TOKYO SOSTIENE I CONTADINI HI-TECH
L’ASIA E IL RILANCIO – AGRICOLTURA
L’alimentare unica voce attiva dell’export – Raddoppio di vendite estere entro il 2014 – LA RICETTA NIPPONICA – Prodotti sempre più integrati con la domanda mondiale grazie a offerte di alta qualità. Opportunità dalla crescita della classe media asiatica
La lunga mano della burocrazia di Bruxelles è arrivata ai piedi delle colline di Yame, all’estremo Sud della prefettura di Fukuoka. Piantagioni di tè verde a perdita d’occhio ricoprono i pendii, sormontate da pali alla cui sommità girano le ventole per prevenire il congelamento notturno delle piantine. Una parte dei terreni sta per essere “segregata”: l’obiettivo è di rispettare le più severe regole decise dalla Ue sui pesticidi residui.
Soprattutto verso la Germania, ma per canali indiretti anche verso l’Italia, è già iniziato l’export di gyokuro (la qualità pregiata) e di sencha (qualità media), prodotti in 5 appezzamenti dopo che la prefettura ha varato un sistema di controlli. A dicembre è sorta la Fukuoka Agricultural Products Trading (Fapt), primo esempio di joint tra amministrazione pubblica e la principale coop agricola, allo scopo di promuovere l’unica voce dell’export giapponese che resiste, mentre le spedizioni di auto e elettronica si sono quasi dimezzate.
L’agricoltura nipponica, tra i responsabili dello stallo dei negoziati Wto a causa dell’approccio semiprotezionista del Governo, sta trovando una via di crescente integrazione con il mondo attraverso l’offerta di prodotti di qualità sempre più apprezzati all’estero. «La popolarità mondiale del cibo giapponese e l’espansione delle classi medie in Asia crea opportunità. Confermiamo il target di raddoppio dell’export dalla nostra provincia, rispetto al 2007, a 2 miliardi di yen nel 2010» afferma Hiroshi Watanabe, direttore della Fapt, che spiega come la strategia di export non contraddica la volontà di alzare il basso livello di autosufficienza alimentare del Paese: «Si tratta di integrare e alzare i redditi agricoli: così si può creare una agricoltura sana, in grado di attrarre giovani leve. In più, un successo all’estero ha ricadute positive sulla domanda interna». Il ministero prevede un raddoppio dell’export entro 5 anni a mille miliardi di yen (10,5 miliardi di dollari), dopo il raddoppio dal 2003 al 2007 e anche se nel 2008 il superyen ha frenato la corsa. «I cinesi puntano sui volumi, noi sulla qualità e sul branding», aggiunge Watanabe, mostrando il marchio Marufuku che certifica la qualità dei prodotti locali. Tra di essi spiccano le fragole Amaou, derivate da una ibridazione condotta al Fukuoka Agricultural Research Center. «A Hong Kong queste fragole spuntano un prezzo tre volte superiore – dice Hisakazu Mitsui, direttore della divisione Vegetable Breeding – ora abbiamo sviluppato un packaging che consentirà di mantenerne la qualità anche verso destinazioni lontane».
Le Amaou, comunque, sono già arrivate anche in Usa: nel 2007 l’export ha superato le 70 tonnellate, contro poco più di una nel 2003. Tra l’altro, l’istituto vigila perché possano essere coltivate solo nella provincia. La strategia della qualità arriva fino a porre la foto del produttore sulla confezione. «Mi responsabilizza ancora di più», dice Kenji Higuchi, 30 anni, che con la sua famiglia ne produce 9 tonnellate in filari rialzati da terra (in modo da rendere meno faticosa la raccolta). Higuchi è il prototipo del nuovo contadino di cui il Paese ha bisogno: eredita la piccola proprietà di famiglia, fa innovazioni (con qualche aiuto pubblico), trova una moglie che non disdegna l’attività, studia una gestione professionale e aperta a soluzioni inedite di marketing («Ho iniziato a vendere online»).
Un personaggio a tutto tondo è invece “Mr Konjac”, ossia Wataru Ishibashi, che punta sui valori più alti di un certo cibo giapponese: la sua minimpresa (13 dipendenti) produce in modo artigianale il konnyaku, una pasta gelatinosa organica a zero calorie, ideale come health food. «Ho creato una versione in polvere e una a spaghettini per palati non asiatici – dice – ora esporto in 11 Paesi, tra cui Germania e Francia». Creativo è anche il trentenne Shinja Yamaguchi, capo-marketing dell’azienda di famiglia Hoshino Seicha-en: ha appena lanciato un matcha-au-lait (con la polvere di pregiato tè verde, matcha, usato nelle cerimonie tradizionali), sfidando Starbucks. E pubblicizza il tè verde come ideale per i gelati e perfetta aggiunta al pesto nel condimento della pasta.
Stefano Carrer
Il Sole 24 Ore