L’INDIA CON PIU’ “APPEAL” ATTRAE IMPRESE DALLA CINA
Anna Zavaritt
Non si può parlare di sorpasso, ma certo di tallonamento. Se la Cina resta il primo partner commerciale asiatico per l’Europa – da sola pesa per il 14% sul totale dell’import della Ue a 27 (195 miliardi di euro) – negli ultimi sei anni anche gli scambi con l’India sono quasi raddoppiati (+80%, con 23,5 miliardi di euro di importazioni da questo Paese). Belgio, Germania e Gran Bretagna sono i primi tre partner commerciali, ma anche l’Italia sempre di più guarda al Paese indiano: in sei anni c’è stato un raddoppio di export (da 1 a 2,1 miliardi) e import (da 1,6 a quasi 3 miliardi). A oggi, secondi i dati forniti dalla Camerca di commercio italo-indiana ( Indo-Italian Chamber of Commerce and Industry) sono 330 le presenze italiane in India, di cui ben 147 riferibili a investimenti produttivi (erano solo 128 nel 2003) e 175 nei servizi. I maggiori investimenti provengono da Lombardia (32% del totale), Veneto (16%), Emilia Romagna e Piemonte (12%).
In alcuni casi, come quello delle calzature, la presenza in India è nata da una parziale «ri-localizzazione» dalla Cina. La sentenza anti-dumping emessa a fine 2006 dalla Wto nei confronti di questo Paese ha penalizzato molto il mercato e a beneficiarne è stata sopratutto l’India. Che può vantare una mano d’opera più qualificata e una produzione più artigianale rispetto a quella standardizzata – e di soli materiali sintetici, anziché pelle – dei vicini asiatici. Anche se – ci tengono a spiegare le molte aziende interessante, dalle americana Nike a Adidas fino alle associate italiane di Federcalzature e Assomac – non si tratta di una vera e propria migrazione, ma del trasloco di alcune singole linee produttive, in base a esigenze di qualità e di diversificazione della produzione.
Ma nel Paese di Gandhi ci sono altre imprese del made in Italy: oltre alla presenza già radicata di Tessitura Monti e la Manifattura di Valle Brembana, la Itema-Savio (Gruppo Radici) ha aperto un’unità produttiva in Tamil Nadu. Una presenza che non serve più solo per l’export, ma anche per soddisfare i gusti sempre più occidentali del mercato interno (il Pil nel 2006 è aumentato dell’8%): negli ultimi due o tre anni, secondo i dati raccolti dall’Ice, sono sbarcate tra Mumbai e New Delhi da Armani a Valentino, da Dolce & Gabbana a Gucci.
Ma la lunga lista dei nuovi arrivi spazia in altri settori e comprende tanto nomi illustri – come Generali, Fiat, Piaggio – quanto piccole aziende leader di nicchia. Come Ags Italia (ingegneria e informatica), De Nora (elettro-chimica), Graziano trasmissioni Group, Gewiss (sistemi e componenti per le installazioni elettriche), e Maccaferri (geotecnica e controllo dell’erosione del suolo).