PATTO SOCIALE PER BERGAMO
Industria. Intesa tra Confindustria e sindacati per attivare risorse a favore del rilancio della Val Seriana
Fondo da 50 milioni per le imprese che hanno urgenze finanziarie
- LE OPERAZIONI – L’obiettivo sarà l’ingresso nell’azionariato e il sostegno ai progetti imprenditoriali. Si potranno rilevare anche gli immobili delle aziende
Un fondo da 50 milioni di euro per intervenire in fretta in Val Seriana. Dove il deterioramento del tessile, nel peggiore degli scenari, prefigura per l’intera bassa valle la perdita di quasi 5mila posti di lavoro.
È questo lo strumento finanziario predisposto dal protocollo di intesa firmato ieri mattina da Confindustria Bergamo, da Imprese & Territorio e dalle segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil. «Va attivato entro sei mesi – spiega il presidente di Confindustria Bergamo, Alberto Barcella – le risorse finanziarie saranno in maggioranza private. Il primo obiettivo sarà l’ingresso nell’azionariato delle imprese. Non le società decotte, ma quelle fondamentalmente sane che hanno soltanto bisogno di capitali per superare la fase di ristrutturazione».
Il fondo potrà realizzare anche altre operazioni di supporto: per esempio, acquistare gli immobili da aziende in difficoltà, applicando prezzi maggiori rispetto alle quotazioni di mercato, oggi in caduta. «In questo caso – precisa Barcella – l’effetto leva ottenibile sul mercato del credito sarà interessante, dal momento che si potrà dare in garanzia l’immobile».
Questo strumento finanziario costituisce uno dei tasselli di un mosaico estremamente articolato composto anche da un’attività di sostegno ai nuovi progetti imprenditoriali, da un progetto sulla flex-security e da un nuovo marketing territoriale. Fattori di un’azione che verrà attuata dalle associazioni imprenditoriali, dai sindacati e dagli enti istituzionali, in primo luogo la Provincia. Ciascuno di questi elementi, oggi, appare essenziale, perché la crisi della Val Seriana è complessa e, quasi, assume una valenza simbolica: in qualche modo, salvare e rilanciare uno dei tessili più antichi del nostro Paese equivarrebbe a salvare e a rilanciare la manifattura italiana più profonda.
«Non a caso – osserva il segretario provinciale della Cgil, Luigi Bresciani – è stato predisposto un accordo di sistema per tentare una operazione così importante. Ci crediamo moltissimo». Bresciani, non privo di una punta di autoironia, aggiunge: «Sabato ero a Roma a manifestare, questa mattina mi trovo qui a firmare». Dunque, un accordo che sembra la versione bergamasca del modello renano con capitalisti, sindacati e enti locali impegnati a elaborare, tutti insieme, una soluzione al rischio di deindustrializzazione.
La crisi della Val Seriana è una storia particolare, espressione soprattutto delle traversie del manifatturiero, concentrato nella parte basse della valle. Secondo un modello elaborato dalla Tolomeo Studi e Ricerche di Paolo Feltrin, la peggiore delle ipotesi è quella di una perdita occupazionale secca, fra il 2005 e il 2010, di 4.803 addetti, un quarto del totale: tutti nella manifattura. In questo caso, i servizi non dimostrerebbero alcuna capacità di assorbire il personale in uscita dalle imprese. L’unico modo per evitare questo tracollo, nel migliore degli scenari possibili, è invece che il terziario dimostri una sua forza e una sua vitalità. Oggi, ma soprattutto domani.
«La vicenda della Val Seriana – riflette a questo proposito Feltrin – non va limitata al breve periodo. Già nel 1871, si trovano tracce del tessile. Dal 1991, si è assistito a una mutazione del suo profilo economico. E, pur nella complessità odierna, abbiamo ravvisato nella nostra analisi una buona coesione sociale. Oggi, la sfida è quella di ricomporre un mix produttivo più equilibrato: ancora manifattura, ma più servizi. Sempre tessile, ma anche nuove specializzazioni produttive importate da fuori, come la green-economy».
di Paolo Bricco
Il Sole 24 Ore