IL PRODOTTO DI MARCA PERDE MERCATO
Vincenzo Chierchia
«Dobbiamo realizzare un patto di filiera per raffreddare i prezzi dei prodotti di largo consumo, altrimenti rischiamo che la situazione vada fuori controllo». Dario Rinero guida la filiale italiana di Coca Cola Hbc, ed è presidente di Indicod-Ecr, l’istituto che gestisce il codice a barre e raggruppa oltre 30mila imprese tra industriali e commerciali. «E Indicod-Ecr è il luogo più opportuno – aggiunge Rinero – per far sì che le tensioni tra industria e distribuzione vengano stemperate, ma soprattutto è l’ambito in cui si può collaborare per far scendere in maniera condivisa la febbre dei prezzi».
«Il ministero delle Politiche agricole – aggiunge il responsabile del dicastero, Paolo de Castro, intervenuto ieri a Milano all’assemblea Centromarca – ha istituito dei tavoli di coordinamento tra industria e distribuzione per far sì che il confronto contribuisca a ridurre le tensioni attuali derivanti, in Italia come in tutto il mondo, dall’accresciuta domanda di alimentari e di energia. Basti pensare solo alle riconversioni di produzioni agricole in quelle di carburanti di origine vegetale in America. Dobbiamo muoverci ora perchè in prospettiva lo scenario internazionale cambierà ancora».
In Italia, intanto, il nodo prezzi-costi-consumi deboli resta in cima alle preoccupazioni della imprese. «Le pressioni da parte dell’industria sono elevate – aggiunge Francesco Pugliese, direttore generale Conad – finora sui prezzi finali si è scatenata solo una parte dei ricarichi a monte, e credo che la febbre dei prezzi sulle materie prime durerà ancora. C’è poi la spada di Damocle del petrolio che ha fatto salire a dismisura i costi logistici e crea pressioni sui prezzi intorno al 3-6%, a seconda delle categorie merceologiche. Sicuramente occorrono interventi condivisi, altrimenti si dovranno rivedere i contratti a fine anno».
«È meglio arrivare a soluzioni che privilegino gli accordi tra le imprese – aggiunge Paolo Barberini, presidente di Federdistribuzione – prezzi e consumi sono costantemente in cima alle nostre agende oggi».
Gli ultimi dati sottolineano che anche la grande distribuzione fa fatica a raffreddare i listini alla vendita. Tra dicembre e gennaio, in base alle prime indicazioni dai dati Iri-Infoscan, la marcia dei prezzi in supermercati e ipermercati avrebbe messo a segno uno scatto in avanti dello 0,5% sfiorando quota 3,4-3,5% e – segnalano con preoccupazione molti operatori sia dell’industria che della distribuzione – si tratterebbe della dinamica dei prezzi al consumatore più elevata nell’arco degli ultimi decenni.
«Dobbiamo disinnescare la mina della crescita zero dei consumi che si profila quest’anno e della contemporanea rincorsa dei prezzi – aggiunge Rinero – per questo motivo occorre un patto su costi e prezzi che coinvolga l’intera filiera. Altrimenti finiamo tutti schiacciati nella morsa di uno scenario con consumi calanti e prezzi in crescita. Le tensioni ci sono e continueranno, presumibilmente, occorre assorbirle».
Il prodotto di marca leader sta soffrendo: come testimoniano i dati Nielsen, la quota è calata, nell’arco di un anno dal 29,8% al 28,3% del totale mentre per i prodotti dei distributori (marche private) la quota di mercato è salita al 15% circa.
Imprese industriali e catene distributive stanno poi rilanciando sull’innovazione per sfuggire alla morsa della rincorsa prezzi-consumi. «Il mercato è molto sensibile all’innovazione e confidiamo molto negli eventi sportivi di quest’anno, Europei di calcio e Olimpiadi» spiega Pierluigi Bernasconi, al vertice della catena commerciale Mediaworld.
«In poco tempo abbiamo saturato gli impianti di produzione di minestre pronte – aggiunge Sabino Gravina, top manager del gruppo alimentare Beretta –. Nonostante la crisi i consumatori hanno accolto molto bene i nostri nuovi prodotti». «È nelle nuove nicchie di mercato che si fa il business – conclude Claudio Palladi, amministratore delegato di Grandi salumifici italiani –. Se la componente di innovazione e di servizio è alta e apprezzabile, il fattore prezzo passa in second’ordine e le vendite marciano spedite».