LAVATRICI CON IL “GUSCIO”
Maria Bianucci
Da questa settimana, con cadenza quindicinale, Maria Bianucci racconterà in «Footprint» (impronta ecologica) aziende e persone che sperimentano soluzioni ecosostenibili o ispirate alla responsabilità sociale Che la maggior parte dei rifiuti solidi che produciamo sia rappresentato dagli imballi di ogni dimensione lo verifichiamo tutti i giorni. Ma non è stato questo il punto di partenza di Massimo De Santis, varesino, allora non ancora quarantenne. Eravamo nel ‘99. Responsabile acquisti della Whirlpool, dopo un’esperienza nel gruppo Agusta, gli accadde di scoprire in una normale riunione su logistica e packaging quanta rilevanza avessero i danni da trasporto. «Fu uno choc in piena regola. Avevo investito gli ultimi dieci anni della mia vita professionale nella qualità del prodotto e nel contenimento dei costi, per poi arrivare sul mercato danneggiati in partenza da un fattore del tutto estraneo al core business. Dall’imballaggio».
Il passo successivo fu immediato. «Dissi al vicepresidente, Antonio Casaluci, che la strada da battere era una sola: ripensare integralmente il sistema imballo come elemento integrato e sostenibile. Definire i requisiti, verificare la possibilità di brevettare e poi noleggiare l’imballo a tutti i produttori di elettrodomestici». In altre parole, De Santis aveva intuito che il business era legato alla dimensione del packaging: che è standard. Cioè, progettato il contenitore, ci sarebbe stato un mercato immenso, poiché una lavastoviglie o una lavatrice hanno misure identiche chiunque le costruisca. Non solo: un imballo a noleggio non finisce in discarica, perché sarà riutilizzato. Una sola cifra, giusto per dare un’idea: in Europa si producono, e naturalmente si spediscono, 90 milioni di elettrodomestici bianchi ogni anno.
La Whirlpool non potè non apprezzare l’idea. Ma la ritenne impraticabile per l’impossibilità di coinvolgere i propri competitor. Nel 2001 De Santis lascia, dunque, l’azienda e si mette a caccia di partner in grado di sviluppare quel che ha in mente. Trova l’impresa leader nel settore degli stampi in plastica, la portoghese Simoldes, che crede al suo progetto e accetta di investire in ricerca partendo dai paraurti per auto. Agli inizi del 2005 il prototipo è pronto: è un guscio rigido di polipropilene costituito da una base, un coperchio e quattro montanti angolari in grado di sopportare fino a 1.200 chili di carico verticale. All’interno ci sono dei distanziatori che bloccano il contenuto. Non solo: montato interamente a incastro, è scomponibile. Quando l’elettrodomestico è stato consegnato al cliente finale, l’imballo viene “richiuso” e le sue dimensioni non raggiungono quelle di una valigetta.
Contemporaneamente De Santis mette a punto il processo industriale che contempla la produzione, il recupero degli imballi, il loro lavaggio e ricondizionamento e infine la nuova consegna in fabbrica. Coinvolge le più importanti strutture logistiche internazionali e imposta un sistema attraverso il quale può monitorare in qualsiasi momento i movimenti dei gusci, sia vuoti che pieni.
Nel giugno 2005 nasce la Free Pack Net, società di servizi con sede a Gallarate, in provincia di Varese. La fase-pilota prosegue fino a febbraio 2007. Nel frattempo vengono ultimate tutte le verifiche tecniche, inseriti i codici braille in ogni elemento per consentire anche ai non vedenti di montare o smontare l’imballo, applicato un dispositivo antiscivolo che rende il carico stabile durante il trasporto. E arriva anche la certificazione ambientale, la più severa, quella tedesca.
L’anno scorso i primi contratti. Il debutto in Germania: Free Pack Net ha “vestito” alcuni prodotti della Whirlpool distribuiti dal Gruppo Alno.
Sarà anche stato un azzardo, ma la Free Pack Net ha appena firmato un contratto con il principale gruppo europeo di distribuzione, che risparmierà la bellezza di 160mila tonnellate di rifiuti all’anno, ed è diventata partner ufficiale dell’Unione europea per la campagna sul l’energia sostenibile.