ENERGIA E BIO-TECH, L’ISLANDA CHIAMA GLI INVESTITORI ESTERI
Riccardo Sorrentino
L’Islanda ci prova. Sa che non è facile, ma dopo aver investito tanto all’estero attraverso le sue banche, ora cerca imprenditori che vogliano sbarcare tra i ghiacci del Nord. Anche per dare alla sua economia un equilibrio più stabile.
Chi si farà avanti? «È un compito difficile promuovere un Paese con 300mila abitanti», ammette Þorður Hilmarsson, direttore della Invest in Iceland Agency ieri a Milano con una delegazione di funzionari, imprenditori e manager di Reykjavik, tutti ospiti del Comune.
Qualcuno ne ha già approfittato. Come la Becromal, l’azienda di Rozzano leader nei condensatori elettrolitici in alluminio: sta costruendo ad Akureyri, ha spiegato la presidente Rosanna Foresti Rosenthal, il maggior impianto mondiale di profilatura ad alta tecnologia.
Energia a basso costo
Da cosa è stata attratta la Becromal? «Il personale di alta qualità, i costi dell’energia competitiviti, il sostegno politico e logistico», ha spiegato Foresti Rosenthal. Sono proprio questi, secondo Þorður - gli islandesi non hanno cognome, solo un patronimico - alcuni dei fattori competitivi dell’isola.
L’economia di Reykjavik - spiega - è adatta per le aziende ad alta intensità di terreno e quelle con un uso elevato di elettricità («ma solo se sufficientemente sicure sul piano ambientale»): è prodotta sull’isola senza petrolio, con impianti idroelettrici o geotermali. Le imprese hi-tech possono trarre giovamento dal buon sistema scolastico, e i servizi finanziari, sono molto sviluppati e internazionalmente integrati. Possono trovare terreno fertile per esempio le imprese produttrici di fibre di carbonio, che arrivano a risparmiare tra il 20 e il 25% dei costi, le compagnie di biotecnologie che producono proteine dall’orzo, o i centri di elaborazione dati: il Paese è naturalmente freddo.
Un Paese business-friendly
Il sistema è adatto allo sviluppo delle imprese: il Paese è molto ricco, è politicamente stabile, offre una grande libertà di azione, un livello di corruzione bassissimo e grande trasparenza. Le imposte sulle imprese scenderanno prestissimo al 15% (dal 18%) - in Europa sono superiori solo a quelle irlandesi - e quelle sul capital gain sono pari a zero per le vendite di azioni. E poi «ci conosciamo tutti», dicono.
Un paradiso? Non del tutto. Þorður non nasconde i punti deboli della sua economia: il mercato del lavoro è piccolo - 165mila persone - e quindi il costo del lavoro è elevato, come il costo della vita. L’inflazione poi è oggi elevata e la Banca centrale ha portato i tassi ufficiali al 15,5 per cento.
Investire in Islanda, inoltre, impone la convivenza con forti fluttuazioni della valuta, la krona: una singola iniziativa dall’estero o all’estero crea squilibri nella bilancia commerciale che i mercati finanziari non sempre amano. La ricerca di maggiori investimenti dall’estero, in fondo, ha la funzione di dare maggiore stabilità economica a un Paese che ha già i suoi conti pubblici in ordine e un sistema finanziario avanzato.
E le banche? Le ricorrenti voci di un fallimento dell’intera economia? Sciocchezze, secondo gli islandesi: «Il Governo è saldamente dietro le nostre banche», ha aggiunto Guðni Bragason, incaricato d’affari all’ambasciata di Reykjavik a Roma.
Spazio per le esportazioni
Anche le aziende esportatrici possono trovare qualche opportunità. «Non possiamo dire di essere grandi partner commerciale, ma c’è spazio per crescere», ha aggiunto l’ambasciatore a Reykjavik Rosa Anna Coniglio Papalia che ha anche sottolineato come l’interscambio stia aumentando e stia mutando forma: tra 2007 e 2006, per esempio, i tradizionali acquisti di pesce islandese da parte degli italiani sono calati del 21% mentre sono aumentati quelli di prodotti farmaceutici e sono esplosi quelli di macchinari (+100%). Senza contare il turismo verso l’isola, sempre più forte. Il nostro paese ha intanto venduto nel Paese nordico prodotti per l’ottica, alcuni tipi di macchinari e gli immancabili, e molto amati, prodotti alimentari.
L’Islanda è infine sempre alla ricerca di affari in Italia. «Milano e la Lombardia stanno diventando sempre più importanti per le attività commerciale islandesi» ha detto Grétar Már Sigurðsson, segretario di Stato del ministero degli Esteri citando le compagnie di navigazione Eimskip e Samskip, il gruppo creditizio Landesbankinn, la Actavis (farmaceutica) e la Promens (plastica), tutte attive nella regione. Per il sindaco di Milano Letizia Moratti, l’Islanda non può quindi che essere «interessante», anche per gli aspetti energetici e quelli biotecnologici.