21/02/2008
Mentre in Italia l‘anno sabbatico inizia a muovere i primi, timidi, passi – desiderio “inconfessabile” di molti dirigenti, ma prassi di pochi – nel Regno Unito la soluzione è molto più diffusa, a cominciare dai giovani studenti universitari ma anche nel segmento dei top manager.
La cultura d’impresa, va ricordato, è da queste parti molto diversa (e più avanzata) rispetto a quella maturata nel tempo dal tessuto economico italiano del family business e delle piccole e medie aziende. Il contesto in cui in Gran Bretagna viene inquadrato il “sabbatical year” è quello, più generale, delle forme di impiego flessibile. E il quadro complessivo che viene fuori è di tutto rispetto. Continua a leggere »
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di Luisanna Benfatto
e Franco Vergnano
Il test della canoa che fotografa l’Italia, pubblicato domenica scorsa in questa pagina e poi ripreso dal sito www.ilsole24ore.com, ha avuto un successo insperato (che impazza anche sul web) e si è via via arricchito di commenti da parte dei lettori. La storiella circola negli uffici da tempo. Nella sfida Italia-Giappone 2-0, da un lato ci sono sette capitani e un rematore, mentre sull’altro equipaggio c’è un solo comandante e sette persone ai remi.
È una storia “classica”, e un po’ paradossale, che racchiude le peculiarità della via italiana al management: fotografa una realtà diffusa e denuncia le pecche delle organizzazioni pletoriche invece che piatte come pure il cattivo utilizzo dei consulenti e la disinvoltura nella distribuzione dei premi a chi non merita. Continua a leggere »
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20/02/2008
Riccardo Viale
Perché alcune aree sono più innovative di altre? Perché sembra esserci una propensione dei territori verso certe specializzazioni tecnologiche? Perché il venture capital prospera in alcune regioni e non in altre, pur all’apparenza simili? Varie sono le domande di questo tipo che hanno come denominatore comune aree territoriali sempre più ristrette. Mentre anni fa il centro dell’attenzione di analisti e “policy makers” erano gli Stati nazionali, ora il baricentro della dinamica innovativa e di sviluppo industriale si è spostata verso le grandi aree regionali e subregionali.
Dai dati presentati, recentemente, a un convegno dell’Ocse, a Valencia, emerge che la globalizzazione ha agito sullo sviluppo tecnologico, dal 1998 al 2003, in modo diverso nel caso si tratti di nazioni o di regioni. Le aree regionali che presentano vantaggi competitivi iniziali, sotto forma di migliore capitale umano, sociale, istituzionale ed economico, tendono a crescere sempre di più rispetto a quelle meno dotate. L’Italia, da questo punto di vista, è uno degli esempi più emblematici. Essa presenta fra i Paesi Ocse uno dei range maggiori di differenza regionale, tra Nord e Sud, e questa forbice invece di diminuire tende ad accentuarsi. Continua a leggere »
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Giulia Crivelli
Il bilancio dei primi tre giorni della sesta edizione di MilanoUnica, la fiera del tessile che chiuderà oggi, è positivo: visitatori e buyer sono in lieve crescita rispetto alla scorsa edizione, e ne è ulteriormente aumentata la qualità. Tra gli espositori c’è un clima di grande ottimismo, nonostante le incognite legate alla congiuntura internazionale.
«Siamo l’unica fiera aperta solo ad aziende europee, che hanno deciso di abbandonare qualunque competizione sul prezzo per puntare solo sulla qualità. Questo si riflette sul tipo di buyer e di visitatori, tutti di fascia medio-alta, tutti a caccia di prodotti di eccellenza» spiega Alberto Jelmini, presidente di ModaIn, una delle cinque fiere che da tre anni sono confluite in MilanoUnica (le altre sono Ideabiella, PratoExpo, Shirt Avenue e Ideacomo). Ottimista anche Beppe Pisani, presidente di Ideacomo, che raccoglie il meglio del distretto serico comasco, che nel 2007 è cresciuto del 5% contro il +3% del 2006. «L’anno si è aperto sotto il segno del l’incertezza, non della sfiducia: è questo il segnale che viene dai primi tre giorni di fiera». Continua a leggere »
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18/02/2008
Vittorio Carlini
MILANO
«Creare una holding degli aeroporti per il sud d’Italia. E poi, eventualmente, dare vita ad un unica joint-venture con Corporacion America». Per Nicola Radici, amministratore delegato di Miro Radici Finance, è questo uno dei principali obiettivi della società nata nel 2004 come “costola” del gruppo tessile bergamasco. Una finanziaria che, forse dopo aver dato un’occhiata a Est, dalle parti di Ponzano Veneto sede storica dei Benetton, vuole proporsi quale nuovo polo d’aggregazione per business meno tradizionali di quello meccano-tessile.
La holding, di recente, ha infatti diversificato molto la propria attività: dall’energia all’immobiliare fino ai trasporti e la logistica aeroportuale. Con un focus nel Sud del Bel Paese. Il target, inutile negarlo, è ambizioso. Le difficoltà che caratterizzano il meridione d’Italia, soprattutto quando si parla di infrastrutture, sono ben note. Ma Radici le basi del progetto le ha già gettate. Continua a leggere »
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