UNA VITA LOW COST DA 55 MILIARDI
Enrico Netti
Dalla A di assicurazioni alla T di tlc, l’alfabeto degli acquisti low cost in Italia lo scorso anno ha raggiunto un business da 54,5 miliardi di euro. È il valore rilevato dal Sole 24 Ore del Lunedì su un campione di beni e servizi essenziali, acquistati dalle famiglie per cercare di resistere al carovita e alle sempre più pesanti rate del mutuo. Secondo un recente rapporto del Censis, la scelta di questi prodotti coinvolge più di sei italiani su dieci, che hanno dichiarato di utilizzarli già o sono interessati ad acquistarli.
Buone prospettive
«I prezzi al consumatore dei prodotti low cost sono più bassi del 30% rispetto alla media di settore – sottolinea Andrea Cinosi, presidente di Assolowcost, l’associazione di imprese che promuove questa categoria di beni –. Le aziende che offrono prodotti e servizi low cost rispondono così alle attuali esigenze dei consumatori, che hanno bisogno di risparmiare scegliendo comunque beni che garantiscono un elevato rapporto di qualità rispetto al prezzo». Secondo l’associazione il prodotto low cost viene ottenuto con un modo di produrre e commercializzare che riduce i costi in seguito all’ottimizzazione dei processi.
Alla domanda le imprese rispondono aiutate anche dal fatto che ogni nuovo prodotto trova in brevissimo tempo un proprio mercato. «In prospettiva la richiesta, a seconda delle categorie, è da due a dieci volte maggiore rispetto all’attuale quota di mercato del low cost – osserva Federico Lalatta, partner e managing director di Boston Consulting Group Italia –. In molti Paesi esteri il low cost ha quote di mercato molto superiori e il suo sviluppo è legato soprattutto alla capacità delle imprese di offrire prodotti anche high value, non alle intenzioni d’acquisto».
In questa corsa ai consumi intelligenti si moltiplicano le proposte: dalle autostrade del mare con il trasporto di tir nel Mediterraneo a bordo dei traghetti della Grimaldi Lines ai contratti di Lidl Energia che, in collaborazione con Mpe Energia ha inaugurato l’era dell’energia elettrica low cost in Italia, alla catena d’abbigliamento Camicissima.
Dal web alle vetrine
Al primo posto della classifica dei consumi low cost si piazzano i depositi sui conti correnti online, che a fine anno ammontavano a 22,7 miliardi di euro. Seguono l’alimentare, con una spesa pari a 13,9 miliardi (7,1 spesi nei discount e i restanti per le private label), e l’abbigliamento, con altri 4,6 miliardi, dove le insegne più importanti sono Oviesse, Gruppo Inditex (con i marchi Zara, Pull&Bear, Bershka, Oysho), H&M, Terranova, Kuvera (Carpisa) e Original Marines (delle prospettive di questo settore si parlerà giovedì 23 a Milano al convegno «L’affermazione della moda low cost» promosso da Assolowcost). Più legato al tempo libero, invece, il trasporto aereo: il no frills in Italia ha conquistato quasi 35 milioni di passeggeri, il 26% del traffico, con un giro d’affari di 3 miliardi.
In coda per la convenienza
Ogni sabato si vedono code ai distributori di carburante indipendenti, che offrono un risparmio di circa 0,055 euro al litro. Oggi sono circa 1.400 (nel 2007 erano cento in meno) e, secondo i dati della Figisc-Confcommercio, erogano in media 2,1 milioni di litri l’anno. Complessivamente nel 2007 il loro venduto ha raggiunto i 3,15 miliardi di euro, mentre nei primi nove mesi dell’anno sono stati toccati i 4,1 miliardi.
Buon successo per le assicurazioni online che, dopo le Rca, hanno ampliato l’offerta con polizze per la casa, viaggi, vacanze, ramo vita. «Ci sono circa 8,6 milioni di italiani interessati ad assicurarsi online – segnala Davide Passero, amministratore delegato di Genertel – e tra i nostri clienti i premi del prodotto casa sono aumentati di oltre il 40% rispetto al 2007». C’è poi il grocery, con un giro d’affari di 1,8 miliardi nel 2007, mentre mobili e complementi d’arredo per la casa (le insegne più note sono Ikea, MercatoneUno e Mondo Convenienza) hanno generato ricavi per 1,5 miliardi.
All’inseguimento del risparmio nella telefonia si fa largo il ricorso agli operatori virtuali (circa 600 milioni di ricavi nel 2007), mentre nelle case entrano parecchi netbook, segmento di computer molto economici, come l’Eee Pc della Asus, con cui si può lavorare e navigare sul web.
Si inizia a parlare sempre più spesso di auto smart & cheap. La Dacia ha creato una classe a sé e oggi in Europa è l’unico marchio che nell’anno è cresciuto del 42% in un mercato frenato (-5%) dalla crisi. Ma per l’auto low cost scende in gara anche la Fiat che nel 2010, come ha anticipato l’ad Sergio Marchionne, lancerà un proprio marchio nel segmento.