NUOVI MERCATI PER L’ALIMENTARE

Agroindustria. Nonostante la crisi, nel 2008 il fatturato del settore è salito del 5,7% – Il nodo dei prezzi delle materie prime

Russia (+18%), Polonia (+20,8%) e Turchia (+28,6%) spingono la corsa dell’export

- LE PREVISIONI – Per tutto il 2009 scongiurati crolli produttivi anche se la flessione del comparto potrebbe arrivare fino al 2,5-3%
 
 
ROMA
Il vento della crisi soffia anche sul settore alimentare, ma il paracadute aperto grazie alle sue doti anticicliche consente di archiviare un 2008 con piccole crepe nel bilancio complessivo. Anche per l’anno in corso, a meno di sconvolgimenti, non sembrano esserci all’orizzonte tracolli veri e propri, ma la tendenza riflessiva è destinata ad accentuarsi. Questo il quadro congiunturale tracciato ieri dal presidente di Federalimentare, Gian Domenico Auricchio, per fare il punto sul secondo settore manifatturiero italiano.


Una galassia di circa 65mila imprese, caratterizzata da un tessuto produttivo fatto di ristretto numero di imprese medio e poche di grandi dimensioni (solo il 10% del totale ha più di nove dipendenti) e la stragrande maggioranza di piccole aziende. Un pezzo importante dell’economia reale, dove vige la legge dei piccoli passi: lontane dai grandi exploit che negli ultimi anni hanno caratterizzato i settori più innovativi e quelli emergenti, ma altrettanto lontane dai picchi negativi che stanno mettondo in ginocchio interi pezzi dell’economia italiana.
Così, secondo i dati elaborati dal Centro studi di Federalimentare, l’indice della produzione alimentare, dopo la battuta d’arresto accusata già nel 2007, con una flessione dello 0,8%, ha chiuso il bilancio 2008 con un ulteriore calo dell’1,5 per cento. E per quest’anno, complice il rallentamento stimato anche sul fronte delle esportazioni – 20 miliardi di euro, poco meno del 17% del fatturato totale – la flessione potrebbe arrivare al 2,5-3 per cento. Cifre molto meno negative rispetto alla media dell’industria italiana, ma non certo da lasciare tranquilli gli operatori del settore.
Nel 2008, a tirare maggiormente il freno sono stati i consumi interni, che hanno accusato una contrazione dell’1%, con un aumento medio dei prezzi al consumo del 5 per cento. Sotto questo aspetto, il 2008 è stato un anno particolarmente impegnativo per l’industria alimentare, che per tutto il primo semestre ha dovuto subire l’onda lunga dei rincari delle materie prime agricole di base per le preparazioni alimentari. «Una situazione – ha ricordato Auricchio – di cui l’industria alimentare, sia per la scarsità dell’offerta sia per l’impennata delle quotazioni, è stata vittima».
A fungere da volano della crescita è stato ancora una volta l’export che, grazie anche alla rivalutazione del prezzo medio dei prodotti derivati da cereali e latte, ha chiuso il 2008 con un aumento di poco inferiore al 10 per cento. Il passo più lento dell’import (16 miliardi, +7,2%) ha determinato un balzo del 22,7% del saldo positivo valutario, che ha toccato i 3,5 miliardi di euro. Dalla combinazione domanda interna-export è derivato un fatturato pari a 120 miliardi, con una crescita del 5,7% rispetto al 2007; risultato che rafforza la seconda posizione tra i settori dell’industria manifatturiera italiana.
Meno positive, anche sul fronte degli ordini esteri, le previsioni per il 2009, a conferma di un rallentamento già segnalato nel secondo semestre dello scorso anno. La crisi economica mondiale farà sentire i suoi effetti soprattutto per i prodotti compresi nella fascia di prezzo più alta, primi fra tutti i prodotti Dop e i vini Doc, e alcuni settori più orientati all’export come riso e conserve vegetali, pasta e olio, vino e alcuni segmenti del lattiero-caseario.
In cifre, il Centro studi di Federalimentare, ha stimato per quest’anno una flessione oscillante tra 2 e 3% in quantità e 5-6% in valore. I mercati più critici, proprio per il loro peso determinante, rischiano di essere Germania, Francia, Stati Uniti e Regno Unito: quattro grandi acquirenti che insieme concentrano poco meno della metà dell’export complessivo del made in Italy alimentare. Tra i Paesi emergenti figurano la Russia, che nel 2008 ha messo a segno una crescita del 18%, Polonia (+20,8%) e Turchia (+28,6%). Stentano invece a decollare le «grandi promesse» della Cina e dell’India.
A.M.
Sole 24 Ore 
 
 

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