L’IMPRESA RUSSA NON E’ SOLO MAXI

Sergio A.Rossi

Per la maggioranza della gente, Russia significa grandi imprese, come Gazprom, Rosneft, Lukoil, e nuovo capitalismo di Stato. Ma non è più tanto vero. Va profilandosi un nuovo protagonista industriale: non la piccola impresa (oltre un milione registrato, con un probabile numero doppio reale), bensì la media azienda. Lo rivela un rapporto congiunto Expert-Nomos Bank, che offre varie sorprese. La prima è che le medie imprese dinamiche, con un fatturato tra i 10 e i 350 milioni di dollari, sono oltre 13mila, e hanno un peso nell’economia russa, come valore del fatturato, abbastanza vicino a quello dei grandi gruppi industriali. Questi ultimi hanno raggiunto un fatturato complessivo di circa 711 miliardi di dollari nel 2006 (anno più recente dei rendiconti aziendali), mentre le medie imprese sane arrivano a 568 miliardi di dollari ovvero il 44% contro il 56 per cento. È un valore molto superiore a quello dei Paesi industrializzati, dove per esempio in Italia, il peso del fatturato della media impresa, distinta da quella piccola, non supera il 21% del totale.
Oltre un quarto delle aziende, quasi 17mila imprese, non ha retto al mercato. Ma quelle che contano sono le 13mila imprese vitali, ovvero quelle sempre in crescita negli ultimi tre anni, e che quindi sono state incluse nell’indagine Expert-Nomos Bank.
Di queste medie imprese, nel periodo 2000-06 il 38,5% ha aumentato il fatturato annuo di almeno il 20%, mentre il 18% lo ha aumentato del 40% e il 7% è cresciuto del 70 per cento e oltre, risultati impensabili per la grande impresa. Ma anche il rapporto tra reddito e capitale è assai diverso: 6 rubli per ogni rublo di mezzi propri nella media impresa, contro 2,3 rubli nella grande azienda. E questo in un ambiente di mercato in Russia che non può essere ritenuto “facile”, alle prese com’è con forti ostacoli burocratico-amministrativi, fino alla corruzione aperta, e con un sistema fiscale complesso.
Ebbene, e questa è la seconda sorpresa, i medi imprenditori russi hanno dimostrato di saper superare vincoli e svantaggi, compensati da fattori positivi come il forte aumento della liquidità del mercato, la crescita continua della domanda, rilevanti investimenti nazionali nelle infrastrutture, nonché il varo di più o meno poderosi programmi di sviluppo nelle varie regioni russe.
Due i principali fattori di sviluppo della media impresa: l’unicità per il mercato russo dei prodotti e servizi offerti, e in molti casi l’appoggio politico-amministrativo delle autorità locali, desiderose di aumentare i posti di lavoro e di far progredire l’economia regionale. Il quadro che ne emerge è una media impresa russa in espansione accelerata dopo il 2004, con un fatturato intorno ai 45 milioni di dollari (30 milioni di euro odierni), un capitale societario sui 7-8 milioni di dollari, un indebitamento del 25-28% e un rapporto tra indebitamento e profitto del 20-22 per cento.
I settori di massima concentrazione della media impresa sono la chimica e i materiali non-metallici, con l’82% del fatturato complessivo delle medie e grandi imprese, l’agro-alimentare (81,4%), l’edilizia (77,4%), la scienza, istruzione e sanità (73%), il commercio (63,7%), la metalmeccanica (61,8%), l’energia elettrica (59,8%), mentre un caso a parte è l’agricoltura, dove la media impresa domina quasi al 100 per cento.
Volendo isolare il cuore pulsante del sistema, si trova un gruppo di 213 medie imprese particolarmente dinamiche, con un fatturato intorno ai 100 milioni di dollari, capitale sui 40-50 milioni, e un fatturato complessivo di 21,2 miliardi di dollari, la cui crescita cumulativa nel biennio 2005-06 ha superato il 50-60 per cento. I settori dominanti sono sintomatici delle direttrici di sviluppo dell’industria russa: l’edilizia specializzata (costruzione di infrastrutture come autostrade, ponti, metropolitane) con 53 aziende copre il 25% di questo “secondo scaglione” della media impresa, seguita da 36 aziende del settore alimentare, agro-industriale e della pesca.
Circa il 13% dello scaglione, cioè 28 aziende, è poi collegato al settore del petrolio e gas, al quale fornisce servizi e impianti specializzati, talora in concorrenza con le imprese occidentali, mentre altre 25 aziende operano nelle macchine e impianti meccanici, collegati a settori trainanti, come l’energia, le costruzioni ferroviarie, i fertilizzanti. Una decina dei “magnifici 213″ opera nel commercio, in particolare nella vendita di automobili, nei beni di consumo, abbigliamento, elettrodomestici, medicinali, e quasi tutte su base regionale, da San Pietroburgo a Perm negli Urali o Kemerovo, in Siberia.
Poche aziende operano invece nelle telecomunicazioni e Internet, e qui la più nota è Yandex, uno dei maggiori portali russi, con un tasso di crescita annuo del 150 per cento. Il trasporto marittimo specializzato con i rompighiaccio nell’Artico da Murmansk e i terminali per container, le prime società di servizi logistici e i terminali merci dei maggiori aeroporti regionali, come Sverdlovsk o Novosibirsk, sono ulteriori realtà aziendali.

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