INDUSTRIA TEDESCA, LA CRESCITA TIENE

Beda Romano

Nuovi dati in provenienza dalla Germania hanno confermato ieri che l’economia almeno in alcuni Paesi della zona euro continua a resistere ai venti contrari, a iniziare dall’euro forte e dal rallentamento americano. In questo contesto la Banca centrale europea è destinata dopodomani a mantenere i tassi d’interesse stabili.
La produzione industriale è cresciuta nella prima economia dell’Unione monetaria dello 0,4% mensile in febbraio. Il dato è migliore delle attese. Giunge dopo una certa debolezza degli ordini all’industria (si veda Il Sole-24 Ore di sabato), ma dopo un aumento per tre mesi consecutivi dell’indice Ifo, che riflette la fiducia delle imprese tedesche.
Il dato di febbraio di produzione industriale segue incrementi in gennaio e dicembre. Secondo Jürgen Michels, economista di Citigroup, il fatturato delle imprese industriali sarebbe quindi aumentato nel primo trimestre dell’1,9% rispetto al periodo precedente. A giocare sono l’export, ma anche la crescita del settore edile, complice l’inverno mite.
Addirittura, secondo Julian Callow, economista di Barclays Capital, il dato farebbe pensare a un aumento del prodotto interno lordo di almeno lo 0,6% nel primo trimestre di quest’anno. Ciò significherebbe che l’economia in Germania ha subìto un’accelerazione dopo una crescita nel quarto trimestre del 2007 dello 0,3 per cento.
Quest’ultima batteria di dati giunge dopo che sull’inflazione le notizie sono state particolarmente negative. In marzo, i prezzi al consumo nella zona euro sono saliti del 3,5% annuo, ai massimi da quasi 20 anni. In questo contesto, i banchieri centrali sono destinati a lasciare invariato il costo del denaro al 4,0% nella loro riunione di giovedì alla Bce.
Questo doppio fenomeno – crescita (ancora) relativamente forte e inflazione elevata – ha spinto molti economisti a rivedere le loro previsioni sul futuro dei tassi d’interesse nella zona euro. Barclays Capital, per esempio, ha rinviato di tre mesi le due attese riduzioni del costo del denaro: non più giugno e settembre, ma settembre e dicembre.
Barclays Capital è sempre convinta che la Bce allenterà il credito quest’anno per far fronte alla frenata economica e all’apprezzamento dell’euro nei confronti del dollaro. Per meglio argomentare il suo punto di vista, Callow cita per esempio la crescita di M1, depositi overnight e banconote, che in febbraio ha subito una contrazione su base trimestrale per la prima volta dal 1980.

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