LA MECCANICA FA MURO ALLA CRISI
Massimiliano Del Barba
MILANO
È un po’ la rivincita del manifatturiero. Di quel sistema solido di medie aziende e di Pmi che danno lustro al made in Italy e alla tecnologia messa a punto nei distretti industriali italiani. Il rovescio della medaglia, nelle settimane carratterizzate dall’uragano delle Borse, è il timore che la recessione, da fantasma si trasformi in incubo. Quel che è certo, però, è che, in un generale clima di sfiducia e di stagnazione, la meccanica, quasi in controtendenza, continua a scommettere – vincendo – sulla qualità dei suoi prodotti. Lo conferma, del resto, il ruolo di spicco del comparto, al secondo posto in Europa dopo la Germania e al terzo nel mondo dietro la locomotiva tedesca e il Giappone.
Pentolame e posateria, casalinghi; pompe, rubinetteria e valvolame; macchine e impianti per la produzione alimentare, di energia, per l’industria chimica e petrolifera. Nei giorni neri di Piazza Affari, la meccanica varia, forte di 200mila addetti, di 43 miliardi di euro di fatturato globale, di un solido radicamento sul territorio e di un robusto orientamento all’export (56% della produzione), sembra poter contare su strumenti adeguati per difendersi dalla crisi mondiale: «Dalla meccanica potrebbe partire il rilancio dell’economia italiana, ma timore e opportuna cautela frenano il decollo», spiega il neopresidente di Anima, la Federazione delle associazioni dell’industria meccanica varia e affine, Sandro Bonomi, nel commentare i dati congiunturali del comparto per il secondo trimestre del 2008.
In netto aumento gli ordini relativi alle esportazioni, raddoppiati (dal 12 al 24%) rispetto al periodo gennaio-marzo; in positivo il confronto su base annuale: 11,6 miliardi di euro nei primi sei mesi del 2008, il che si traduce in un +11% sul 2007. Medioriente e Asia, oltre alla Ue a 27, si confermano le aree che più stanno contribuendo all’incremento dell’export, controbilanciando il calo dei rapporti commerciali con gli Stati Uniti.
Dati incoraggianti ma che a breve potrebbero essere corretti, soprattutto se verranno confermati i numeri previsionali relativi agli ultimi mesi del 2008, che danno conto di un carnet ordini in diminuzione, di una lieve contrazione nel dato occupazionale e di un «preoccupante» calo degli investimenti. «Il fatturato dei primi sei mesi del 2008 è migliore delle attese, nonostante ciò – prosegue Sandro Bonomi, imprenditore bresciano e presidente di Enolgas Bonomi, azienda attiva nella produzione di valvole e dispositivi di sicurezza per acqua e gas – la fiducia dei nostri imprenditori si sta incrinando. Questo però non significa alzare le mani. Come imprenditori abbiamo attraversato altre crisi e difficoltà. Ci rimbocchiamo le maniche». Certo, la turbolenza finanziaria impone la massima cautela. «Non dimentichiamo però – e questo è il messaggio di fiducia che lancia Bonomi – che Italia e Germania sono leader di un nucleo di Paesi in cui esiste ancora la cultura, la capacità e il know how della produzione. Dove il manifatturiero ha radici solide e profonde nella cultura industriale».
É il capitolo degli investimenti che preoccupa di più, e non solo nel settore del valvolame (-4,4% la produzione atetsa nel 2008), ma anche nei comparti come i casalinghi e le macchine per la produzione di energia che stanno dimostrando buoni andamenti di crescita (+3,3% per i primi, +3,9% per i secondi). Secondo Silvio Rudi Stella, direttore Tecnologie innovative in Riello e presidente di Italcogen, la Federazione dei produttori di impianti di cogenerazione, «la situazione è in rapida trasformazione, abbiamo cominciato ad avere problemi di restringimento dei fidi bancari e in più stiamo registrando un allungamento dei tempi di consegna delle macchine ai nostri clienti, molti dei quali sono in difficoltà nel far fronte agli investimenti avviati».
Chi si trova meno esposto nei confronti del sistema creditizio dorme sonni leggermente più tranquilli. È il caso di molte piccole imprese come la Ibt di Treviso che, con 6 milioni di fatturato è riuscita a conquistare buone posizioni nella domotica e nella cogenerazione. «Dal 2000 e fino a quest’anno – spiega il presidente, Ilario Vigani – abbiamo mantenuto un ritmo di crescita a due cifre. Certo, difficile sbilanciarsi sul 2009, anche noi temiamo che la crisi finanziaria si trasformi in recessione». Preoccupazione confermata anche per il settore delle pompe idrauliche: «Il portafoglio ordini è ancora abbastanza buono – è il commento di Alberto Caprari, presidente dell’associazione di categoria – ma c’è il rischio concreto che la crisi finanziaria finisca per influenzare la normale operatività delle imprese e in molti saranno costretti a rivedere i propri piani di investimento».
Malgrado i buoni risultati registrati nel primo semestre di quest’anno (+2,9 di produzione, con export e investimento in aumento), anche il settore delle macchine alimentari e casalinghi potrebbe rivedere al ribasso le previsioni sul 2009. Questo almeno è quel che si pensa a Lumezzane, in provincia di Brescia, capitale storica del settore pentolame e posateria. «Le avvisaglie del rallentamento – racconta Virgilio Bugatti, presidente della Fiac, la Federazione delle aziende di casalinghi, e proprietario dell’omonimo gruppo – si cominciano a percepire a macchia di leopardo. Sono in particolare le aziende che con più lentezza si sono mosse verso l’innovazione di prodotto a perdere posizioni. Per il 2009, già mantenere i livelli di quest’anno, grazie soprattutto allo sviluppo dell’export in Russia e Medioriente, sarebbe un buon risultato».
Anche per un grande brand come Alessi (100 milioni di fatturato nel 2007, in crescita quest’anno) le ripercussioni della crisi dei mercati potrebbero concretizzarsi a partire già dai primi mesi del 2009 «Lo scenario è instabile. La ripresa delle produzioni dopo i mesi estivi – spiega l’a.d. Michele Alessi – era già stata caratterizzata da alcune difficoltà di mercato. Quello che ci domandiamo ora è in che modo la crisi finanziaria si rifletterà sull’economia reale. Al di là delle differenze fra il nostro sistema bancario e quello statunitense – conclude Alessi – è certo che le aziende con meno forza contrattuale e più esposte verso gli istituti finanziari vivranno periodi difficili».
Come già accaduto in passato, di fronte ai venti dell’imminente bufera, per Alessi e tanti come lui, c’è una sola cosa da fare: «Prepararsi a un’altra dura selezione di mercato, con la certezza che chi saprà governare il vento contrario ne uscirà rafforzato».