“GLI ANTICORPI DELLA CRISI? NEL SISTEMA-LUMEZZANE”

Il caso. Bonomi (Confindustria): «Manifattura ora centrale»

Una boccata d’aria pulita, nel bel mezzo della nube tossica che si è abbattuta sull’economia mondiale e italiana. Il manifatturiero puro rialza la testa e si riprende, a pieno diritto, il ruolo guida del Paese.
Un indirizzo rivendicato con forza, nei giorni scorsi a Brescia, dal vicepresidente di Confindustria con delega ai distretti industriali, Aldo Bonomi. « Finalmente – ha spiegato, durante la presentazione del libro “La fabbrica delle imprese”, dedicato alla storia del caso Lumezzane – il manifatturiero è nuovamente riconosciuto come asse portante del Paese. Per questo motivo, pensando al futuro, non posso che essere ottimista. Gli imprenditori devono tornare a essere classe dirigente: chiediamo solo di potere lavorare».


Il migliore antidoto alla crisi, è stato il parere del panel invitato a presentare il libro edito da Il Sole 24 Ore, va cercato proprio negli anticorpi dei distretti come quello lumezzanese (posateria, casalinghi, rubinetti e valvole). Un vero “sistema”, che è stato in grado di dare vita, in questo secolo, a una generazione di imprenditori che ancora innerva il tessuto economico dell’intera provincia di Brescia. Un distretto da esportazione, insomma.
Secondo i dati raccolti all’interno della pubblicazione, Lumezzane, che già può vantare sul suo territorio la singolare media di un’azienda attiva ogni 12 abitanti, è riuscita a generare, in questi anni, numerose realtà al di fuori dei confini della Valgobbia (è la valle che ospita il Comune bresciano). Secondo le stime, sono quasi 400 le aziende lumezzanesi (alcune tra queste vere imprese leader, come Sabaf, Metra, Gruppo Donati, Gruppo Camozzi) sparse per la provincia di Brescia: danno lavoro a oltre 12mila persone e generano un fatturato di circa 8 miliardi. «Siamo di fronte a un distretto che è stato in grado di rendere fertile non solo il proprio territorio, ma anche quello esterno – hanno spiegato Egidio Bonomi e Alfredo Pasotti, autori del libro –: è un fenomeno singolare, unico in Italia e, per quanto ci risulta, nel mondo».
Durante il convegno, moderato dal vicedirettore de Il Sole 24 Ore, Elia Zamboni, il docente di Economia industriale dell’Università Cattolica di Milano, Marco Fortis, ha ricordato come Lumezzane sia uno di quegli “asset” del Paese che permettono (nonostante le attuali difficoltà e la forte concorrenza dei Paesi a basso costo di manodopera) di pensare con ottimismo al futuro. «Guardiamoci intorno – ha detto –, i danni prodotti dall’economia di carta sono sotto gli occhi di tutti. Islanda, Irlanda, e pure il Regno Unito, sono praticamente in vendita. Lo sarebbero anche gli Usa, se non fondassero la loro forza su un’indiscussa leadership in politica estera. L’Italia ha conservato solidità, grazie al ruolo dell’industria manifatturiera. Se il Paese resterà compatto, potremo uscire dalla crisi, anche perché famiglie e imprese sono molto meno indebitate rispetto a quanto avviene all’estero, e il risparmio accumulato è ancora notevole».

 di Matteo Meneghello

Sole 24 Ore Lombardia

2 Commenti a ““GLI ANTICORPI DELLA CRISI? NEL SISTEMA-LUMEZZANE””

  1. Commento di: pippi | 18/03/2009 alle ore 12:14

    troppo ottimismo cari imprenditori lumezzanesi, ma cosa credete di essere,i vostri prodotti sono facilmente copiabili e molti di questi si fanno tranquillamente nei paesi dell’est o in cina,è finta per davvero questa volta è difficile ammetterlo perchè molti di voi imprenditori siete super indebitati con le banche a proposito la bipop che fine ha fatto la brescianissima banca che veniva dalla valsabbia?

  2. Commento di: giovanni | 07/04/2009 alle ore 20:37

    sento un pizzico di invidia o sbaglio dal sig. PIPPI (gia dal nome si capisce tutto)comunque la bipop e’nata con la fusione di banca di lumezzane e palazzolo

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