22/06/2009

AFFARI IN MALAYSIA CON BIOTECH E MECCATRONICA

L’Italia cerca di rilanciare i rapporti economici con una delle economie più dinamiche e promettenti (benché frenata dalla congiuntura) del Sud-Est asiatico: due accordi finalizzati a rafforzare la cooperazione economica tra Italia e Malaysia sono stati firmati nel corso della prima missione Confindustria-Ice-Abi a Kuala Lumpur, alla quale hanno partecipato una settantina di imprese. Il viceministro con delega al commercio internazionale Adolfo Urso ha siglato – con il collega YB Dato’ Mukhriz Tun Mahathir (figlio dell’ex premier Mohamad Mahathir) – il Term of reference che, facendo seguito all’intesa del 2007, dà attuazione al Malaysia-Italy Joint Economic Committee, il meccanismo istituzionale votato a promuovere in modo coordinato commercio e investimenti.
Il vicepresidente di Confindustria Paolo Zegna ha poi firmato con il presidente della Federation of Malaysian Manufacturers (Fmm), Mustafa Mansur, un memorandum d’intesa che crea uno “Steering Committee” tra le due associazioni e individua i settori prioritari di possibili investimenti e collaborazioni industriali, in particolare meccatronica, elettronica, biotech, energie alternative e servizi di engineering. Mahathir ha sottolineato che la Malaysia attribuisce molta importanza al contributo degli imprenditori italiani ad aiutare l’economia del Paese a «progredire nella catena del valore»: a questo proposito, ha auspicato che aumentino le aziende interessate a porre in Malaysia la sede delle proprie attività operative regionali, anche in termini di «procurement» e di distribuzione. Urso ha evidenziato la consapevolezza di governo e imprese della necessità di investire di più in Asia, area che promette di riprendersi prima di altre dall’attuale fase congiunturale difficile, e ha anche assicurato il pieno appoggio dell’Italia all’accordo di libero scambio in fase di negoziazione – tra non poche difficoltà – tra l’Unione europea e i Paesi dell’Asean.
Secondo Paolo Zegna, è significativo che quest’anno la prima missione imprenditoriale di filiera in Malaysia sia quella italiana: il momento è difficile per tutti, ma può costituire l’occasione per individuare e perseguire strategie innovative a medio e lungo termine. I 450 incontri business-to-business di ieri potrebbero rappresentare l’occasione per un rilancio, anche oltre il versante commerciale. Tra le notizie emerse, si segnala quella di un accordo preliminare che sarà firmato dalla Simpro con la malesiana Enchantex Solutions: l’azienda torinese fornirà un impianto per il riciclaggio di 3 milioni di pneumatici usati l’anno, in una operazione del valore di 15 milioni di euro alla quale dovrebbe seguire una seconda fase per il medesimo importo.

di Stefano Carrer
Il Sole 24 Ore

NASCE IL PATTO “SALVA FILIERA”

Prende il via il primo «Patto per salvare le filiere produttive» nei distretti. Per ora è un’esperienza pilota, nata nella packaging valley di Bologna, ma l’obiettivo è di estendere l’esperienza alle altre aree industriali. All’origine dell’iniziativa vi è una certezza: sarà impossibile agganciare la ripresa, quando verrà, se si dovessero perdere le capacità, le competenze e il patrimonio di professionalità delle piccole e piccolissime aziende dell’indotto di realtà maggiori. «Non riusciremo ad essere vincenti in futuro senza la forza dinamica della subfornitura che ci assicura grande flessibilità», spiega Alberto Vacchi, presidente Ima.
Protagonisti dell’esperienza pilota sono, nel capoluogo emiliano, due associazioni imprenditoriali, Unindustria e Cna, due gruppi bancari, UniCredit e Ugf Banca, un’azienda, l’Ima, e i subfornitori di primo e secondo livello che fanno riferimento a questo gruppo leader mondiale nel packaging.
Il meccanismo del Patto di salvaguardia, siglato ieri a Bologna, è semplice. L’impresa capofila si impegna a programmare con le aziende del primo indotto le commesse che assicurerà nel corso dell’anno. I subfornitori di primo livello fanno altrettanto con quelli di secondo livello. Forti di questo gioco di squadra e delle certezze acquisite sui budget programmati, le Pmi possono rivolgersi agli istituti di credito che partecipano all’iniziativa per ottenere maggiore liquidità, in modo più tempestivo e a costi inferiori. Le banche a loro volta hanno maggiori certezze sul buon fine delle risorse impiegate perchè l’intera filiera «garantisce per tutti», anche per i più piccoli, «come fosse un’unica grandissima azienda».
«Per rendere possibile questo gioco di squadra – conclude Vacchi – la condizione è che tutti accettino il principio della trasparenza, per assicurare ad ogni livello margini adeguati ed evitare fenomeni di delocalizzazione».

di Emilio Bonicelli
Il Sole 24 Ore

ITALIA PRIMO PARTNER PER IL MONTENEGRO

Le imprese italiane aiuteranno il Montenegro a crescere. Un aiuto che vale investimenti tra i 4 e i 5 miliardi di euro in infrastrutture, secondo le stime del ministro Claudio Scajola: Terna poserà una linea sottomarina di alta tensione sul fondo dell’Adriatico fino a Pescara, l’Italferr costruirà la strada ferrata tra Belgrado e Bar; l’A2A allestirà quattro centrali idroelettriche e l’Enel una a carbone. Sono alcuni degli investimenti concordati ieri a Podgorica tra il ministro italiano dello Sviluppo economico e il governo del Montenegro.
«Con gli investimenti in energia e infrastrutture che abbiamo messo in campo, del valore di 4-5 miliardi di euro – ha detto ieri Scajola a Podgorica – l’Italia punta a diventare il primo investitore estero in Montenegro». Durante la missione nei Balcani, Scajola ha incontrato il primo ministro Milo Djukanovic e i ministri dell’Economia Branko Vujovic, dei Trasporti Andrija Lompar, delle Infrastrutture Milutin Mrkonijc e dell’Ambiente Branimir Gvozdenovic.
Secondo Djukanovic, il governo italiano ha garantito un sostegno significativo nel percorso dell’integrazione europea e integrazione euro-atlantica, ma anche nello sviluppo economico, soprattutto nel campo della protezione ambientale. Scajola ha confermato il sostegno dell’Italia per l’adesione alla Nato e alla Ue e nel trattato di Schengen. Nei memorandum di cooperazione sono stati previsti gli studi di fattibilità tecnica ed economica per ricostruire la ferrovia tra Belgrado (la Serbia non tocca l’Adriatico) e il porto montenegrino di Bar. La spesa prevista è di 1,5 miliardi.
Nella delegazione di imprese italiane c’erano gli amministratori delegati dell’Enel, Fulvio Conti, e di Terna, Flavio Cattaneo, e il presidente dell’A2A, Giuliano Zuccoli. L’A2A intende costruire quattro impianti idroelettrici per complessivi 240 megawatt e partecipa al bando di ricapitalizzazione della Elektroprivreda Crne Gore, la principale società elettrica del paese, di cui ha acquisito il 15% (il piano di ricapitalizzazione si basa su un consorzio del quale fa parte, tra le altre, anche la milanese Edison). L’Eni, invece, è interessata ai giacimenti montenegrini in Adriatico. L’Enel progetta una centrale a carbone da 800-1.200 megawatt in collaborazione con l’acciaieria italiana Duferco (che ha un forte fabbisogno di elettricità), che è pronta a realizzare un inceneritore di rifiuti con capacità di produrre elettricità per 80 megawatt. Che fare di questa forte quantità di energia? Ecco la soluzione: importarla in Italia. Terna prevede la realizzazione della connessione elettrica sottomarina da mille megawatt tra Tivat e Pescara. In futuro saranno possibili altri investimenti, come nei porti turistici.

di Jacopo Giliberto
Il Sole 24 Ore

PULIZIA INDUSTRIALE ALLE CORDE

La crisi mette per la prima volta alle corde i produttori di macchine, attrezzature e materiali per la pulizia industriale: dopo il calo delle vendite iniziato nell’autunno 2008, quest’anno continuerà la flessione a due cifre dei ricavi.
Secondo uno scenario definito «ottimistico» da Michele Redi, presidente di AfidampFab, l’associazione che raggruppa le aziende del settore, la frenata potrebbe essere del 16%, con un giro d’affari previsto a fine 2009 intorno a 1,13 miliardi di euro. Però la perdita potrebbe essere superiore, del 20% e oltre, «se nella seconda metà dell’anno non ripartirà la domanda mondiale». Opinione condivisa tra gli imprenditori, che parlano anche di un rallentamento vicino al 30 per cento. Intanto nel triangolo della cleaning area – la maggior parte delle imprese di pulizia industriale sono infatti concentrate tra Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna – è la prima volta che si registra un ciclo recessivo dopo decenni di crescita costante. «Il ricorso alla cassa integrazione a rotazione è generalizzato – sottolinea Redi – e non sono mancati casi di riduzione del personale».

Domanda a intermittenza

Incognite pesanti, dunque, per il settore nel suo complesso, dove oltre la metà del business è legato all’export (ma considerando le sole macchine per gli interni e quelle stradali si arriva al 76%) e con «il made in Italy» che gode di una solida leadership.
Per quanto riguarda la domanda interna tiene quella del settore pubblico, dalle macchine per pulizia delle strade a quelle per la rimozione dei graffiti, e degli enti governativi, mentre dal mondo privato gli ordini arrivano soprattutto dal settore alimentare e dalla grande distribuzione, frutto dell’apertura di nuovi iper..
Qualche segnale di ripresa si è visto a “Pulire”, la fiera biennale che si è svolta a Verona. In Francia e Germania, a detta degli imprenditori interpellati dal Sole 24 Ore, anche in questi giorni si riescono a raccogliere ordini interessanti, mentre da Usa, Spagna ed Est Europa il calo degli ordinativi è di circa un terzo. Soddisfatti, poi, si dichiarano i fornitori di prodotti chimici per la detergenza, comparto che nel 2008 ha fatturato 200 milioni di euro (+9% a valore e +7% a volume rispetto all’anno precedente) e una buona crescita della domanda da parte dei mercati esteri.
«Lo scorso anno il cambio sfavorevole dollaro/euro ha penalizzato molto le vendite negli Stati Uniti – ricorda invece Gianfranco Cianci, amministratore delegato del gruppo Ipc, la realtà italiana più importante del settore delle macchine, attiva con oltre mille dipendenti in otto stabilimenti in Italia e sette filiali nel mondo –. Abbiamo subìto una forte flessione nel settore consumer, mentre ha tenuto quello professionale». Il gruppo nel 2008 dovrebbe avere replicato, continua Cianci, il risultato di poco superiore ai 300 milioni del 2007 con un mol di circa 30 milioni di euro e un ebit superiore al 14 per cento.

Futuro ecosostenibile

«Le cose potrebbero anche andare peggio – avverte Massimiliano Ruffo, 39 anni, amministratore delegato della Fimap, che con la consociata Comac ha una posizione di leadership europea nel segmento delle macchine lavasciuga pavimenti per la pulizia industriale –. Puntiamo a consolidare le posizioni, continuando a investire con un piano che per il triennio 2008-2010 prevede un budget di 12-15 milioni, per essere pronti con nuovi prodotti e servizi quando la domanda ripartirà».
Il portafoglio ordini della Fimap si è ristretto a 30 giorni, mentre l’anno scorso era di tre mesi. E spesso i rivenditori ordinano solo sul venduto. «In Italia credo che dovremmo soffrire ancora un po’ e mi auguro di vedere segni positivi a settembre o anche prima – continua Ruffo –. I prezzi medi di vendita sono in calo e si vive una grande incertezza, senza dimenticare che i margini hanno visto una diminuzione del 5-6 per cento».
Per il rilancio si punta sull’innovazione di prodotto e sull’ecosostenibilità. In questo ambito si va nella direzione di ridurre il ricorso ai prodotti chimici o di utilizzare spazzatrici con motore a metano (comparto in cui è attiva la Dulevo di Parma), quindi quasi a impatto zero e che dispongono di un sistema di filtri in tessuto Gore che abbatte le polveri sottili e il Pm10 della polvere aspirata dalla strada.

E.N.
Il Sole 24 Ore

RISCHIO FRENATA PER LA MECCANICA VARIA

Quasi 3,6 miliardi di ricavi in meno a causa del crollo della domanda innescato dalla crisi mondiale, il 9% in meno rispetto all’anno scorso. È questa la previsione per il 2009 che Sandro Bonomi, presidente di Anima, la federazione della meccanica varia e affine associata a Confindustria, presenterà questo pomeriggio a Milano durante l’Assemblea generale dei soci. Cancellando così un 2008 che si potrebbe definire sufficiente alla luce di quel +2,6% del fatturato, a quota 40,6 miliardi.
Le previsioni elaborate dall’Ufficio studi di Anima, partendo da un’indagine quantitativa ultimata il 31 maggio, sono costellate di numeri in rosso: per la tecnologia e i prodotti per l’industria la perdita dei ricavi è del 15%, la logistica e le macchine e gli impianti per la sicurezza dell’uomo e dell’ambiente faranno segnare un -13% e quelle per l’edilizia -11,5 per cento. Questi sono i comparti peggio impostati, mentre cali meno consistenti si verificheranno nelle macchine per l’industria alimentare (-4,3%) e negli impianti per la produzione dell’energia, per l’industria chimica e petrolifera: la flessione sarà pari al 5 per cento.
Crolli generalizzati degli ordinativi su cui si ripercuote, con un effetto domino, la gelata dell’export, che dovrebbe diminuire in generale dell’11 per cento. L’occupazione, nonostante il pessimo periodo congiunturale, è solo in leggera flessione anche se, secondo le previsioni di Anima, verranno persi circa 4mila posti di lavoro (-2,2%). In più è in atto un ampio ricorso agli ammortizzatori sociali.
Sul fronte industriale si respira un’aria di trepidante attesa per avere la conferma se quei timidi segnali di ripresa registrati a maggio e nei primi giorni di giugno sono l’inizio di una ripartenza o semplicemente un riassortimento degli stock a magazzino.
«Diverse imprese associate ci segnalano che nelle ultime settimane oltre a un po’ di ordini hanno ricevuto parecchie richieste di preventivi e di offerte – afferma Bonomi -. Insomma, adesso qualche cosa si muove, mentre ad aprile tutto era fermo. Siamo in attesa di conferme e comunque serve più fiducia».
«Sono le esportazioni il pilastro su cui dovrà poggiare la ripresa del comparto – avverte Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison ed economista dell’Università Cattolica –. Dopo avere toccato il fondo, ora siamo nella fase di stabilizzazione della crisi e solo da metà 2010 vedremo dei segnali di ripresa efficaci e improntati alla continuità».
Per quanto riguarda la domanda interna, continua Fortis, una boccata d’ossigeno nel breve periodo dovrebbe arrivare dal piano casa, a cui si potrebbero aggiungere le «grandi opere» previste dal governo. A queste si accompagna il comparto energia, oggi movimentato dagli investimenti in fonti rinnovabili e in attesa del rilancio del nucleare, previsto dal piano energetico nazionale, i cui effetti però si vedranno nel medio-lungo periodo.
Scorrendo l’analisi congiunturale elaborata da Anima, si scoprono anche alcune nicchie che quest’anno dovrebbero vivere un momento positivo. Si tratta delle turbine idrauliche e a vapore, attrezzature e impianti petroliferi, macchine per l’industria alimentare, l’energia. Spie accese invece per altri comparti come la finitura, serrature e maniglie, caldareria, che quest’anno saranno alle prese con cali a due cifre.
«Si registra una contrazione, ma tutto sommato l’export nei mercati del Nord Africa, dei paesi arabi e in Cina tiene – segnala Emanuela Tosto, vicepresidente di Anima e presidente della Ucc, l’associazione costruttori caldareria –. E siamo di fronte alle opportunità che ci verranno offerte da una politica energetica che torna a puntare sul nucleare».

di E.N.
Il Sole 24 Ore