IL TEST DELLA CANOA SVELA I MOLTI CAPI IN AZIENDA
di Luisanna Benfatto
e Franco Vergnano
Il test della canoa che fotografa l’Italia, pubblicato domenica scorsa in questa pagina e poi ripreso dal sito www.ilsole24ore.com, ha avuto un successo insperato (che impazza anche sul web) e si è via via arricchito di commenti da parte dei lettori. La storiella circola negli uffici da tempo. Nella sfida Italia-Giappone 2-0, da un lato ci sono sette capitani e un rematore, mentre sull’altro equipaggio c’è un solo comandante e sette persone ai remi.
È una storia “classica”, e un po’ paradossale, che racchiude le peculiarità della via italiana al management: fotografa una realtà diffusa e denuncia le pecche delle organizzazioni pletoriche invece che piatte come pure il cattivo utilizzo dei consulenti e la disinvoltura nella distribuzione dei premi a chi non merita.
Il tutto è stato arricchito, oltre che dall’iniziale intervento di Marco Vitale dell’Istud («Todos caballeros») che ironizzava sulla ricca gerarchia esistente a bordo delle aziende, da un un cartone animato, da un paio di sondaggi, da un quiz e da moltissimi commenti.
Sì, avete ragione. La storia della canoa, come ha scritto Efrem Capodoglio «è vecchia ma le cose, comunque, non cambiano». Lo avevamo esplicitato anche sul Sole-24 Ore del 3 febbraio. Del resto è proprio questo lo spirito che ci aveva suggerito di riproporla, come ha notato argutamente anche Gabriella Mainardi (in buona compagnia, ad esempio con le plurime incursioni di Mlu che, insieme a Laura, pone la questione delle donne manager), plaudendo all’intervento di Marco Vitale.
I molti commenti e la valanga di persone che hanno risposto al sondaggio non lasciano adito a dubbi. Non per niente il responso di migliaia di persone ha fatto stabilizzare il risultato del sondaggio su 80 a 20 (come in verità aveva notato fin dall’inizio Carla Valletto e ha poi commentato Luigi Covatta sul Corriere della sera di venerdì 8 febbraio). Nel senso che otto persone su 10 pensano, in soldoni, pensano che le aziende italiane siano organizzate all’insegna del “todos caballeros” (e pochi ai remi), o «a tirar di lima» come nota Peppo attaccando – e sono in moltissimi – i «nullafacenti».
Grazie invece a Wolter per averci regalato lo slogan in rima: «Lo dice anche Marchionne che si vince con il Giapponne».
Siamo contenti per aver centrato il bersaglio, cioè quello di aver toccato un nervo scoperto del made in Italy che, evidentemente, ha interessato i nostri “clienti” (se vogliamo dirla in termini da top manager). E anche per aver rilanciato la storia della canoa – un classico della cultura d’impresa che circola negli uffici esattamente come il «Metodo antistronzi» del professor Robert Sutton di Stanford – ai tanti giovani che non la conoscevano ancora.
Commenta Giuseppe Bellanova: «All’Olivetti esisteva la barca olimpica (otto rematori e un capo ) e la barca Olivetti: un rematore e otto capi. La Olivetti abbiamo visto come è finita». A giro di “click” Titti risponde: «Olivetti ha fatto scuola!». Gianluca Angeli attacca invece sulla fantasia denunciando che «non ne può più della creatività». Franco Gioi suggerisce al povero rematore «di non abbattersi», Francesco G. si sofferma sulla «qualità dei capitani», mentre Furio Santoni denuncia che «nella Sanità sono tutti capi».
Ma la rete permette di andare lontano. Luigi Finelli, «immigrato in Usa» nota che «tutta l’Italia è una macchietta» e da «una Bcc del Friuli», Solidsnake si lamenta di dover «remare senza neanche un contratto sicuro».
A proposito di ragazzi. Non se ne andranno in canoa, ma con i voli low cost i tantissimi giovani che hanno commentato il confronto tra l’organizzazione aziendale italiana e quella giapponese. Ecco come Ivan, Francesco, Raffaella, Maurizio, Ada e altri hanno ritratto il nostro management, la classe politica e l’intero sistema Paese. Come uscire, si chiede Luca, da una società dove: «Tutti comandano? A 25 anni sono veramente deluso da tutto». Gli risponde Fabio: «Caro Luca, se sei giovane, hai testa e capacità, prendi la valigia che è meglio… Speriamo bene….».
Una voce in controtendenza. Filippo esprime fiducia nelle capacità dell’Italia di crescere: «Quello che deve rendere orgogliosi tutti è il comune sentirsi parte di una nazione, di agire per il miglioramento attraverso un necessario senso civico… e solo allora si potrà sperare in un vero Rinascimento». Ma la domanda ricorrente nel nostro piccolo forum improvvisato è: «Come posso esprimere il dissenso verso la casta?». Dice Mike: «Con il voto». Marco, 35 anni, padre di famiglia, lavoratore dipendente, gli risponde con sarcasmo «e come, infilando prosciutti nelle schede? Sono un po’ depresso…». Cosmo, guarda oltre confine, e indica Zapatero. Ivan rammaricato commenta: «La nostra Nazione ha perso i Valori minimi per definirsi civile…». Ma grazie a Ivan ci resta sempre l’adagio «Avanti tutta…chi si ferma è perduto». E Beatrice aggiunge: «Giovani e vecchi guardate avanti!!!».