Questi sono i comparti peggio impostati, mentre cali meno consistenti si verificheranno nelle macchine per l’industria alimentare (-4,3%) e negli impianti per la produzione dell’energia, per l’industria chimica e petrolifera: la flessione sarà pari al 5 per cento.
Crolli generalizzati degli ordinativi su cui si ripercuote, con un effetto domino, la gelata dell’export, che dovrebbe diminuire in generale dell’11 per cento. L’occupazione, nonostante il pessimo periodo congiunturale, è solo in leggera flessione anche se, secondo le previsioni di Anima, verranno persi circa 4mila posti di lavoro (-2,2%). In più è in atto un ampio ricorso agli ammortizzatori sociali.
Sul fronte industriale si respira un’aria di trepidante attesa per avere la conferma se quei timidi segnali di ripresa registrati a maggio e nei primi giorni di giugno sono l’inizio di una ripartenza o semplicemente un riassortimento degli stock a magazzino.
«Diverse imprese associate ci segnalano che nelle ultime settimane oltre a un po’ di ordini hanno ricevuto parecchie richieste di preventivi e di offerte – afferma Bonomi -. Insomma, adesso qualche cosa si muove, mentre ad aprile tutto era fermo. Siamo in attesa di conferme e comunque serve più fiducia».
«Sono le esportazioni il pilastro su cui dovrà poggiare la ripresa del comparto – avverte Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison ed economista dell’Università Cattolica –. Dopo avere toccato il fondo, ora siamo nella fase di stabilizzazione della crisi e solo da metà 2010 vedremo dei segnali di ripresa efficaci e improntati alla continuità».
Per quanto riguarda la domanda interna, continua Fortis, una boccata d’ossigeno nel breve periodo dovrebbe arrivare dal piano casa, a cui si potrebbero aggiungere le «grandi opere» previste dal governo. A queste si accompagna il comparto energia, oggi movimentato dagli investimenti in fonti rinnovabili e in attesa del rilancio del nucleare, previsto dal piano energetico nazionale, i cui effetti però si vedranno nel medio-lungo periodo.
Scorrendo l’analisi congiunturale elaborata da Anima, si scoprono anche alcune nicchie che quest’anno dovrebbero vivere un momento positivo. Si tratta delle turbine idrauliche e a vapore, attrezzature e impianti petroliferi, macchine per l’industria alimentare, l’energia. Spie accese invece per altri comparti come la finitura, serrature e maniglie, caldareria, che quest’anno saranno alle prese con cali a due cifre.
«Si registra una contrazione, ma tutto sommato l’export nei mercati del Nord Africa, dei paesi arabi e in Cina tiene – segnala Emanuela Tosto, vicepresidente di Anima e presidente della Ucc, l’associazione costruttori caldareria –. E siamo di fronte alle opportunità che ci verranno offerte da una politica energetica che torna a puntare sul nucleare».
di E.N.
Il Sole 24 Ore