18/02/2008
Antonio Dini
Le ultime a far capitolino sono state le Kronan. Dall’inizio del Novecento sino al secondo dopoguerra erano le biciclette dell’esercito svedese, rinomate per semplicità e robustezza. Oggi sono diventate un “cult” tra manager, uomini d’impresa e appassionati che amano muoversi in stile ambientale per le strade delle capitali europee. Ma quella della bicicletta, svedese o italiana che sia, come alternativa all’auto, allo scooter e ai mezzi pubblici è diventata una moda sempre più diffusa. Facendo slalom nel centro di Milano o arrampicandosi per i sette colli di Roma, scivolando fra le piste ciclabili della city di Londra o per le trafficate rue parigine (dove è boom del bike-sharing), la bici è infatti tornata a lampeggiare nel radar di chi segue le tendenze. La parola d’ordine è “verde” e, come dice il Nobel Al Gore, «è con i piccoli cambiamenti nelle nostre abitudini quotidiane che si possono ottenere grandi risultati per il pianeta».
La bicicletta è infatti l’alternativa ecologica alla consueta mobilità cittadina. Non inquina, permette di coprire le distanze medie e mantiene anche in forma fisica. «Soprattutto, evita di bruciare inutilmente carburante», dice Lamberto Pasquali, 38 anni, libero professionista a Milano da dieci e da cinque affezionato utente dei pedali. Tutti i giorni, venti minuti di pedalata da corso Sempione fino all’ufficio di Cordusio. Proprio come trent’anni fa, quando il primo shock petrolifero degli anni Settanta insegno all’Italia non tanto ad andare a piedi, quanto a pedalare. E non solo in Italia. Continua a leggere »
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Riuniti a Bergamo i gruppi territoriali lombardi per la messa a punto di azioni comuni che facilitino l’integrazione con il manifatturiero. Le oppurtinatà dal Kiloometro Rosso.
Un ristretto gruppo di lavoro, composto da alcuni imprenditori in rappresentanza delle singole realtà territoriali, con il quale portare avanti poche problematiche, ma da sviluppare in maniera approfondita, in tempi brevi e con risultati concreti. E’ la proposta che ha trovato il consenso unanime degli esponenti dei Gruppi del Terziario Avanzato attivi nelle province di Bergamo, Lecco, Legnano, Mantova e Varese, riunitisi nei giorni scorsi nella sede di Confindustria Bergamo. “Con questo primo incontro – ha sottolineato Alberto Frambosi, presidente del Terziario Avanzato di Bergamo – ci siamo proposti di dare risalto al nostro comparto, attraverso lo scambio di idee e la realizzazione di qualcosa di concrecto, utile per le nostre aziende. Continua a leggere »
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15/02/2008
Segno più anche nel 2007 per l’industria delle macchine utensili, pur con qualche accenno di rallentamento che viene soprattutto dall’estero, Stati Uniti in testa.
Secondo il Centro studi dell’Ucimu, l’associazione dei costruttori italiani di macchine utensili, robot e automazione, l’anno scorso l’indice totale degli ordini è cresciuto del 17,1% sul 2006 sia grazie al buon andamento del mercato interno (+19,4%), sia di quello internazionale (+15,8 per cento), pur con qualche sbavatura. Continua a leggere »
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Stefano Salis
Si parte con un database di 800mila referenze, una redazione ad hoc per incrementarlo, la collaborazione attiva degli utenti, pronti, secondo i dettami del web 2.0, a definire sempre meglio l’offerta. Un’offerta che sa tenere conto delle scelte dei singoli clienti e le comunica in tempo reale per orientarli meglio («chi ha comprato questo libro vuole anche questo…», eccetera). E, soprattutto, con la garanzia di un marchio che ha fatto la storia dell’editoria italiana: Feltrinelli. Da ieri è online il rinnovato sito www.lafeltrinelli.it che – con il contributo delle librerie e dei megastore, 98 punti vendita sparsi in tutta Italia, con diversi format –, rappresenterà il “braccio virtuale” della corazzata milanese che scende, così, in campo da protagonista in un mercato – quello della vendita di libri sul web – che sta dando segni di grande vitalità. Continua a leggere »
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Marco Niada
Se è vero che l‘Italia soffre di penuria di investimenti esteri, altrettanto non si può dire della proiezione del nostro Paese verso l’esterno, specie nel caso della Gran Bretagna, che si è confermata una delle mete principali delle nostre aziende.
Tra il 2000 e il 2006 la presenza delle imprese italiane è raddoppiata, passando a 443 a 681, con un fatturato complessivo balzato da 7,2 a 14,5 miliardi di sterline (oltre 20 miliardi di euro) dando lavoro a 46mila dipendenti rispetto ai 25mila all’inizio del nuovo millennio. La regione che ospita il maggior numero di aziende per fatturato è la Greater London (44%) seguita da Sud Inghilterra (35%), Nord Inghilterra (12,3%), Midlands (6%), Scozia (2,2%) e Galles (8%). Continua a leggere »
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