LA CINA RILANCIA I PRODUTTORI TEDESCHI

La missione di Pechino in Europa. Accordi commerciali in Germania per 10 miliardi di euro

La Cina ha firmato ieri in Germania una serie di contratti commerciali per un valore totale di oltre 10 miliardi di dollari. Le intese – che riguardano soprattutto il settore auto, ma anche quello dei macchinari e della telefonia – rappresentano una boccata d’ossigeno per l’economia tedesca in recessione. L’annuncio è coinciso con la presentazione di un grande piano di ristrutturazione del settore automobilistico cinese.
I contratti – ha ammesso il ministro dell’Economia Karl-Theodor zu Guttenberg – «sono una buona notizia per la Germania e giungono al momento giusto». Gli accordi sono stati firmati in occasione della visita in Europa di una delegazione cinese che ha il compito di acquistare prodotti europei, tendenzialmente beni d’investimento. Il ministro del Commercio cinese Chen Deming, a capo della missione, ha firmato in tutto 36 contratti in Germania.
Tra le aziende beneficiarie Volkswagen, Daimler e Nokia Siemens Networks. Insieme a circa 200 persone tra funzionari e imprenditori, Chen visiterà nei prossimi giorni anche la Spagna, la Gran Bretagna e la Svizzera. Escluse dal tour Francia e Italia. L’establishment cinese ha spiegato che questo viaggio dimostra il desiderio di Pechino di contribuire a una ripresa dell’economia mondiale. Tanto che ieri Guttenberg e Chen ne hanno approfittato per ribadire nuovamente l’opposizione dei loro due Paesi a qualsiasi forma di protezionismo.
Gli accordi sottoscritti a Berlino dovrebbero aiutare in particolare il settore automobilistico, tra le principali vittime della recessione. Proprio ieri, l’associazione dei produttori tedeschi di auto ha ammesso che i sussidi agli acquisti di macchine, decisi dal Governo, stanno aiutando le vendite: «Una luce in fondo al tunnel – ha detto Matthias Wissmann, presidente della Vda –: grazie a queste misure stiamo ricevendo nuovi ordini». Ieri a sorpresa Opel ha abolito la settimana corta nella sua fabbrica della Turingia.
Intanto anche la Cina è alle prese con il proprio settore auto. Quindici grandi produttori sono troppi, soprattutto in tempi di crisi: per essere competitivi ne bastano molti di meno. Dieci al massimo, ha sentenziato il Governo cinese che la settimana prossima porterà all’approvazione dell’Assemblea Nazionale del Popolo un drastico piano di razionalizzazione del settore. L’obiettivo è migliorare la redditività dei costruttori, aumentare la loro quota di mercato, elevare gli standard tecnologici, e favorire l’affermazione dei marchi Made in China sul mercato mondiale.
Secondo l’Associazione Costruttori Automobilistici, quando il processo di consolidamento sarà terminato, sul campo resteranno quattro grandi gruppi con una capacità produttiva superiore a due milioni di veicoli l’anno; a questi si aggiungeranno altre quattro o cinque aziende con una capacità annua di un milione di vetture. Capofila di questa concentrazione sarà il colosso Shanghai Automotive Industry Corporation (Saic), che nel 2008 ha venduto 1,8 milioni di veicoli. Nel nocciolo duro dei maxi-produttori, dovrebbero entrare a far parte anche China First Automobile Works (Faw), Dongfeng e Geely (l’unica società privata).
 
di Beda Romano e Luca Vinciguerra
FRANCOFORTE-SHANGHAI

Sole 24 Ore

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